Vaccini, le coperture in Italia aumentano. Ecco la mappa di chi si protegge

0
A woman receives a swine flu vaccine in the eastern German city of Dresden on November 4, 2009. Tiny infants are most likely to be hospitalized with swine flu, but people over the age of 50 are most at risk of dying in hospital from the disease, US researchers said. AFP PHOTO DDP / NORBERT MILLAUER GERMANY OUT (Photo credit should read NORBERT MILLAUER/AFP/Getty Images)

I dati sono in aumento, anche nelle zone più no-vax dello Stivale

Oggi, 10 luglio, scade il termine per presentare la certificazione dei vaccininecessaria per iscrivere il proprio figlio a scuola. O meglio l’autocertificazione, come previsto da una circolare della neoministra della Salute Giulia Grillo. In questo quadro nel quale le vaccinazioni tornano ad occupare l’attualità politica, Wired è in grado di affermare che le coperture sono in aumento.

Impossibile indicare come unica causa il decreto Lorenzin, che ha introdotto l’obbligo vaccinale. Ma è un fatto che le coperture in Italia sono cresciute. Emerge dai dati che Wired è tornato a raccogliere dalle aziende sanitarie locali utilizzando il Freedom of information act (Foia). Il risultato, che fa riferimento alle coperture a 24 mesi per i nati nel 2015, è quello visualizzato in questa mappa.

I territori colorati di blu sono quelli nei quali la copertura dei vaccini supera il 95%, soglia oltre la quale scatta l’effetto gregge. Ovvero la protezione anche per chi non si è potuto vaccinare.

Quelle in rosso sono invece le zone nelle quali questo livello non è stato raggiunto.

Di default viene mostrata la situazione relativa al morbillo. Che, per via della nota bufala che lo indicava come causa dell’autismo, è considerato una sorta di cartina di tornasole della propensione delle persone a vaccinare i propri figli. Usando il filtro sopra la mappa, è possibile visualizzare la situazione relativa agli altri vaccini considerati.

Ovvero poliomielitedifterite, tetanopertosseepatite BHibparotiterosoliameningococco C e pneumococco.

I filtri RegioneProvincia e Asl permettono di zoomare su un singolo territorio. Mancano all’appello, nel senso che non hanno mai trasmesso i dati richiesti, l’Asl Roma 2, l’Asl di Pescara, l’Asp di Reggio Calabria e le Assl di Sassari e Olbia. Mentre le Ausl Toscana Nord Ovest e Sud Est non hanno inviato i dati di copertura relativi a meningococco C e pneumococco.

Ora, se si guarda al morbillo, sono diversi i territori nei quali la copertura vaccinale ha superato il 95%. Molti di più di quanto non avvenuto per la coorte di nascita 2013, oggetto della prima inchiesta Vaccini d’Italia realizzata da Wired. Per quantificare questo aumento si pensi che, per i nati nel 2013, le aree nelle quali le coperture a 24 mesi superavano il 95%coprivano il territorio di circa 150 comuni. Due anni più tardi, quest’area si estende su 1.856 comuni italiani. Ovvero quasi su uno su quattro.

Andando più nello specifico, si guardi a Rimini. Ovvero una delle province dove è più radicato il sentimento no-vax, perché è la stessa in cui ha sede il Comilva, ovvero il Comitato per la libertà vaccinale. La copertura a 24 mesiper il vaccino contro il morbillo per i nati nel 2013 era del 77,3%. Per i nati nel 2015 si è saliti all’81,6%. L’aumento, insomma, è di 4,3 punti percentuali. Da segnalare che in questa regione, prima dell’obbligo nazionale, è entrato in vigore quello deciso dalla giunta regionale per l’iscrizione agli asili nido.

Altra zona storicamente no-vax è l’Alto Adige. E anche qui, con la sola eccezione del distretto di Bressanone dove la copertura è scesa dal 67,2% al 66,5%, si registrano degli incrementi. A Merano è di 7 punti percentuali, a Brunico del 2,7%, a Bolzano di 2,8%. In questi territori l’azienda sanitaria nell’autunno scorso ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema. E probabilmente anche questo ha avuto un ruolo nell’aumento delle coperture. Per quanto, come dimostra il caso di Bressanone, la strada verso l’effetto gregge sia ancora lunga.

“Questi dati confermano ciò che ci dicono i dati neuroscientifici. Ovvero che le persone fortemente resistenti non cambiano idea, mentre buona parte di quelle esitanti sì. A parlare è Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina alla Sapienza di Roma e autore del libro Chi ha paura dei vaccini?. Il quale resta però convinto del fatto che “questi risultati sono più un effetto della comunicazione che ha anticipato la legge che della norma stessa(entrata in vigore solo a fine luglio 2017, ndr). E in questo senso sono confortanti. Ci dicono cioè che nel momento in cui si avvia una campagna di sensibilizzazione, i risultati si ottengono”.

