Omicidio Pamela Mastropietro. La sentenza di ergastolo a carico di Innocent Oseghale, condannato in primo grado per l’omicidio di Daniela Mastropietro, rischia di saltare per un difetto di notifica. La presunta omissione riguarda i primi mesi di indagine, quando gli accertamenti tecnici sui resti si Pamela vennero notificati solo all’allora avvocato del nigeriano e non, come previsto del Codice di Procedura Penale, allo stesso indagato in carcere.

La condanna a Innocent Oseghale rischia di saltare per un difetto di notifica. L’imputato al processo per l’omicidio della diciottenne Pamela Mastropietro avvenuto a Macerata nel 2018, già condannato all’ergastolo in primo grado, ha fatto presente, tramite i suoi legali, un difetto di notifica avvenuto nei primi mesi di indagine, quando il cittadino nigeriano era recluso nel carcere  di Montacuto (Ancona), due anni fa. In parole semplici, gli accertamenti tecnici medico legali e tossicologici effettuati sui resti di Pamela sarebbero stati notificati al solo avvocato difensore dell’allora indagato in stato di detenzione e non, come previsto dal Codice di Procedura Penale, allo stesso detenuto. Si tratta di un difetto sollevato in sede di udienza preliminare già all’epoca dei fatti e sul quale, in linea teorica, sono state chiamate di recente a esprimersi le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione.

Sebbene il principio di diritto affermato lo scorso 27 febbraio dalla Cassazione, stabilisca che le notifiche devono essere depositate in carcere allo stesso indagato, a discapito di Oseghale, tuttavia c’è la scelta di farsi recapitare la corrispondenza presso lo studio del suo avvocato, dove aveva eletto domicilio. “Cosa si rischia se il difetto di notifica venisse riconosciuto nel processo Oseghale e dovessero, di conseguenza, essere riconosciuti nulli gli iniziali accertamenti? Rischieremmo di perdere alcuni esami medico legali e tossicologici sul corpo di Pamela – dice a Fanpage.it l’avvocato Marco Valerio Verni, legale di parte civile – sarebbe più difficile, a quel punto, dimostrare l’accoltellamento, ma anche l’overdose, paradossalmente. Ma Pamela, chiaramente, non è morta di freddo”.

Il femminicidio di Pamela Mastripietro risale al 30 gennaio 2018. Pamela Mastropietro, 18enne romana ricoverata in una comunità a Corridonia (Macerata), era scomparsa da 48 ore quando il suo corpo fatto a pezzi venne ritrovato in due valigie in un fossato nella zona di Pollenza. Il 1° febbraio venne arrestato Innocent Oseghale, cittadino nigeriano identificato attraverso le telecamere di videosorveglianza, dove appariva insieme alla ragazza poco prima del ritrovamento dei resti. Secondo le conclusioni della sentenza di primo grado che ha condannato Oseghale all’ergastolo, l’imputato avrebbe stuprato e ucciso la ragazza nella soffitta di via Spalato, a Macerata, dove l’aveva portata con la promessa di una dose di droga. Successivamente avrebbe smembrato il corpo con una lama per poi abbandonarlo, lavato e dissezionato, in strada.