Vigilante ucciso, la figlia Marta si laurea in Legge con 110 e lode: “Ho promesso giustizia a papà”

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Vigilante ucciso, la figlia Marta si laurea in Legge con 110 e lode.

Vigilante ucciso, la figlia Marta si laurea in Legge con 110 e lode. Si è laureata con 100 e lode in Giurisprudenza alla Federico II e una tesi in diritto penale speciale Marta Della Corte, figlia di Francesco, il vigilante di 51 anni ucciso a marzo del 2018 da tre minorenni, all’esterno della metropolitana di Piscinola. Prima della seduta scriveva: “Ho promesso giustizia a papà”.

Si è laureata con 100 e lode in Giurisprudenza alla Federico II e una tesi in diritto penale speciale Marta Della Corte, figlia di Francesco, il vigilante di 51 anni ucciso a marzo del 2018 da tre minorenni, all’esterno della metropolitana di Piscinola. Colto di sorpresa alle spalle e colpito violentemente alla testa, solo per sottrargli la pistola. Marta in tutti questi anni di dolore ha continuato a studiare con dedizione, portando a termine il desiderio di vederla laureata di suo padre, sempre orgoglioso sia di lei che del fratello Giuseppe. Significativo l’argomento scelto per la tesi, il “dolo eventuale e colpa cosciente nei delitti di omicidio”, relatore il professore Giuseppe Amarelli, che l’ha portata a studiare le tematiche della disciplina penale che purtroppo da familiare di una vittima ha dovuto conoscere nelle aule dei tribunali. Adesso Marta aspira ad iniziare la pratica forense, mentre continua assieme ai suoi familiari e all’associazionismo la battaglia per rendere giustizia al papà Franco. “Non posso credere che in questo mondo non esista  giustizia. Io l’ho promessa a papà”, ha scritto a ottobre Marta.

Franco, ucciso a 51 anni nel 2018

Intanto, lo scorso ottobre la Corte di Appello per i Minorenni di Napoli ha ridotto la pena di due anni in meno di reclusione, da 16 anni e 6 mesi a 14 anni e 6 mesi, per Luigi Carrozza, Kevin Ardis e Ciro Urgillo, i tre giovanissimi napoletani responsabili della morte della guardia giurata Francesco Della Corte, ucciso per rubargli la pistola. A determinare la riduzione, l’esclusione dell’aggravante della crudeltà, inizialmente ipotizzata per le modalità con cui fu ucciso il 51enne: fu aggredito e colpito violentemente alla testa con il piede di un tavolo di legno trovato nell’immondizia. A luglio, invece, la Corte di Cassazione aveva annullato le sentenze nei confronti dei tre giovani, che erano stati condannati in primo e in secondo grado a 16 anni e 6 mesi di reclusione; anche in quel caso la decisione aveva causato il malcontento da parte dei familiari di Della Corte. Nei processi Luigi Carrozza è stato difeso dall’avvocato Mario Covelli, Kevin Ardis da Giuseppe Musella e Ciro Urgillo da Raffaele Chiummariello e Nicola Pomponio. Avevano suscitato forti polemiche i permessi premio concessi durante il programma di recupero a uno dei tre, che durante la detenzione aveva festeggiato i 18 anni, pubblicando foto e video sui social, e aveva sostenuto un provino con una squadra di calcio.

Marta: “Non è giusto che papà non sia alla mia laurea”
Il 14 ottobre scorso Marta scriveva sul suo profili Facebook: “Caro papà, Facebook mi chiede  “ a cosa stai pensando ? “ ed io penso a te, lo faccio ogni giorno , ma oggi un po’ di più . Sono due anni che non possiamo vederti, toccarti, stringerti…ci manchi molto, sai. A volte farcela sembra veramente impossibile, perché sentiamo sulle spalle il peso di un’ingiustizia. Perché sei stato strappato alla vita. Quando ho realizzato che per colpa di tre persone che tali non possono essere definite, io non ti avrei più visto la prima cosa che ho pensato è stata ‘non è giusto’. L’ho urlato quella notte così tante volte fino a stremarmi. Non è giusto che tu non ci sarai alla mia laurea, non è giusto che tu non ci sarai a nostri matrimoni, non è giusto che tu non possa sentire più i profumi e  vedere  più i colori.  Oggi ti penso più degli altri giorni, perché oggi abbiamo scoperto che domani ci sarà l’udienza in Corte d’Appello. Dove chi ci ha fatto tanto male sarà di nuovo di fronte ad un giudice, e pensa noi l’abbiamo saputo (per caso) solo ora. Ti sentirai poco importante per queste leggi, ci sentiamo anche noi così a volte. Non possiamo credere che domani la sentenza non venga confermata, perché non possiamo credere che in questo mondo non esista  giustizia. Io te l’ho promessa. Ti ho già promesso una volta, in ospedale, che sarebbe andato tutto bene e non ho potuto mantenerla, spero di poterlo fare ora. Giustizia per Francesco Della Corte”.

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