Omicidio Serena Mollicone, i Mottola rinviati a giudizio. Svolta nel caso di Serena Mollicone. Rinvio a giudizio per il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. Sono accusati, i Mottola e Quatrale, dell’omicidio della 18enne ad Arce nel 2001.

Rinvio a giudizio per il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. Sono accusati, i Mottola e Quatrale, dell’omicidio di Serena Mollicone. Si è pronunciato così, alle 18 di oggi, 24 luglio, il gup Domenico Di Croce del Tribunale di Cassino. Quatrale è anche accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento. Il 30 luglio 2019 i pm della procura di Cassino avevano chiesto il rinvio a giudizio per i cinque indagati. La prima udienza in Corte d’assise è stata fissata il 15 gennaio.

L’omicidio di Serena Mollicone
Il primo giugno 2001 Serena Mollicone, 18 anni, scomparve nel nulla ad Arce, provincia di Frosinone. Due giorni dopo, il tre giugno, il cadavere fu trovato in una bosco ad Anitrella. Aveva mani e piedi legati da nastro adesivo e fil di ferro e in testa un sacchetto della spesa. Il caso viene archiviato, il colpevole non è stato trovato, ma nel 2008 arrivò la svolta: il brigadiere Santino Tuzi raccontò di aver visto entrare Serena all’interno della caserma dei carabinieri il primo giugno del 2001, giorno della scomparsa, ma senza vederla uscire. Poco più di dieci giorni dopo Tuzi si tolse la vita all’interno della sua automobile con un colpo di pistola al petto. Nel 2011 vennero indagati Franco Mottola, il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano.

La tesi della procura: Serena uccisa all’interno della caserma dei carabinieri di Arce

Secondo i pm Serena fu uccisa all’interno della caserma dei carabinieri di Arce con una spinta violenta verso una porta. Secondo gli inquirenti ci sarebbe una “perfetta compatibilità” tra le ferite della vittima e la rottura di una porta della caserma. Inoltre furono trovati frammenti sul nastro adesivo intorno alla testa di Serena che risultano compatibili con il legno di quella porta. Secondo la procura, infine, ci sarebbe un collegamento con il suicidio del brigadiere Tuzi e l’omicidio Mollicone.

Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mottola, ha respinto queste accuse: “Io ho assistito a questi accertamenti tecnici, la compatibilità è un discorso, la certezza assoluta è un altro e la prova scientifica pretende la certezza assoluta. C’è una relativa compatibilità perché si parla sempre di tracce minuscole di legno o di compensato ma a livello chimico, a livello fisico, a livello logico non c’è alcuna certezza. In qualunque porta possono esserci questi tipi di compatibilità”.