Pavia, uccise la compagna e gettò il corpo nel Po. Ridotta dall’ergastolo a 25 anni di carcere la pena inflitta a Franco Vignati, 66 anni, ex assessore di Chignolo Po (Pavia). L’uomo è accusato di aver ucciso con un colpo di pistola alla nuca la compagna di 40 anni, Lavdije Kruja detta Dea. Il delitto è avvenuto il 30 maggio del 2016. La corte d’assise d’appello ha escluso la premeditazione.

Ridotta in appello dall’ergastolo a 25 anni di carcere la pena inflitta a Franco Vignati, 66 anni, ex assessore leghista del Comune di Chignolo Po (Pavia), per l’omicidio di Lavdije Kruja detta Dea, 40 anni, uccisa con un colpo di pistola alla nuca e gettata nel fiume Po. Il delitto risale al 30 maggio del 2016,  il cadavere fu ritrovato nove giorni dopo a Monticelli d’Ongina (Piacenza).

Omicidio della compagna, ridotta in appello la pena per Franco Vignati
Rispetto al giudizio di primo grado, la corte d’assise di appello di Milano ha escluso l’aggravante della premeditazione. Vignati, assessore in quota Lega dal 2009 al 2014, aveva convissuto per un periodo con la donna, che lavorava come colf e aveva due figli da una precedente relazione. Quando Dea ha manifestato la volontà di interrompere la relazione, lui le ha chiesto un ultimo incontro, prospettandole un colloquio di lavoro con un suo conoscente. L’omicidio sarebbe poi avvenuto sulla sponda del Po o del Lambro, contigui in quel punto, a Orio Litta, in provincia di Lodi.

La corte ha escluso la premeditazione

Per la procura di Lodi e i giudici di primo grado, si sarebbe trattato di un’esecuzione vera a propria, pianificata in precedenza. La corte d’assise d’appello ha invece escluso questa ipotesi. Secondo il difensore di Vignati, l’avvocato Lino Terranova di Milano, il quadro indiziario raccolto dai carabinieri di Stradella e dalla Procura di Lodi non avrebbe mai fornito la certezza della responsabilità, nonostante la ricerca di tracce genetiche, e sarebbero mancate per almeno un mese le garanzie dovute a Vignati in quanto indagato.

L’omicidio e le indagini
I carabinieri avevano arrestato Vignati un anno e mezzo dopo il delitto. Le indagini si erano subito concentrate su di lui, sentito fin dall’inizio come persona informata dei fatti. Tra gli elementi emersi dal lavoro degli inquirenti ci sono le tracce di polvere da sparo sull’auto della donna e sul vestito che Vignati portava quel giorno. La pistola che secondo l’accusa sarebbe stata utilizzata per l’omicidio, una calibro 7,65 regolarmente detenuta, si trovava a casa dell’ex moglie del pensionato, che era andato a prenderla il giorno del delitto e l’ha poi riportata di nascosto.