Entro cinque anni gli scienziati dell’Università Tecnologica di Eindhoven (Paesi Bassi) metteranno a punto un prototipo funzionante di utero artificiale, una super incubatrice che dovrebbe offrire risultati rivoluzionari. Il bimbo prematuro verrà infatti immerso in un liquido e alimentato e ossigenato attraverso il cordone ombelicale, come nel grembo materno. I ircercatori hanno ricevuto circa 3 milioni di euro dalla UE per preparare il macchinario.

Un utero artificiale in grado di far sopravvivere bambini nati prematuri anche prima della 22esima settimana (ovvero 5 mesi e mezzo) potrebbe essere messo a punto entro i prossimi 5 anni. Gli scienziati dell’Università Tecnologica di Eindhoven (Paesi Bassi) che stanno lavorando al progetto da anni, infatti, riceveranno una sovvenzione di circa 3 milioni di Euro da parte dell’Unione Europea, grazie al programma di finanziamento Horizon 2020. L’obiettivo è appunto quello di sviluppare il rivoluzionario macchinario entro un quinquennio, e renderlo così disponibile per cliniche e ospedali.

L’utero artificiale, come specificato dal leader del progetto Guid Oei, professore presso l’ateneo olandese e ginecologo del centro medico Maxima, sarebbe molto diverso dalle attuali incubatrici, e potenzialmente rivoluzionario. Uno dei problemi principali delle moderne incubatrici con i bimbi molto prematuri risiede nel fatto che questi ultimi non hanno ancora polmoni, intestino e altri organi ben sviluppati, dunque fornire ossigeno e nutrienti può essere molto problematico per loro. Non è un caso che, secondo i dati dell’organizzazione britannica Tommy’s, la sopravvivenza dei bimbi nati prima della 22esima settimana sia pari a 0; alla 22esima settimana del 10 percento; alla 24esima del 60 percento e alla 27esima dell’89 percento, fino a raggiungere le stesse probabilità di una gestazione normale alla 34esima. Questa progressione è legata proprio al fatto che maggiore è il tempo trascorso nel grembo della madre e meglio sviluppati sono gli organi.

Per rivoluzionare il concetto di incubatrice, Guid Oei e colleghi vogliono realizzare un vero e proprio utero artificiale, all’interno del quale il bimbo prematuro viene immerso in un liquido e alimentato e ossigenato attraverso il cordone ombelicale. Il macchinario sarebbe arricchito da sensori in grado di simulare al 100 percento l’esperienza all’interno del vero utero, includendo anche il suono del battito cardiaco della madre. Oei ha dichiarato al quotidiano britannico Guardian che ogni anno muoiono nel mondo un milione di bimbi nati prematuramente, e quelli che sopravvivono vanno spesso incontro a numerose problematiche fisiche e psicologiche. Con l’utero artificiale in progettazione presso l’ateneo olandese queste statistiche potrebbero diventare solo un lontano ricordo. Del resto gli scienziati dell’Ospedale pediatrico di Filadelfia hanno già messo a punto un utero artificiale chiamato “biobag” all’interno del quale sono stati fatti crescere e nascere agnellini con un’età equivalente alla 23esima settimana nell’uomo.

Benché l’utero artificiale possa essere uno strumento rivoluzionario, non si possono sottovalutare le implicazioni etiche dello stesso, dato che di fatto si sostituisce la gestazione naturale con una controllata dall’uomo. Il problema principale deriva dal fatto che la legge fa una distinzione netta tra feto e bambino, dunque la gestione di eventuali problematiche, come la possibilità di spegnere le incubatrici, deve essere opportunamente regolata prima che l’utero artificiale diventi una realtà.