Francesco Vangeli, 26anni, è stato ucciso il 9 ottobre 2018 e gettato nel fiume Mesima, in provincia di Vibo Valentia. Secondo le ipotesi investigative il ragazzo sarebbe stato attirato in trappola dal rivale in amore, Antonio Prostamo, esponente della ‘ndrangheta locale. La famiglia: “Fateci ritrovare almeno il corpo”.

“Non vogliamo che il suo sia l’ennesimo caso di “lupara bianca” del nostro territorio”. A un anno dall’omicidio di Francesco Vangeli, il 26enne di Scaliti Filandari (Vibo Balentia) ucciso e gettato nel Mesima in un sacco di plastica, l’associazione Libera ha condiviso un appello. “Non vogliamo che il suo sia l’ennesimo caso di “lupara bianca” in un territorio dove donne e giovani scompaiono nel nulla per dare un segnale a tutti: non solo l’eliminazione fisica, ma anche quella morale, del ricordo, tramite l’occultamento del cadavere. Un ricordo che noi, invece, vogliamo mantenere vivo affinché casi del genere, finalmente, non si verifichino mai più”.

I fatti risalgono alla sera del 9 ottobre 2018, quando il 26enne è uscito di casa per andare a un appuntamento con Antonio Prostamo, ritenuto un esponente di spicco della ndrangheta locale. Vangeli, che era convinto si trattasse di un appuntamento di lavoro per prendere la commessa di un tavolino in ferro battuto, si è invece ritrovato vittima di un’imboscata, ordita, secondo le ipotesi degli inquirenti per punire Francesco di avere una storia con una ragazza che Prostamo aveva frequentato. Si ritiene che l’omicidio sia avvenuto la sera stessa. L’11 luglio scorso i carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia hanno eseguito il fermo di Antonio Prostamo e di suo fratello Giuseppe. Il Tribunale del Riesame, a inizio settembre, ha confermato il carcere per entrambi.

“Un anno di dolore – ha scritto su Facebook Elsa Tavella, madre di Francesco – tristezza, solitudine, rimpianti e tantissimi ricordi che ti opprimono la mente.  Sì Francesco, è da un anno che non sento più la tua voce e non riesco a togliermi quel tuo sorriso, quegli occhi che brillavano di gioia. Un sorriso che, purtroppo, è durato poco, anzi: niente. La tua vita è stata breve, perché questi maledetti hanno deciso di strapparti dalla nostra famiglia e l’hanno fatto nel peggiore dei modi, macchiandosi di un delitto così atroce. Purtroppo, chi diceva di amarti ti ha portato alla morte. Quanto dolore nel mio cuore, vorrei svegliarmi e poter dire che non è così. Purtroppo, però, è una triste verità. Nessuna mamma dovrebbe passare ciò che sto passando io, nessuna. È un dolore troppo grande, pesante come un macigno. Avrei sperato che, chi si è macchiato di questo delitto, mi restituisse quantomeno il corpo, ma sono così vigliacchi che non hanno il coraggio di fare una buona azione. La mia vita, da quel giorno, non è più la stessa e convivere con questo peso non è facile, ma non posso arrendermi, perché finché avrò respiro combatterò per te, finché giustizia non sarà fatta”.