Uccise il figlio durante una lite e condannato a 14 anni, resta libero. Resta libero Antonio Napodano, l’uomo che nel 2016 uccise il figlio a coltellate al termine di una violenta lite. Condannato a 14 anni, resterà in libertà fino a sentenza definitiva: viene considerato “non pericoloso”, ha sempre sostenuto di non aver voluto uccidere il figlio, ferito a coltellate e morto 15 giorni dopo in ospedale.

Condannato a 14 anni per l’omicidio del figlio, resta libero in attesa del verdetto definitivo perché considerato non pericoloso. La vicenda riguarda i fatti di cronaca avvenuti nel settembre 2016, quando Antonio Napodano, 61 anni all’epoca, uccise il figlio Giuseppe di 40 al termine di una violenta lite avvenuta tra padre e figlio: due le coltellate fatali, poi l’inutile corsa in ospedale a Castellammare di Stabia prima ed a quello di Caserta poi, dove però per il 40enne non ci fu nulla da fare.

L’omicidio di Giuseppe Napodano nel settembre 2016

Tutto accadde il 4 settembre 2016 a Castellammare di Stabia, nel Napoletano: Antonio Napodano, 61 anni, ha una violenta lite con il figlio Giuseppe, 40 anni, dopo avergli detto di volersi risposare. Il 40enne, che era ai domiciliari per alcuni piccoli precedenti di polizia, si sarebbe infuriato a tal punto da aggredire il padre con una mazza da baseball, come spiegato dallo stesso Antonio. Che a quel punto lo accoltella: due volte, al fianco e alla regione scapolare destra. Poi la corsa al San Leonardo di Castellammare di Stabia ed il successivo trasferimento all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, dove il 40enne poi morì per le ferite riportate nel giro di due settimane.

La condanna a 14 anni
Per questo omicidio, Antonio Napodano è stato condannato a 14 anni di carcere, ma per il giudice l’uomo non è considerato pericoloso e dunque può restare libero in attesa del verdetto definitivo, come spiegato dal quotidiano “il Mattino”. Nessuna misura cautelare in carcere per lui, che può restare dunque in libertà fino all’ultimo grado di giudizio. L’uomo ha sempre spiegato di non volerlo ucciderlo, ma che il tutto fosse nato dopo la violenta lite degenerata prima in uno scontro fisico e poi nel ferimento del figlio, che gli è costato però la vita. La mazza da baseball usata dal giovane venne poi ritrovata sul luogo dell’omicidio, nel Rione Savorito a poca distanza dalla statua di Padre Pio dove avvenne il tutto.