Dopodiché, “una volta introdotto, l’obbligo ha senso lasciarlo, almeno sin quando non raggiunge l’immunità di gregge. Un meccanismo peraltro già previsto dalla legge Lorenzin”. La norma prevede infatti una verifica delle coperture per morbillo, parotite e rosolia a tre anni dall’entrata in vigore della legge. Con la possibilità di revocare l’obbligo qualora avessero superato il 95%.

Ora, “per capire se sia più importante la comunicazione o l’imposizione dell’obbligo dobbiamo attendere i dati della coorte di nascita 2016”. Quella cioè che entro fine 2018 avrà completato i cicli di vaccinazioni previsti entro i 24 mesi. A meno, certo, di novità sul piano legislativo. Al momento il governo non sembra intenzionato a modificare la norma. Ma già l’idea dell’autocertificazione costituisce un forte cambiamento: “Bisogna innanzitutto capire se chiederanno di autocertificare l’avvenuta vaccinazione o l’intenzione di vaccinare. Sono due cose ben differenti. E se la linea fosse la seconda, per quanto mi riguarda salterebbe completamente l’impianto della legge Lorenzin”. A quel punto “non saremmo più in grado di valutare la bontà dell’obbligo”.

Problema ovviamente secondario rispetto a quello di salute pubblica che si crea in un Paese nel quale vengono meno le coperture vaccinali. Per garantire le quali, Grignolio insiste, l’obbligo non è l’unica via. “Potremmo eliminarlo, mantenendolo solo come una specie di benchmark”. Stabilendo cioè delle soglie di allarme. Ovvero dei livelli di copertura sotto i quali scatta l’obbligo di vaccinare. Da determinarsi utilizzando l’indicatore R con 0, un numero che indica la capacità di un virus di diffondersi. E che dice, ad esempio, che un malato di morbillo infetta dalle 16 alle 18 persone.

Una modalità di questo tipo contribuirebbe anche a “sviluppare il senso di responsabilità della comunità. Per cui l’obbligo se lo impone la comunità stessa e non le istituzioni: se c’è immunità di gregge, non c’è obbligo. Diversamente, viene reintrodotto per le iscrizioni a scuola”. In questo modo, insiste il docente romano, “si creerebbe una competizione tra i distretti sanitari per raggiungere il 95%. Avremmo quelli virtuosi senza obbligo e quelli non virtuosi dove ci sono i Novax, che però in questa prospettiva sarebbero i responsabili della reintroduzione dell’obbligo”.

Una proposta, quella di Grignolio, che si inserisce in un quadro in cui virologi ed epidemiologi si dicono d’accordo rispetto al mantenimento dell’obbligo. Obbligo che, almeno a parole, la ministra della Salute non sembra intenzionata ad eliminare. Intanto, e questo è l’elemento più importante, le coperture hanno ripreso a salire.

 

I numeri sulle reazioni: “8 su 10 non sono gravi”

La mappa di tutte le reazioni avverse è stata presentata nel Rapporto vaccini 2017 dell’Agenzia italiana del farmaco: in 8 casi su 10 le reazioni sono “non gravi”, in linea con i dati degli anni precedenti

Una fotografia completa di tutte le reazioni avverse associate ai vaccini è appena stata scattata dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che, come ogni anno, nel Rapporto vaccini 2017, riporta tutte le segnalazioni associate alle vaccinazioni e inviate da operatori sanitari, medici e cittadini. Come negli anni precedenti, nell’80% dei casi si tratta di “reazioni non gravi”, fra cui febbre e reazioni cutanee locali. Ecco tutti i dati.

Ogni medicinale porta con sé un rischio di effetti nocivi e indesiderati, che possono essere lievi o severi e più o meno prevedibili. Per questa ragione, esiste una sorveglianza costante (qui come segnalare una reazione avversa), svolta da enti istituzionali come l’Aifa, per registrare e monitorare queste reazioni nella Rete nazionale di farmacovigilanza. A chiedere di farlo non è soltanto l’Italia. Esiste una normativa europea sulla farmacovigilanza che domanda a tutti di inserire tempestivamente effetti ritenuti sospetti ed associati all’assunzione dei farmaci.

Così, le reazioni avverse associate ai vaccini, che sono state 6.696, rappresentano una fetta pari al 16% di tutte le segnalazioni pervenute all’Aifa nel 2017. E provengono nella maggior parte dei casi (57% delle volte) da personale sanitario non medico, da medici (21,4%) e da cittadini e pazienti (13,2%).

Nel rapporto, Aifa spiega che in 8 casi su 10 si tratta di reazioni classificate come non gravi, quali: febbre, reazioni locali, reazioni cutanee generalizzate e iperpiressia (febbre oltre 39-40°)

Mentre altri effetti, meno comuni, sono stati agitazione e irritabilità, condizioni allergiche, vomito, dolore, pianto e cefalea, generalmente riportate nel foglio illustrativo del prodotto. Allergie e manifestazioni cutanee generalizzate sono state più frequenti nei vaccini non obbligatori.

