Una reazione allergica grave ogni 100mila dosi di vaccino anti COVID: primi dati sulle vaccinazioni

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Una reazione allergica grave ogni 100mila dosi di vaccino anti COVID.

Una reazione allergica grave ogni 100mila dosi di vaccino anti COVID. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) americani hanno annunciato che tra le circa 1,9 milioni di dosi di vaccino anti COVID di Pfizer somministrate tra il 14 e il 23 dicembre 2020 sono stati registrati 21 casi di anafilassi, una reazione allergica grave. Il tasso rilevato è di una su 100mila iniezioni, circa 10 volte superiore a quello del vaccino antinfluenzale, ma è considerato comunque estremamente basso. 17 pazienti su 21 avevano una storia di allergie pregresse.

La campagna vaccinale contro il coronavirus SARS-CoV-2 è cominciata da alcune settimane, e iniziano a essere disponibili anche i primi dati ufficiali relativi alle reazioni allergiche gravi innescate dalle preparazioni, al momento approvate per l’uso di emergenza. Si tratta fortunatamente di eventi estremamente rari, come del resto appurato durante la sperimentazione clinica che ha coinvolto un numero considerevole di partecipanti. Ciò nonostante le informazioni diffuse dai Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) indicano una reattogenicità superiore rispetto a quella dei comuni vaccini antinfluenzali, come del resto avevano rilevato alcuni esperti in seno a un editoriale pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Science.

Durante una conferenza stampa dei CDC, la dottoressa Nancy Messonnier ha affermato tra il 14 e il 23 dicembre 2020 negli Stati Uniti sono stati registrati 21 casi di anafilassi – una reazione allergica acuta e potenzialmente pericolosa per la vita – per un totale di 1,8 milioni di somministrazioni del vaccino anti COVID di Pfizer. “Si tratta in media di un tasso di 11,1 casi di anafilassi per un milione di dosi somministrate”, ha spiegato la funzionaria. È un dato assai significativo, tenendo presente che il tasso di anafilassi per un comune vaccino antinfluenzale è di 1,3, ovvero dieci volte inferiore. Se infatti si verifica circa un caso ogni milione di somministrazioni col vaccino contro l’influenza, con i vaccini anti COVID a mRNA (RNA messaggero) – e nello specifico quello di Pfizer, preso in esame dai CDC – il tasso è di circa uno ogni centomila, dunque sensibilmente superiore, sebbene comunque decisamente raro, come sottolineato dagli esperti. Si ritiene che per quello di Moderna sia circa lo stesso, tenendo presente che si basa sulla medesima tecnologia.

I 21 casi di anafilassi registrati tra il 14 e il 23 dicembre si sono verificati in una fascia di età compresa tra i 27 e i 60 anni (età media 40 anni), e nella stragrande maggioranza dei casi (19 su 21, il 90 percento) si trattava di donne. 17 pazienti avevano una storia documentata di reazioni allergiche, a farmaci, veleno di insetti, alimenti e così via. I sintomi dell’anafilassi sono sorti in media 13 minuti dopo l’iniezione, ma il range andava dai 2 minuti ai 150 minuti. Ricordiamo che dopo le vaccinazioni si deve rispettare un periodo di osservazione (compreso tra 15 e 30 minuti) durante il quale i medici monitorano i pazienti, proprio nel caso in cui dovessero manifestarsi reazioni allergiche. Le reazioni anafilattiche al vaccino anti COVID hanno determinato orticaria, gonfiore di labbra e lingua, difficoltà respiratorie, nausea e altre condizioni. Nel 19 percento dei casi i pazienti sono stati ricoverati, dei quali tre in terapia intensiva (gli altri sono stati trasferiti al pronto soccorso, tranne uno). Nessuno è deceduto; i medici, infatti, sono pronti a trattare l’anafilassi con farmaci ad hoc, come ad esempio l’adrenalina, che in questo caso è stata somministrata a tutti tranne che a due.

Secondo gli esperti la maggiore reattogenicità dei vaccini anti COVID a mRNA risiede nelle nanoparticelle lipidiche a base di polietilenglicole (PEG), all’interno delle quali viene inserita l’informazione genetica della proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, grazie alla quale viene determinata l’immunità. Come dichiarato a Science dalla professoressa Drew Weissman, immunologa presso l’Università della Pennsylvania, si sospetta che le responsabili siano le nanoparticelle poiché determinano questa reazione negli animali anche quando non sono “caricate” con l’RNA messaggero. “Vediamo la produzione, nel muscolo, di mediatori infiammatori che causano dolore, arrossamento, gonfiore, febbre, sintomi simil-influenzali”, ha specificato l’esperta. Le principali autorità sanitarie raccomandano di evitare la vaccinazione nei soggetti allergici agli eccipienti contenuti nei vaccini (qui la lista degli “ingredienti” dei vaccini di Moderna e Pfizer), mentre tutti gli altri devono consultare un medico/allergologo sulla base della propria storia.

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