Vaccini, arriva il modello flessibile Obbligo solo quando le coperture sono al di sotto dei livelli di sicurezza

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La proposta di legge della maggioranza di modifica al decreto Lorenzin punta a modulare gli interventi in base alle realtà epidemiologiche locali. Grillo: «Il pilastro è l’anagrafe vaccinale nazionale». Rossi (Toscana): «Noi continuiamo per conto nostro»

Nel Lazio il 95% dei bambini di tre anni hanno fatto anti morbillo, parotite e rosolia, i vaccini contenuti nella cosiddetta trivalente. Si tratta di una copertura adeguata per proteggere anche i compagni non immuni. In Sicilia invece le percentuali scendono all’85,63 per cento. Potrebbe essere consentito che le due Regioni decidano di attuare politiche diverse in tema di obblighi per l’ingresso a scuola. La prima eliminandoli, la seconda mantenendoli. Si chiama flessibilità o modulazione di interventi ed è la linea tracciata dal disegno di legge parlamentare che potrebbe essere pronto per la fine del mese o slittare ad agosto.

Interventi mirati

Anche fra i membri della maggioranza nelle commissioni Affari Sociali alla Camera e Sanità in Senato, in pochi hanno letto con i loro occhi la bozza di un progetto che modificherà il decreto uscito nell’agosto del 2017 quando al ministero sedeva Beatrice Lorenzin. Da allora 10 profilassi sono necessarie per andare a scuola da 0 a 16 anni, con qualche distinguo tra nido, asilo, elementari e medie.Dell’elaborazione si sta occupando in modo stringente il ministro grillino Giulia Grillo che non ha mai nascosto l’obiettivo dei 5 Stelle in accordo con gli alleati leghisti: «Graduare l’intensità dell’obbligo nel tempo e a livello territoriale prevedendo magari interventi mirati». Il pilastro del nuovo corso dovrebbe essere la persuasione dei genitori.

Anagrafi diverse

Già frammentata in 21 sistemi sanitari regionali, l’Italia potrebbe dunque essere ulteriormente divisa in zone di obbligo e non obbligo per questo e quel vaccino. Un modello senza precedenti al mondo, ma bisognerà leggere i dettagli per comprendere i meccanismi di attuazione. Altro fondamento della legge, l’anagrafe vaccinale nazionale già disegnata nel decreto attuale ma non realizzata. Un unico contenitore di dati inviati dalle anagrafi regionali. Ed è qui il problema. Una parte di questi sistemi sono incompleti, oppure non esistono per niente, oppure funzionano con software differenti, oppure hanno diverse modalità di raccolta dei numeri.

Legge duratura

Esempi. In Calabria sono partiti nel 2017 e stanno inserendo solo i nuovi nati, non i bambini degli anni precedenti. Manca il personale per fare il lavoro. In Puglia, Taranto registra i nati dall’81-82, le altre provincie hanno cominciato dopo dunque hanno in memoria la storia vaccinale dei bambini dal 97 in poi. «L’idea è avere una legge che possa valere negli anni in base alle esigenze epidemiologiche e per questo flessibile, dice il presidente della Commissione Sanità Pierpaolo Sileri. Al momento resta valido il principio dell’obbligatorietà. La circolare di inizio luglio del ministero (che punta sull’autocertificazione e non rende necessaria la consegna dei certificati vaccinali) non lo ha abolito». «L’idea di graduale l’obbligatorietà è vicina al modello in atto con successo in Veneto da 10 anni», approva il governatore leghista Luca Zaia.

No di Rossi

In Toscana il presidente Enrico Rossi (Articolo 1) è contrario: «Non c’è ragione di cambiare, è un errore grossolano specie se nasce da pregiudizi ideologici senza fondamento scientifico. Non torniamo indietro tanto più che noi siamo organizzati ottimamente grazie ad una anagrafe regionale cui possono accedere anche i dirigenti scolastici e già prima offrivamo undici vaccini gratuiti. I genitori hanno la vita semplificata. Il decreto Lorenzin ci ha dato una mano e abbiamo guadagnato diversi punti nelle coperture. Intendiamo migliorare ancora. Voltare pagina significherebbe disorientarli».La Società italiana malattie infettive (Simit) cita il caso Giappone. Il Paese era stato dichiarato libero dal morbillo nel 2015, a maggio un viaggiatore straniero malato ha fatto ripartire un’epidemia con oltre 160 casi.

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