Variante Lambda più pericolosa della Delta: tasso di mortalità più elevato, presente in 30 Paesi

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Variante Lambda più pericolosa della Delta

Variante Lambda più pericolosa della Delta: tasso di mortalità più elevato, presente in 30 Paesi. Scoperta in Perù alla fine dello scorso anno e oggi motore principale dei casi di positività nel Paese sudamericano, per gli esperti la variante Lambda rappresenta uno dei ceppi del coronavirus più minacciosi. Oltre a una trasmissibilità superiore, è associata al tasso di mortalità più elevato al mondo.

In questa fase della pandemia di COVID-19 la minaccia principale è rappresentata dalla diffusione delle varianti del coronavirus SARS-CoV-2, ovvero dei ceppi mutati dal patogeno originale/selvatico di Wuhan che hanno accumulato modifiche tali da essere più subdoli e pericolosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) divide le varianti in due categorie: le varianti di interesse (VOI), che guidano nuovi focolai ma sono ancora sotto la lente di ingrandimento degli esperti; e le varianti di preoccupazione (VOC), che presentano caratteristiche conclamate di maggiore trasmissibilità, aggressività-virulenza e/o la capacità grazie a mutazioni di fuga immunitaria di eludere almeno in parte gli anticorpi neutralizzanti, sia quelli innescati dai vaccini anti Covid che quelli di precedenti infezioni naturali. Ad oggi l’OMS riconosce quattro varianti di preoccupazione (Alfa, ex inglese; Beta, ex sudafricana, Gamma, ex brasiliana e Delta, ex seconda indiana) e sette di varianti di interesse, anch’esse nominate con le lettere dell’alfabeto greco. L’ultima a essere entrata nell’elenco ufficiale, il 14 giugno 2021, è stata la variante Lambda, precedentemente nota come C.37 (codice GISAID GR/452Q.V1) e identificata in Perù per la prima volta a dicembre dello scorso anno. Oggi è presente in 30 Paesi ed è considerata una delle varianti più minacciose in assoluto, persino più della variante Delta, divenuta dominante nel Regno Unito e in rapidissima ascesa nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.

Per comprendere la pericolosità della variante Lambda basti pensare che proprio in Perù, quando fu identificata, era presente in appena un caso ogni 200 positivi, come dichiarato dal professor Pablo Tsukayama, microbiologo molecolare presso l’università Cayetano Heredia di Lima. Già a marzo, spiega l’esperto, era già arrivata al 50 percento dei casi della capitale peruviana e oggi rappresenta oltre l’80 percento del totale. L’OMS ha recentemente confermato che l’82 percento dei positivi in Perù tra maggio e giugno aveva la variante Lambda. Questi dati indicano il maggior successo del ceppo rispetto agli altri, potenzialmente legato a una trasmissibilità sensibilmente superiore, che si sospetta essere addirittura maggiore di quella della variante Delta (a sua volta fino al 60 percento più contagiosa dei principali lignaggi in circolazione). Ma il dato più inquietante è quello relativo ai decessi. Al Perù, infatti, oggi spetta il triste primato di Paese col più alto tasso di mortalità per COVID-19, l’infezione provocata dal patogeno pandemico. In base alla mappa interattiva dell’Università Johns Hopkins, dall’inizio della pandemia in Perù si contano oltre 2 milioni di contagi e 194mila morti, con circa 400 decessi al giorno (hanno sfiorato i 900 nel picco di aprile). Se si considera che il Paese sudamericano ha una popolazione di 32 milioni di abitanti si può intuire la gravità della situazione, che è fortunatamente è in miglioramento, come si evidenzia dalle curve epidemiologiche.

A sottolineare la minaccia rappresentata dalla variante Lambda vi è un recente studio in preprint condotto da scienziati dell’Istituto di Scienze Biomediche dell’Università del Cile, che hanno collaborato con i colleghi della Clinica Santa Maria di Santiago, del Dipartimento di Epidemiologia del Ministero della Salute e di altri dipartimenti dell’ateneo cileno. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Mónica L. Acevedo del Laboratorio di Virologia Molecolare e Cellulare, hanno condotto test di neutralizzazione sfruttando il plasma di pazienti immunizzati col vaccino cinese CoronaVac, osservando che per la variante Lambda essa è risultata ridotta di 3,05 volte rispetto al ceppo selvatico del SARS-CoV-2, di 2,33 volte rispetto alla variante Gamma e di 2,03 volte rispetto alla variante Alfa. “I nostri dati mostrano per la prima volta che le mutazioni presenti nella proteina spike della variante Lambda conferiscono fuga agli anticorpi neutralizzanti e una maggiore infettività”, hanno scritto gli autori della ricerca. Va tuttavia tenuto presente che lo studio “Infectivity and immune escape of the new SARS-CoV-2 variant of interest Lambda” non è stato ancora sottoposto a revisione paritaria e dunque pubblicato su una rivista scientifica. Nonostante questi dati lo scienziato dell’OMS Jairo Méndez ha dichiarato che al momento non ci sono prove che la variante Lambda sia più aggressiva, pur ritenendo probabile un tasso di contagio più elevato.

Le caratteristiche preoccupanti della variante Lambda sono dovute alla combinazione di sette mutazioni rilevate sulla proteina S o Spike del patogeno pandemico, il “grimaldello biologico” sfruttato per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, riversare all’interno l’RNA virale e dare il via alla replicazione, che è alla base della malattia. Quella che desta maggiore interesse negli scienziati è la mutazione di fuga immunitaria L452Q, molto simile alla mutazione L452R che gli esperti ritengono essere alla base della maggiore contagiosità della variante Delta. Le altre sono G75V, T76I, del247/253, F490S, D614G e T859N. Alla luce di tutti questi dati, gli esperti ritengono che potrebbe non mancare molto alla “promozione” della variante Lambda da variante di interesse a variante di preoccupazione. Come indicato, essa è già presente in 30 Paesi, compresi il Regno Unito e l’Australia. I numeri al di fuori dell’America Latina sono ancora bassi, ma l’elevata capacità di diffusione osservata in Perù e nei Paesi limitrofi è un campanello d’allarme da non sottovalutare.
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