Per la morte di Riccardo Festari, il pensionato veneto morto suicida sabato scorso, la Procura di Venezia ha deciso di aprire un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di omicidio colposo. Per amici e parenti era angosciato dal dover abbandonare la casa di edilizia popolare ma per l’Ente gestore non rischiava lo sfratto.

La Procura di Venezia ha deciso di aprire un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di omicidio colposo riguardo alla morte di Riccardo Festari, il pensionato veneto morto suicida sabato scorso dopo essersi lanciato nel vuoto dal suo appartamento al terzo piano di un palazzo di edilizia popolare in calle delle Terese, a Venezia. Al momento il fascicolo è a carico di ignoti e non vede persone indagate ma a far scattare l’inchiesta probabilmente sono le accuse  da parte di famigliari e amici secondo i quali il pensionato si sarebbe tolto la vita in quanto ossessionato dal possibile sfratto. L’uomo di 76 anni, messo comunale in pensione con moglie e due figlie, si è tolto la vita nella mattinata del 25 gennaio quando, approfittando del fatto di essere da solo in casa, si è lasciato cadere precipitando poco lontano da un campetto dove alcuni ragazzi stavano giocando a basket.

“Viveva l’angoscia di dover abbandonare la casa. Era stato in cura più volte, io stesso avevo chiamato in Psichiatria raccontandogli di quel che mi diceva quando ci vedevamo, e cercavo di distrarlo” ha raccontato Renato Boraso, assessore alla Mobilità e al Patrimonio ma sopratutto amico della vittima. Boraso ha puntato il dito contro una lettera inviata dall’Ater (l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) per aggiornare i condomini  sulle nuove normative per gli inquilini delle case popolari. “Non so se avesse già problemi degenerativi ma non era mai stato così prima di quella lettera” ha spiegato l’assessore al Gazzettino. Tutto ruota attorno al limite Isee per abitare in quei palazzi e che la regione inizialmente voleva fissare a ventimila euro, limite che lo avrebbe escluso. Già c’era stato un passo indietro ma secondo Boraso “lo sfratto pendeva ancora sulla testa di Riccardo e delle altre persone nella sua situazione”.

Una ricostruzione però smentita da Ater secondo cui “Riccardo Festari non rischiava lo sfratto”. “Era un inquilino modello nonché collaboratore attivo dell’Ater, in quanto responsabile dell’autogestione denominata Jolanda a Santa Marta, il condominio in cui abitava. Festari, per oltre 10 anni, è stato il rappresentante degli inquilini, nominato formalmente responsabile dell’autogestione per l’Ater di Venezia, quindi interlocutore dell’Azienda per le spese comuni del condominio, criticità e situazioni particolari all’interno del palazzo. Proprio a fronte di questo incarico, sempre ricoperto con diligenza, preparazione e disponibilità ,Festari non poteva non conoscere i cambiamenti in corso riguardo alla normativa regionale sugli alloggi pubblici, quindi sulle sue recenti modifiche con l’innalzamento della soglia Isee” hanno spiegato in una nota che aggiunge: “Motivo questo, che rende poco verosimile una presunta preoccupazione dell’uomo in merito ad un sfratto che di fatto non esisteva, perché nessuna procedura è stata aperta, né si sarebbe aperta in futuro”.