Zangrillo. Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, torna sulla questione del “virus clinicamente morto”. Intervenendo a Cartabianca ha spiegato: “Il virus clinicamente morto, espressione sulla quale ho fatto mea culpa, probabilmente stonata nel modus ma nel significato la ribadisco. Non credo che ciò abbia indotto i vacanzieri a fare di tutto e di più”.

“Il virus clinicamente morto, espressione sulla quale ho fatto mea culpa, probabilmente stonata nel modus ma nel significato la ribadisco e poi se volete attualizziamo i numeri di oggi e vi dimostro il perché. Non credo che ciò abbia indotto i vacanzieri a fare di tutto e di più mentre il resto dell’Italia cercava di essere più controllato”. A tornare su alcune dichiarazioni che nei mesi scorsi hanno fatto molto discutere è il professore Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano. Intervenendo a “Cartabianca” in onda su Rai3, Zangrillo ha tentato di spiegare ancora una volta le sue dichiarazioni sulla questione del “virus clinicamente morto”. “Io ho sempre invocato il buon senso, se poi qualcuno va in discoteca senza mascherina e fa quello che è facile fare in un locale di divertimento senza le dovute precauzioni che io ho sempre invocato credo non sia colpa mia. Poi se volete il capro espiatorio va bene, guardiamo avanti e cerchiamo di dare dei suggerimenti attuali”, ha concluso Zangrillo nel corso del suo intervento in televisione.

Già nei giorni scorsi Alberto Zangrillo, parlando alla stampa delle condizioni di Silvio Berlusconi, suo paziente positivo al Covid-19 ricoverato in ospedale, aveva fatto un passo indietro sulle sue precedenti dichiarazioni. “Non nego che il 31 maggio, quando in una trasmissione tv dissi, sollecitato provocatoriamente, che il virus è clinicamente morto, ho usato un tono forte, probabilmente stonato, ma fotografava quello che osservavamo e che continuiamo a osservare”, aveva sottolineato il medico. Zangrillo aveva anche ricordato di non aver mai negato l’esistenza e la pericolosità del virus, ma di dire da tempo che dobbiamo convivere col Covid senza tener conto di un eventuale vaccino: “Serve rispetto delle regole ma anche distanza dall’isteria collettiva”.