Torri Gemelle, 19 anni dopo. Una tragedia che ha cambiato la storia del mondo. Impossibile dimenticare. Sono passati 19 anni dall’11 settembre 2001, quando due aerei dirottati da alcuni terroristi di Al Qaeda si schiantarono contro le Twin Towers del World Trade Center, a New York. Il bilancio fu drammatico: 6000 feriti e 2996 morti. “Mio zio Walwyn è stato una delle vittime”, racconta Tamlyn, 26enne statunitense. “Era un poliziotto di soli 29 anni, con una figlia appena nata”.

“L’11 settembre 2001 avevo sette anni. Mio zio Walwyn quel giorno è morto nelle Twin Towers”, ricorda Tamlyn Smith, 26enne statunitense. “La cosa che più mi è rimasta impressa nella memoria è lo squillo angosciante del telefono di casa nostra che non smetteva più di suonare”. Sono ormai passati 19 anni dall’attentato che cambiò la storia, lasciando il mondo intero senza fiato e con lo sguardo attonito incollato alla televisione, dove ogni singolo canale era monopolizzato dalla stessa notizia: a New York, due aerei dirottati da alcuni terroristi di Al Qaeda avevano colpito le Twin Towers del complesso di edifici World Trade Center.

Dopo giorni passati in un susseguirsi di immagini che ritraevano fumo, polvere e devastazione arrivò anche il drammatico bilancio: 6000 feriti, 2996 morti, di cui 373 Vigili del fuoco e 71 poliziotti. Tra quegli agenti c’era anche il cugino della madre di Tamlyn, Walwyn, che lei però ha sempre chiamato ‘zio’.
“Aveva solo 29 anni”. “Viveva a Brooklyn con la moglie e la figlia appena nata, Amanda, che adesso va al college. Sembra incredibile che siano passati tanti anni”.

Quando è successo Tamlyn era solo una bambina e abitava con la famiglia a Milford, nel Connecticut. Adesso, 19 anni dopo, vive e studia a Londra ma non ha mai dimenticato quella terribile giornata di settembre.
“Era un bravissimo poliziotto. Lavorava nel New Jersey ma dopo che, alle 8.46 del mattino, la Torre Nord è stata colpita dal primo aereo, moltissimi agenti degli Stati vicini sono stati chiamati per aiutare nelle operazioni di soccorso. Walwyn arrivato sul posto quasi subito. Senza pensarci un attimo, è entrato nell’edificio per far evacuare le persone che si trovavano ancora dentro e, da lì, non è più uscito. Subito dopo, verso le 9, il secondo aereo si è schiantato contro la Torre Sud. Lui è una delle 24 persone di cui non si sono mai ritrovati i resti ma il suo nome è inciso insieme agli altri sul memoriale del World Trade Center. Mia madre va spesso lì”.

“Mio zio e mia madre erano molto legati. Non ricordo l’esatto momento in cui lei mi ha raccontato quello che era successo. E’ stata tutto il giorno al telefono a parlare con amici e parenti. Tutti volevano assicurarsi che i propri cari non fossero a New York quella mattina. Due giorni dopo siamo andati a trovare la famiglia di Walwyn a Brooklyn. Lì non erano arrivate le polveri e il fumo del disastro ma erano tutti paralizzati dal terrore che ci fosse un altro attentato. Non lo dimenticherò mai”.