La Regione Piemonte ha deciso di fare chiarezza e ha avviato un’indagine per stabilire le cause che hanno mandato in tilt il Sisp, facendo sparire nel nulla centinaia di sospetti casi di coronavirus. Alcuni pazienti sono stati contattati anche più volte, altri sono stati “recuperati”, ma molti nomi sono andati perduti. “Se ci sono responsabilità saranno accertate – ha detto l’assessore alla Sanità Luigi Icardi – ho esteso la richiesta di chiarimento tutte le Asl”.

Decine, forse centinaia di e-mail sparite e mai lette. Sono quelle che nelle scorse settimane hanno inviato i medici di famiglia del Piemonte o di Torino ai Servizi di igiene e sanità pubblica (Sisp) allo scopo di segnalare pazienti con sintomi riconducibili al coronavirus. Ebbene, molte di quelle segnalazioni nel periodo più acuto dell’epidemia non sono mai state neppure lette perché, incredibile ma vero, la casella di archiviazione della posta era piena e il personale sanitario gravemente insufficiente. Per questo ancora oggi in una delle regioni maggiormente colpite dall’emergenza covid-19 non è ancora possibile stabilire con esattezza quanti siano i contagiati effettivi, quelli che presentando sintomi chiari di malattia avrebbero dovuto essere sottoposti a tampone.

La Regione Piemonte nel frattempo ha deciso di fare chiarezza e ha avviato un’indagine per stabilire le cause che hanno mandato in tilt il Sisp, facendo sparire nel nulla centinaia di sospetti casi di coronavirus. Alcuni pazienti sono stati contattati anche più volte, altri sono stati “recuperati”, ma molti nomi sono andati perduti. “Se ci sono responsabilità saranno accertate – ha detto l’assessore alla Sanità Luigi Icardi – ho esteso la richiesta di chiarimento tutte le Asl”. Roberto Venesia, segretario regionale della Federazione Italiana dei Medici di Famiglia, ha commentato: “Inutile girarci intorno e minimizzare. Spetta al Sisp monitorare il paziente e stabilire le misure da prendere, pena omissione di atti di ufficio. Resta da capire – ha aggiunto  – chi certificherà l’avvenuta quarantena per i pazienti di cui si è persa traccia”.

È stato ieri il dottor Roberto Testi, presidente del Comitato Scientifico che affianca l’Unità di Crisi della Regione Piemonte, a segnalare il caso, spiegando che molte e-mail non sono mai state lette perché la casella di archiviazione della posta elettronica era satura: “Quando me lo chiedono – racconta il medico – dico che il bagnino non ha fermato lo tsunami. Eravamo totalmente impreparati ad affrontare questa situazione”.