Vaccinati e guariti da Covid possono trasmettere il coronavirus anche da asintomatici

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Vaccinati e guariti da Covid possono trasmettere il coronavirus anche da asintomatici.

Vaccinati e guariti da Covid possono trasmettere il coronavirus anche da asintomatici. Diversi studi hanno rilevato tra l’1 e il 10 percento di reinfezioni da coronavirus SARS-CoV-2 in soggetti immunizzati, sia dai vaccini anti Covid che da una precedente infezione naturale. Benché nella stragrande maggioranza dei casi si tratti di asintomatici, c’è comunque il rischio che possano diffondere il virus nella comunità. Per questa ragione gli esperti sottolineano l’importanza di accelerare la campagna vaccinale e di rispettare le norme anti contagio, fino a quando una fetta significativa della popolazione non sarà immunizzata.

Come dimostrato dai risultati degli studi clinici, l’efficacia dei vaccini anti Covid approvati per l’uso di emergenza dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) è variabile: benché i freddi numeri non siano confrontabili per molteplici ragioni, si spazia infatti dal 66 percento del monodose di Johnson & Johnson al 95 percento circa dei vaccini a RNA messaggero di Pfizer-BioNTech e Moderna-NIAID. Questa efficacia si riferisce alla protezione dai sintomi della COVID-19. Ciò significa che una quota di vaccinati non solo può sviluppare i sintomi tipici dell’infezione, ma in parte può infettarsi restando asintomatica. Fortunatamente la protezione dei vaccini è praticamente totale contro il rischio di ricovero e morte, tuttavia i vaccinati (e i guariti) che si contagiano possono ancora diffonder il virus nella comunità. Poiché siamo ancora molto lontani dall’agognata immunità di gregge, che in realtà potremmo non raggiungere mai, il rischio che il coronavirus possa raggiungere persone non protette e quindi a rischio di complicazioni potenzialmente fatali è ancora elevato. È per questa ragione che fino a quando non sarà vaccinata la maggior parte delle persone sarà fondamentale continuare a rispettare il distanziamento sociale e a indossare la mascherina.

Secondo diverse indagini citate dal quotidiano spagnolo El Pais, casi di infezioni si sono registrate tra l’1 e il 10 percento delle persone che erano state già immunizzate, “a seconda del momento, del gruppo, del luogo di ricerca e del programma di vaccinazione”. Nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di persone sì positive al tampone molecolare, ma asintomatiche, grazie allo scudo immunitario garantito dalla vaccinazione o dall’immunità innescata da una precedente infezione naturale. Questi pazienti, come sottolineato dal professor Guillermo López Lluch, docente di Biologia cellulare presso l’Università Pablo de Olavide (UPO), per un certo periodo di tempo possono continuare ad avere il virus nel proprio organismo e trasmetterlo alle altre persone, rappresentando un rischio per chi non è vaccinato. In base alla mappa delle vaccinazioni di Our World in Data, alla data odierna in Italia sono state somministrate 32,4 milioni di dosi di vaccino anti Covid, ma soltanto 10,9 milioni di persone hanno l’immunità completa (pari al 18,1 percento della popolazione totale).

Lo studio “SARS-CoV-2 Infection after Vaccination in Health Care Workers in California” pubblicato sull’autorevole rivista scientifica The New England Journal of Medicine ha rilevato infezioni nell’1,19 percento degli operatori sanitari vccinati dell’Università della California di San Diego e nello 0,97 percento di quelli dell’Università della California di Los Angeles: tutti ricevuto l’mRNA-12731 di Moderna-NIAID o il Comirnaty di Pfizer-BioNTech. Conclusioni analoghe sono state riportate nell’articolo “COVID reinfections are unusual — but could still help the virus to spread” pubblicato su Nature e nell’articolo “What we know about covid-19 reinfection so far” sul British Medical Journal. C’è dunque una certa percentuale di vaccinati e guariti principalmente asintomatici che può continuare a diffondere il virus e, in un contesto di copertura vaccinale ancora limitata, può rappresentare un problema da non sottovalutare. “È molto probabile che i casi siano più numerosi di quelli rilevati, poiché, nella maggior parte dei casi, non producono sintomi e, quindi, queste persone, che sono considerate immunizzate, non fanno il test PCR”, ha dichiarato a El Pais il direttore del Nevada Public Health Laboratory Mark Pandori.

Il professor Lluch ha affermato che un ulteriore problema può essere rappresentato dalle varianti di preoccupazione caratterizzate da una maggiore trasmissibilità, come ad esempio la variante inglese B.1.17 e la seconda variante indiana (che avrebbe una contagiosità del 50-60 percento superiore alla prima). Il virus potrebbe avvantaggiarsi di queste mutazioni per continuare a circolare agevolmente tra la popolazione, anche tra chi è immunizzato. Va inoltre tenuto presente che alcuni studi hanno rilevato diversi casi di reinfezione tra i giovani; un’indagine su 200 marines, ad esempio, ha trovato il 10 percento di reinfettati dopo un’infezione naturale, così come la ricerca “SARS-CoV-2 seropositivity and subsequent infection risk in healthy young adults: a prospective cohort study” pubblicata su The Lancet. Poiché le fasce più giovani saranno tra le ultime fasce a essere vaccinate, gli scienziati raccomandano estrema cautela nell’eliminare misure anti contagio come le mascherine e il distanziamento, almeno fino a quando non sarà immunizzata una percentuale significativa della popolazione.

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