Rivolta nelle carceri. “L’ultimo aggiornamento delle ore 16.00 riferisce di evasi ancora a piede libero, ma dal Provveditorato assicurano che il caso è in corso di risoluzione”. Stando alle ricostruzioni, si sarebbe trattato di un atto più che altro dimostrativo, come del resto da giorni accade nel resto della Puglia. “A Taranto protestano con la battitura, a Trani ho dato la mia disponibilità, a Brindisi e a Turi i detenuti hanno chiesto di parlare con me e ci andrò nel pomeriggio, a Bari so di manifestazioni fuori dal carcere”, riferisce il Garante dei detenuti della Puglia Pietro Rossi. In situazioni del genere però è difficile capire “chi sta strumentalizzando chi” e il “rischio di infiltrazioni criminali” è altissimo, perciò” è necessario informare i detenuti su cosa sta succedendo fuori nel Paese e calmarli come si fa con qualsiasi persona adulta”.

Non si placano le rivolte dei detenuti. Ieri in mattinata dal carcere di Foggia sono evasi circa una settantina di detenuti, di cui 30 sarebbero stati bloccati dalle forze di polizia nelle immediate vicinanze e sarebbero costituiti spontaneamente. I commercianti nei pressi della casa circondariale sono stati invitati a chiudere i locali, nessuna conferma, al momento, di feriti o morti, molti detenuti sarebbero anzi “rientrati con le proprie gambe” dice Pietro Rossi, il Garante dei detenuti della Regione Puglia, “l’ultimo aggiornamento delle ore 16 riferisce di detenuti ancora a piede libero, ma dal Provveditorato assicurano che il caso è in corso di risoluzione”. Stando alle ricostruzioni, si sarebbe trattato più di un atto dimostrativo che di un vero tentativo di evasione, come del resto da giorni accade nel resto della Puglia. “A Taranto protestano con la battitura (ndr. la “battitura” delle sbarre è il metodo usato quotidianamente dalle guardie penitenziarie per accertarsi che qualche detenuto non abbia segato le sbarre), a Trani ho dato la mia disponibilità, a Brindisi e a Turi i detenuti hanno chiesto di parlare con me e ci andrò nel pomeriggio, a Bari so di manifestazioni fuori dal carcere”, riferisce Rossi, “è necessario informare i detenuti su cosa sta succedendo fuori nel Paese e calmarli”. In situazioni del genere è difficile capire “chi sta strumentalizzando chi” e il rischio di infiltrazioni di criminalità organizzata, “della serie facciamo un po’ di casino, poi vediamo che qualcosa succederà” è alto. “Se si fosse spiegato ai detenuti che alle restrizioni sarebbero seguite misure per ripristinare la normalità e garantire i loro diritti, gran parte del caos cui stiamo assistendo non si sarebbe verificato”.

Cosa succederà?

Non lo so, auspico il ripristino di una comunicazione efficace, il Ministero è stato incauto nella promulgazione del decreto, il modello vincente è che ora ciascuno faccia la sua parte e che i provvedimenti vengano spiegati ai detenuti, come si fa con qualsiasi persona adulta.

Come spiega l’azione di fuga dei detenuti ieri mattina?

Non c’è stata sufficiente informazione. Al netto di un clima già teso e di una fronda probabilmente strumentalizzata da infiltrazioni da fuori, immagino che i detenuti siano andati in tilt quando non gli è stato spiegato che tutte le restrizioni non sarebbero state sine die.

Il carcere di Foggia è sovraffollato?

Sì, infatti credo che in caso di coronavirus accertato all’interno della struttura non si possano nemmeno usare le celle di isolamento per eventuali quarantene. Anche perciò i provvedimenti di domiciliazione, al netto delle condizioni della magistratura di sorveglianza, sarebbero un fatto eminentemente utilitaristico e non clemenziale. Alleggerire il carico delle celle con lo sgombero di alcuni detenuti assicurerebbe una migliore quarantena interna. Ove mai dovesse partire qualche provvedimento di questo tipo, anche piccolo, sicuramente non dovrà avere come base il ricatto. In ogni caso, gli autori della rivolta di stamane ne saranno esclusi, perciò l’invito è di restare calmi, e a puntare su una comunicazione chiara, come hanno fatto a Brindisi e Turi, dove le rivolte sono rientrate una volta assicurato ai detenuti un colloquio con me.

Nel carcere di Foggia ci sono postazioni Skype per garantire ai detenuti contatti con i parenti?

Che io sappia le postazioni erano adeguate ai processi in remoto, non credo ci siano postazioni per colloqui veri e propri. Mi affiderei più alla moltiplicazione delle telefonate e alla loro durata. Del resto queste sono tutte cose che nel decreto hanno un margine di discrezionalità. Ci aspettavamo di leggere che i direttori “devono” invece ancora una volta i direttori “possono”.