Wet market, l’appello di Animal Equality: «Chiudeteli, partono da lì le epidemie che uccidono l’uomo»

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Wet Market. La mobilitazione di Animal Equality per chiedere alle Nazioni Unite di vietare i mercati in cui gli animali vengono macellati vivi. Come quello di Wuhan, dove il coronavirus si è trasferito alle persone

Li chiamano wet market, i mercati bagnati. E il nome deriva dal sangue che vi scorre. Letteralmente. Sono i mercati di animali vivi, che vengono macellati sul posto, e sono particolarmente diffusi in diverse aree del mondo, soprattutto nelle zone orientali dell’Asia. Ed è proprio in uno di questi, a Wuhan, che con tutta probabilità si è verificato lo spillover, il passaggio da specie a specie, che ha portato il virus SARS-CoV-2, che secondo gli scienziati si è sviluppato inizialmente nei pipistrelli e si è poi trasferito ad altri animali come il pangolino, ad essere aggressivo e letale anche nei confronti dell’uomo, come purtroppo la pandemia in corso sta dimostrando. L’associazione internazionale Animal Equality, che si batte per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare, ha lanciato in questi giorni una campagna mondiale per chiedere alle Nazioni Unite di vietare fin da subito l’attività di questo genere di mercati.
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