La scritta antisemita “Juden hier”, “qui ci sono ebrei”, è apparsa stamattina sulla porta della casa di Mondovì di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944, una delle testimoni dell’orrore dei campi di sterminio nazisti. Sull’episodio indagano carabinieri e digos di Cuneo.

Torna la vergogna dell’antisemitismo. E’ successo a Mondovì, in provincia di Cuneo, dove una scritta antisemita è apparsa sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944, una delle testimoni dell’orrore dei campi di sterminio nazisti. La scritta “Juden hier”, “qui ci sono ebrei”, come nelle città tedesche durante il nazismo, è comparsa la scorsa notte – accompagnata da ina stella di David – sull’uscio dell’abitazione dove la donna ha vissuto fino alla morte, nel 1996. La via dove sorge la casa è stata intitolata proprio alla Rolfi pochi anni fa. I proprietari della casa hanno denunciato l’episodio ai carabinieri. Indaga anche la Digos di Cuneo.

Gigi Garelli, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza della provincia di Cuneo, ha commentato a Fanpage.it: “L’episodio della scorsa notte a casa di Lidia Rolfi segnala che sta tornando nel nostro paese un clima di odio e intolleranza. E’ un fatto grave, che denota anche molta ignoranza da parte degli autori perché Lidia non era ebrea, bensì una deportata politica che venne catturata durante un rastrellamento in Valle Varaita, arrestata, torturata e infine condotta a Ravensbruck, in Germania”. Secondo lo storico l’episodio è figlio di un clima di paura instillato in Italia negli ultimi anni: “Non amo le semplificazioni, ma ci sono responsabilità da parte di alcune forze politiche che, con la loro propaganda, prendono mi mira le persone. I grandi drammi della storia, ad esempio gli stermini, non sono mai avvenuti all’improvviso con episodi eclatanti. La macchina invece si è sempre messa in moto con lentezza, con la costruzione del consenso tramite un’incessante propaganda. Non voglio fare paragoni azzardati, ma se Hitler dopo il 1933 riuscì in un paio d’anni a varare una potente legislazione antiebraica fu possibile soprattutto grazie al clima costruito precedentemente. Il timore è che oggi in Italia alcune forze politiche vogliano ricostruire proprio quel clima”.

Chi era Lidia Rolfi

Lidia Beccaria Rolfi è stata una staffetta partigiana (nome di battaglia “maestrina Rossana”) deportata nel 1944 nel campo di concentramento di Ravensbruck, in Germania. Tornata in Italia nel settembre del 1945, ha dedicato tutta la sua esistenza a tramandare la testimonianza di ciò che aveva visto e vissuto nel lager. Nel 1978 scrisse insieme ad Anna Maria Bruzzone “Le donne di Ravensbrück”, primo libro in italiano sulla deportazione femminile nei campi di sterminio della Germania nazista. Nel 1996, anno del suo decesso, pubblicò “L’esile filo della memoria”, volume nel quale raccontò le condizioni di vita nel campo di concentramento e il difficile reinserimento nella vita civile. Nel 1997 uscì postumo “Il futuro spezzato”, un saggio sull’infanzia durante la dittatura nazista, cui Lidia Beccaria Rolfi lavorava da quasi venti anni e che anche Primo Levi aveva apprezzato scrivendone l’introduzione. Il figlio Aldo, oggi, è fortemente impegnato nel tramandare il messaggio e la testimonianza della madre. E’ stato lui stesso a riferire l’atto vandalico di stanotte pubblicando una fotografia sul suo profilo Facebook.

Aldo Ricolfi: “L’emergenza odio è colossale, palpabile in tutti i campi”
Non è escluso che l’atto vandalico a casa di Lidia Ricolfi possa essere collegato a un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal figlio Aldo sull’ultimo numero del settimanale Provincia Granda: “L’emergenza odio è colossale, palpabile in tutti i campi. La mente torna a notti buie e vergognose della nostra Storia recente”. Gianni Scarpace, condirettore della rivista, ha commentato all’Ansa: “Mondovì è città decorata al valor Militare per la guerra di Liberazione e medaglia di bronzo al valor militare. Questo episodio ha colpito molto i monregalesi che ricordano nella figura di Lidia Rolfi l’insegnante che giovanissima fu deportata a Ravensbruck, amica di Primo Levi e instancabile narratrice della condizione femminile nei campi di sterminio. Provincia granda è un giornale laico, senza una connotazione politica, la storica gazzetta di Mondovì che ha celebrato i 150 anni di storia nel 2019 ed un episodio di questo genere, in tempi recenti, non è mai accaduto. Lo condanniamo in modo forte – sottolinea – perché offende la memoria storica di una monregalese importante e offende la città, che accoglie la nostra redazione del 1869. Aldo Rolfi ha riportato sulla nostra terza pagina memorie di sua mamma finora sconosciute ai più e gliene siamo grati”.