Una vittima dei carabinieri di Piacenza. Il tre aprile l’uomo venne arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti: del chilo e mezzo di marijuana che i carabinieri gli trovarono e sequestrarono nella casa dove abitava con i genitori, poco fuori Piacenza, Montella ne trattenne 362 grammi – pesandoli in farmacia per essere più preciso – consegnandoli poi a due suoi pusher di fiducia.

Erano entrati nella sua casa per perquisirlo in cerca di sostanze stupefacenti, ma quell’operazione si era ben presto trasformata in un incubo: i tre carabinieri della caserma Levante infatti non si erano limitati a cercare della droga ma l’avevano schiaffeggiato, arrivando anche ad aggredire sua madre strattonandola. Il più violento del gruppo dei militari era proprio Peppe Montella. A denunciare l’accaduto è stata una delle quattro persone che, secondo la procura di Piacenza, sono state arrestate illegalmente dai militari della stazione piacentina. Fu proprio lui il primo dei quattro a parlare di quanto accaduto e sollevare il vero sul sistema di abusi commessi dagli uomini in divisa.

Era lo scorso tre aprile quando l’uomo venne arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti: del chilo e mezzo di marijuana che i carabinieri gli trovarono e sequestrarono nella casa dove abitava con i genitori, poco fuori Piacenza, Montella ne trattenne 362 grammi – pesandoli in farmacia per essere più preciso – consegnandoli poi a due suoi pusher di fiducia con l’incarico di rivenderla, secondo quanto ricostruito dagli atti dell’indagine. Secondo gli inquirenti l’arresto dell’uomo “conferma il modus operandi” dei carabinieri della Levante: eseguito grazie a un informatore, aveva la “finalità principale” di “avvantaggiare il sodalizio criminale” di cui Montella faceva parte e di “eliminare la concorrenza di uno spacciatore”.

Stando a quanto accertato quel 3 aprile Giuseppe Montella, Giacomo Falanga e Salvatore Cappellano sono andati a prelevare l’uomo al lavoro. “Poi mi hanno portato a casa in manette – racconta lui all’Adnkronos -. Io per prima cosa ho detto loro che volevo un avvocato e di farmi vedere il mandato di perquisizione, ma loro mi hanno risposto che non ce n’era bisogno”. Per cercare la droga nell’appartamento “hanno spaccato tutto”, dai cassetti ai cristalli dei quadri. Ma, soprattutto, dal racconto dell’uomo emerge quella che nell’ordinanza di custodia cautelare viene definita la “violenza verbale e fisica immancabilmente utilizzata” dai carabinieri: “Montella ha strattonato mia mamma, poi le ha impedito di andare in bagno e anche di portarmi un bicchiere d’acqua – prosegue -. Mio padre, invece, è cardiopatico, e io l’ho detto subito ai carabinieri, chiedendogli di comportarsi bene. Ma loro niente, umanità zero”. L’anziano effettivamente ebbe un malore durante la perquisizione: “Gli hanno messo pressione, continuavano a chiedergli dove fosse la roba e a dirgli che ci avrebbero mandato i cani in casa”. Dopo il ritrovamento della marijuana, prosegue il diretto interessato, “Montella mi ha dato un paio di schiaffi. Ma io cosa dovevo dire? Mi stavano portando dentro, se anche lo avessi detto al giudice pensi che mi avrebbe creduto? Loro sono le forze dell’ordine, tu sei il delinquente. Ti arrestano e ti prendi quattro o cinque sberle, è quasi una prassi, non ci scappi. Almeno qua a Piacenza è così”.

Secondo l’uomo, Montella e i colleghi “non sono ‘mele marce’, è tutto il cesto che è marcio”. Diverso, tuttavia, il comportamento tenuto nei suoi confronti dai militari della caserma centrale di via Beverora, dove lui ha trascorso tre giorni in cella di sicurezza dopo l’arresto: “Ho trovato persone squisite, sono stato trattato con i guanti. Mi hanno anche chiesto se fossi cattolico o musulmano per rispettare la mia dieta. Invece alla Levante ci sono stato solo due ore e quando ho chiesto acqua e zucchero mi è stato risposto di no, perché dovevo soffrire”.