Salvini: «Giù la casa abusiva nel campo sinti». Gli sgomberi forzati e i costi della politica dei campi: 82 milioni

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A Carmagnola (Torino), dove amministra la Lega, è stata abbattuta una casa abusiva in un campo Sinti non autorizzato. Dalle parole ai fatti. Prima gli italiani». È questo il messaggio lanciato con un tweet dal vicepremier, ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini.

 

Mentre impazzano le polemiche sulla proposta del censimento dei rom, poi derubricata a monitoraggio, Salvini alza di nuovo il tiro. E in Parlamento arriva la prima interrogazione parlamentare – prima firmataria Monica Cirinnà e sottoscritta da altri 28 senatori del Pd – per chiedere a Salvini di smetterla «di istigare alla violenza e alla discriminazione e faccia sapere cosa intende fare per garantire la sicurezza dei cittadini, l’ordine pubblico e la libertà d’espressione perchè tutto va in direzione assolutamente opposta». Roberto Speranza (Leu) promette una denuncia contro Matteo Salvini per istigazione all’odio razziale.

La stima del Consiglio d’Europa: 120-180mila in Italia
Non ci sono numeri certi sulla popolazione rom. Il Consiglio d’Europa stima che in Italia ce ne siano fra i 120 e i 180mila. Secondo la mappatura contenuta nel Report 2017 dell’Associazione 21 aprile ci sarebbero circa 26mila persone rom e sinti che vivono in emergenza abitativa: in baraccopoli, microinsediamenti e in centri di raccolta rom

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I centri di accoglienza per soli rom
Ma dove vivono i rom? Il primo centro di accoglienza per soli rom è nato nel 2005 a Napoli, all’ex scuola “Grazia Deledda”. L’obiettivo era alloggiare alcune famiglie rom residenti in un insediamento informale nel quartiere di Fuorigrotta. Il secondo arriva nel novembre 2009 a Roma: è il primo centro di accoglienza monoetnico all’interno di alcuni capannoni industriali lungo la via Salaria. Lì arrivano una novantina di persone rom sgomberate nei giorni precedenti da un insediamento informale nella zona della via Casilina. Tre anni dopo, nell’aprile 2012, nasce a Milano in via Barzaghi il primo Centro di emergenza sociale, riservato ai rom romeni sgomberati dall’insediamento di via Sacile. In pratica sono baraccopoli istituzionali che poi hanno progressivamente chiuso per gli alti costi di gestione e le denunce di organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Alla fine 2017. secon do il Report 2017 dell’Associazione 21 aprile, in Italia risultavano ancora attivi due centri di accoglienza riservati alle comunità rom: uno a Napoli e l’altro a Guastalla (Reggio Emilia).

I costi della politica dei campi
Aggregando complessivamente i costi della “politica dei campi” dei quali si ha effettiva conoscenza, spiega l’Associazione 21 aprile nel report 2017, si contano complessivamente interventi per circa 9.600 persone con una spesa di 82 milioni di euro. «Si può comprendere – si legge nel report – come con l’insostenibilità in termini di segregazione abitativa vada a pari passo con l’insostenibilità economica rispetto alla molte di risorse stanziate e/o spese».

Solo a Roma in 5 anni 8,4 milioni per utenze e servizi primari
Dal 2012 al 2017 l’Amministrazione capitolina per le utenze e per l’erogazione dei servizi primari all’interno dei «villaggi della solidarietà» e dei “campi rom” ha sostenuto costi per 8, 4 milioni di euro. Poi ci sono le spese per la “gestione” degli 8 «villaggi della solidarietà» dal 2012 al 2014: per 6mila persone circa 49,1 milioni di euro. Nel 2017 sono stati poi impegnati 3.645.000 euro per la manutenzione ordinaria dei «villaggi della solidarietà» e lo svuotamento delle vasche di accumulo dei liquami. Solo a Roma. Nel Centro Italia tra il 2012 e il 2017 sono stati costruiti due nuovi insediamenti formali a Roma e Pistoia, e inaugurato un centro di accoglienza per soli rom, sempre a Roma. Mille le persone interessate, per una spesa complessiva di circa 10,5 milioni di euro.

Le spese al Nord: 5.7 milioni
Nel Nord Italia nello stesso quinquennio le nuove costruzioni hanno interessato i comuni di Milano, Carpi, Merano e Moncalieri con provvedimenti per alloggiare circa 240 persone. Spesa complessiva: 4,7 milioni di euro. Poi il riammodernamento e il rifacimento di campi ad Asti, Parma, Savona e Vicenza e – in esecuzione – nel comune di Camposanto, provincia di Modena. In totale circa 430 abitanti per una spesa di circa 920mila euro. A Torino approvato il Progetto esecutivo per la manutenzione ordinaria di 4 aree attrezzate in uso ai nomadie quelle destinate all’accoglienza per l’emergenza freddo», ove risiedono circa 770 persone. Costo: 40.960 euro.

