Omicidio Gabriel Feroleto. Una limitazione di tipo cognitivo ma non sufficiente ad intaccare la sua capacità d’intendere e di volere. Questi i risultati della perizia depositata al Tribunale di Cassino richiesta dagli avvocati di Donatella Di Bona, la mamma di ventotto anni in carcere con l’accusa di aver ucciso soffocandolo il piccolo Gabriel Feroleto a Piedimonte San Germano.

Donatella di Bona, la mamma di Gabriel Feroleto in carcere per l’omicidio del bimbo di 2 anni e mezzo, era capace di intendere e di volere al momento in cui sono accaduti i tragici fatti che hanno scosso Piedimonte San Germano il 17 aprile del 2019. A stabilirlo la perizia depositata da Domenico Croce al Tribunale di Cassino su disposizione del giudice delle indagini preliminari dopo la rischiesta dei legali difensori, che, come riporta Il Messaggero, spiega come alla donna è stata riscontrata “una limitazione di tipo cognitivo” ma non sufficiente ad intaccare la sua capacità d’intendere e di volere. La donna, in carcere a Rebibbia, accusata dell’omicidio volontario aggravato del piccolo Gabriel, è sottoposta a processo con rito abbreviato, processo la cui prossima udienza è attesa per metà settebre. Per domani, venerdì 11 settembre, è invece fissata in calendario l’udienza del processo con rito ordinario del padre di Gabriel, Nicola Feroleto, anche lui in carcere per l’omicidio del figlio.

L’omicidio di Gabriel Feroleto

Come ricostruito finora in sede di indagini, ad uccidere il bimbo sarebbe stata sua madre, la ventottenne Donatella Di Bona, da oltre un anno nella Sezione femminile di Rebibbia. Come ricostruito dagli inquirenti, Gabriel avrebbe interrotto le effusioni amorose tra i due genitori amanti nascosti in macchina in un campo in località Volla, perché non smetteva di piangere, mentre stavano per intrattenere un rapporto sessuale. La donna si sarebbe dunque scagliata contro di lui, premendogli una mano contro bocca e naso, un’agonia durata sette minuti, mentre il piccolo cercava di divincolarsi e di sfuggire dalle braccia della madre. L’accusa rivolta nei confronti del padre Nicola è che, pur assistendo alla terribile scena, non avrebbe fatto nulla per impedirle di ucciderlo. Poi l’uomo si sarebbe allontanato dal luogo dell’omicidio, mentre la donna ha iniziato a camminare in strada con il figlio morto tra le braccia, raccontando ai carabinieri la prima versione di un pirata della strada che lo aveva travolto con l’auto per poi scappare. Il quarantanovenne ha sempre negato la sua presenza al delitto, dichiarandosi estraneo ai fatti.