Rare, invece, sono state le reazioni gravi, che includono ogni effetto clinico di rilievo, incluso il ricovero in ospedale e la mancata efficacia, ma anche decesso e invalidità. Nella maggior parte dei casi, sottolinea Aifa, si è trattato di effetti transitori, risolti poi completamente o che sono risultati “non correlabili” alla vaccinazione. Dei 10 casi di decesso segnalati, 8 risultano non correlabili al vaccino e negli altri due “il nesso di causalità risulta indeterminato” per la presenza di elementi confondenti come patologie preesistenti e episodi parainfluenzali (tutti i dati nel rapporto).

In particolare, si legge nelle conclusioni del rapporto, da tutte le analisi non è emersa nessuna problematica che possa destare allarme sullasicurezza dei vaccini. Insomma, i vaccini, dall’esavalente al tri e tetravalente, dagli antipneumococcici agli antimeningococcici, fino ai vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella ed altri, sono sicuri. Dall’analisi delle singole segnalazioni e dell’andamento complessivo, rimarca Aifa, non ci sono rischi aggiuntivi e il rapporto beneficio/rischio, una stima essenziale alla base dell’utilizzo di qualsiasi farmaco, rimane invariato (ed è favorevole rispetto all’impiego dei vaccini, uno strumento essenziale per evitare di contrarre malattie potenzialmente anche fatali).

Dopo il calo delle vaccinazioni, iniziato nel 2013, che ha fatto registrare in molti casi una copertura vaccinale inferiore al 95% (che avrebbe potuto far riemergere patologie severe, come è accaduto per il morbillo in Italia e Romania, segnala Aifa), dopo la legge del ministero della Salute del luglio 2017, si è registrato un aumento delle vaccinazioni. Il morbillo, ad esempio, di cui in Italia si sono verificate diverse epidemie negli ultimi anni, è molto contagioso e nei casi più gravi può portare al decesso, sottolinea Aifa. Nel rapporto si legge che in Italia dal 2013 al 2017 in Italia sono stati segnalati circa 10mila casi di morbillo (seconda in Europa per numero di segnalazioni di questa malattia, in base ai dati Oms) e 4 pazienti sono deceduti.

 

Articolo PrecedenteGoogle: Wsj, Ue verso multa miliardaria, sopra i 2,4 mld euro
Prossimo ArticoloMigranti: scontro dopo recupero nave Von Thalassa. Salvini: ‘Guardia costiera non può sostituirsi a libici’
Marco D'Angelo - Fotografo - Blogger - Social Influencer - Tecnico Informatico - Consulente Aziendale - Esperto in Marketing e Social Media Marketing. Progetti Passati e Presenti Nato con la passione per la musica e l'informatica. Studiato fino alla 3° Media per poi formarmi come autodidatta in marketing di cui ho 11 attestati, tra cui 1 master. Creatore del Team Renegades - Team Exas del Videogioco Hearthstone - ho portato il mio team a livello nazionale italiano, raggiungendo obbiettivi enorme in tempi brevi, il Team Renegades ha raggiunto sponsor come Redbull e Varie testate giornalistiche importanti ne hanno sempre parlato. Il Team Renegades si è poi evoluto in Team Exas, questo perchè abbiamo instaurato una collaborazione con uno dei locali più grandi del Gaming Estero. Arrivando cosi a collezionare 340 vittorie - di cui 300 primi posti e 40 secondi. Attualmente creatore di Limemagazine.eu inizialmente chiamata Multiassistenzaonline è iniziato come un Blog di informatica, per aiutare le persone sui social, e per riparare i problemi tecnici dei loro smarthphone raccogliendo cosi circa 40,000 contatti in meno di 3 mesi, per poi trasformare Multiassistenzaonline in Limemagazine.eu - ad oggi Agenzia di Marketing,News, e Webdesign che totalizza la bellezza di 180,000 lettori alla settimana e più di 40,000 contatti sui social 4 pagine facebook da 7,000 like in su una da 14,000 e 4 profili da 5,000 persone l'uno ad oggi Limemagazine.eu collabora in stetto contatto con : Google News, Virgilio, Tiscali, Ansa, Fanpage.it per le notizie, e Unconvetional Events per gli Eventi in Sardegna, Limemagazine.eu in 3 anni ha aperto varie sezioni tra cui LimeEventiSardegna - dove può vantare di aver 1,500 date importanti fatte con i propri fotografi all'interno di eventi importanti e collaborazioni come OLBIA TATTOO SHOW - GRANDE ARENA CAGLIARI - POETTO FEST - e tanti altri.