Viviana Parisi e Gioele, l’accusa dei legali: “La Procura ha impedito esami sul corpo”

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Viviana Parisi e Gioele, l’accusa dei legali: “La Procura ha impedito esami sul corpo”.

Viviana Parisi e Gioele, l’accusa dei legali: “La Procura ha impedito esami sul corpo”. I legali dei familiari di Viviana Parisi e Gioele lamentano l’impossibilità di effettuare alcuni esami sul corpo della giovane mamma in una nota scritta. “Ai nostri tecnici è stato impedito un ulteriore accertamento – spiegano – e non possono consultare video e foto, ma poi si anticipano alla stampa dettagli su un’indagine non ancora chiusa”

Secondo i legali di Daniele Mondello, marito di Viviana Parisi e padre di Gioele, la mamma che è stata trovata morta col suo bambino lo scorso agosto a Caronia, nel Messinese, vi sarebbero stati ostacoli dalla Procura su alcune analisi riguardante i corpi. “Ai nostri tecnici è stato vietato di analizzare con il laser scanner tridimensionale le superfici del corpo di Viviana Parisi – scrivono in una nota Venuti e Mondello – ci è stato quindi impedito di ricavare col massimo dettaglio i dati relativi alle micro e macro lesività del corpo della donna e di individuare l’origine e delle lacerazioni presenti nei report”. Fanno sapere inoltre che i consulenti non avrebbero potuto neppure visionare foto, video a colori e dati investigativi per “contribuire all’accertamento della verità. mentre si anticipano alla stampa conclusioni dell’inchiesta tuttora in corso in assenza delle relazioni tecnico peritali, non ancora depositate”. Alla difesa, quindi, non sarebbero fornite secondo i due avvocati le basi per il contraddittorio.

Spiegano di avere intenzione solo di accertare la verità sulla dj e su suo figlio, per cui l’iniziale ipotesi era stata quella di suicidio. Il marito Daniele Mondello è però fermamente convinto che non possa trattarsi di suicidio: ha diffuso recentemente su facebook un audio di Viviana che racconta a un’amica di famiglia in un messaggio vocale di aver passato un periodo difficile e di voler fare ulteriore appoggio alla Chiesa e alla sua famiglia. Per Mondello, la registrazione sarebbe una prova del fatto che la dj non aveva alcuna intenzione di suicidarsi. La donna, secondo le prime ricostruzioni, si era allontanata nel bosco con il figlio dopo un incidente avvenuto in una galleria della Messina-Palermo. Secondo il criminologo Carmelo Lavorino, consulente dei legali di Daniele Mondello, sulla scena del crimine non sono mai state rinvenute prove o impronte di Viviana sul traliccio. Questo indicherebbe che la donna non ha cercato di buttarsi giù e sarebbe confermato anche da come il corpo era posizionato, in modo non coerente con una caduta dall’alto. I familiari, quindi, sostengono sia stata uccisa e che la stessa sorte sia toccata a Gioele.

L’ipotesi omicidio
Per confermare la teoria del suicidio, poi, Viviana avrebbe dovuto avere i palmi delle mani ustionati: ad agosto, infatti, il traliccio è incandescente e sarebbe stato impossibile, secondo il perito, arrampicarsi senza scottarsi. Resiste poi l’interrogativo dei rovi e della vegetazione che rendevano i sentieri sui quali avrebbero dovuto allontanarsi Viviana e Gioele non percorribili a piedi. Qualcuno, secondo il tecnico, ha simulato un suicidio dopo averla uccisa.

Certezze, queste, che il consulente ha confermato dopo l’esame esterno del corpo di Viviana e dei resti del piccolo, ritrovato a circa 400 metri dal luogo in cui era la madre. Viviana riportava la frattura di 2 vertebre della colonna vertebrale e della testa del femore. Una morte, secondo i periti della procura di Patti, causata da una caduta volontaria che per Lavorino invece non vi è stata. Dopo le analisi è praticamente certo che Viviana sia caduta, ma non dal traliccio. Non si sarebbe quindi suicidata, ma avrebbe arrancato prima di morire.

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