Ravenna, la richiesta al tribunale dei genitori di una 13enne trans. Una coppia di genitori di Ravenna si è rivolta al tribunale civile per chiedere la possibilità che Greta, la propria figlia transgender di 13 anni, possa cambiare nome prima dell’intervento chirurgico di cambio di sesso, che ci sarà solo al compimento della maggiore età. Per la mamma e il papà, da sempre la figlia vive con disagio il fatto di essere chiamata con un nome da maschio.

Una coppia di genitori di Ravenna si è rivolta al tribunale civile per chiedere la possibilità che la propria figlia transgender di 13 anni possa cambiare nome prima dell’intervento chirurgico di cambio di sesso. Già alcuni mesi fa la storia di Greta, nata in un corpo maschile e quindi con un nome maschile, ma che sin da piccolissima aveva capito che il suo desiderio era quello di essere una donna, era finita alla ribalta delle cronache con un servizio in una trasmissione televisiva. I genitori dell’adolescente, dopo aver ascoltato e compreso le necessità della figlia, hanno sposato la sua battaglia e ora chiedono, come lei, che il cambio di nome possa avvenire “prima dell’inizio della scuola”. A loro dire, si tratta di “una questione urgente”.

L’intervento di cambio di sesso avverrà al compimento della maggiore età – “Da sempre la bambina vive con disagio il fatto di essere chiamata con un nome da maschio”, è quanto hanno spiegato la mamma e il papà della 13enne. L’intervento chirurgico di cambio di sesso dovrebbe avvenire quando Greta avrà raggiunto la maggiore età, quando avrà la giusta maturità per decidere. La procura dovrà ora esprimere un parere davanti al giudice civile dal quale si attende una decisione. “Mi prendevano in giro, mi chiamavano frocio, ma credo che siano i bulli ad avere un problema. Noi sappiamo cosa siamo e cosa vogliamo”, aveva raccontato Greta davanti alle telecamere, sicura nonostante la giovanissima età di voler cambiare sesso. Greta aveva parlato dei suoi problemi, della sofferenza per la difficoltà di relazionarsi con gli altri, ma anche della consapevolezza di “poter adattare il suo corpo a ciò che sento”. E se il cambio sesso per ora può aspettare, per lei e la sua famiglia è urgente darle un nome femminile: “Mia figlia è e si sente una ragazza, si immagini l’effetto che le può fare essere chiamata all’appello o durante l’interrogazione con il nome di nascita, che non sente suo”, ha raccontato la madre.