Al Sud spesa per 7,3 milioni
Al Sud Italia fra il 2012 e il 2017 sono stati realizzati dei nuovi insediamenti formali per soli rom nei Comuni di Barletta, Catania, Cosenza, Lecce e Napoli: 1.220 persone in tutto per una spesa di circa 4,6 milioni. A Lamezia Terme solo nell’anno 2017 sono stati impiegati circa 70mila euro per la bonifica del “campo” rom a Scordovillo per 450 persone. Ad Oristano in Sardegna, stanziati 100mila euro per reperire un’area per ospitare circa 30 persone (l’ubicazione dell’area è ancora in discussione). In fase di pianificazione i lavori per la costruzione dell’ecovillaggio nel Comune di Giugliano che dovrà ospitare 260 persone. Costo 2,5 milioni.

L’ecovillaggio da due milioni e mezzo di euro
È l’ecovillaggio di Giugliano. Il 21 giugno 2016 a Giugliano è stato sgomberato un insediamento formale rom di Masseria del Pozzo. Ci vivevano da circa tre anni 300 persone divise in 75 nuclei familiari. Il posto era in prossimità di una discarica di rifiuti tossici. Alle famiglie era stato offerta come soluzione alternativa il ricollocamento nel terreno di una ex fabbrica di fuochi d’artificio, «in un’area priva di servizi igienici e utenze elettriche», dice l’Associazione 21 aprile. Sarà costruito un “ecovillaggio” con 44 moduli abitativi per ospitare 260 persone. Costo dell’operazione, spiega l’Associazione 21 aprile nel report 2017, «due milioni e mezzo di euro di cui 700mila di fondi del Viminale». «L’intervento – ribadisce l’Associazione 21 aprile – risulterebbe reiterare la segregazione spaziale su base etnica di persone che già sono state oggetto di una politica segregante e discriminatoria in un’area insalubre». Altro aspetto che suscita perplessità per l’associazione sono i costi così elevati per soli 44 moduli abitativi.

La Ciambra, il ghetto urbano
Costo: 8,5 milioni di euro. È il Progetto Ciambra per la riqualificazione e la ristrutturazione «del ghetto segregante e monoetnico sito nel quartiere della Ciambra», comune di Gioia Tauro, dove vive da alcuni decenni una comunità rom italiana nella quasi totale assenza di servizi primari. Il degrado è assoluto: niente luce e acqua corrente, rifiuti dappertutto. Una situazione descritta anche da “A Ciambra” di Jonas Carpignano (David di Donatello per miglior regia a Jonas Carpignano e miglior montaggio ad Affonso Gonçalves). Un ghetto dove ci si lava con una bottiglia piena d’acqua, altrimenti si deve andare al mare. Ma l’Associazione 21 aprile è critica: «In realtà attraverso le opere di ristrutturazione degli alloggi esistenti e la costruzione di nuovi edifici si rischia di reiterare ed incrementare la situazione di ghettizzazione vissuta dalla comunità rom». Obiettivo ufficiale del progetto far uscire dalla ghettizzazione i circa 160 minori rom che vivono nella Ciambra e le loro famiglie. Ristrutturazione per 17 edifici, in totale 114 alloggi, di proprietà dell’Aterp della Regione Calabria e costruzione di altri edifici e delle opere di urbanizzazione. L’Aterp Calabria ha approvato anche i lavori di fattibilità tecnica ed economica per il recupero e la ristrutturazione di due fabbricati da 16 alloggi all’interno del ghetto. Costo: 730mila euro.

L’emergenza di Napoli all’Auditorium De André
Poi c’è il capitolo emergenze durante le quali i comuni allestiscono strutture ricettive, sempre per soli rom. È il caso del comune di Napoli che nell’estate del 2017, dopo un incendio in un insediamento di Scampia, ha trasferito temporaneamente parte di una comunità rom nell’auditorium intitolato a De Andrè. Lo spazio comunale è stato attrezzato dalla Protezione civile con brandine da campeggio per ospitare 52 persone in attesa di idonea sistemazione. Soluzione che alla fine del 2017 sembrava ancora lontana.

I quartieri monoetnici
Ci sono poi le micro aree che i quartieri di edilizia residenziali hanno riservato ai soli rom che, secondo l’Associazione 21 aprile, «reiterano la segregazione abitativa e sociale delle famiglie su base etnica». In Calabria, a Cosenza e Gioia Tauro, sono due gli insediamenti di edilizia residenziale pubblica. Si trovano in zone periferiche e sono abitati esclusivamente da rom di cittadinanza italiana. In via degli Stadi, a Cosenza, vivono circa 500 persone, mentre alla Ciambra si Gioia Tauro, ci sono 260 persone (la metà sono minori).

Microaree in 7 regioni
Le micro aree, quasi tutte abitate da sinti, sono aree pubbliche o private di piccole dimensioni dove vivono una o due famiglie allargate. Sono 50 in tutto le micro aree in Italia, in 7 regioni italiane del Centro-Nord. Quaranta sono in Emilia Romagna, abitate da 800 sinti. In Lombardia ce ne sono decina, abitate da 250 persone, mentre in altre due micro aree della Toscana vivono circa 150 persone.

 

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