Omicidio Fortuna Loffredo, papà Pietro: “Assassini ancora a piede libero: vi prenderò”

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Omicidio Fortuna Loffredo, papà Pietro

Omicidio. La verità di Pietro Loffredo: “Assassini di mia figlia ancora a piede libero, Raimondo Caputo un capro espiatorio”. Il padre di Fortuna Loffredo, la bimba uccisa al rione Parco Verde di Caivano, nel giugno 2014. “Il movente? È una vendetta familiare, ce l’avevano con la mia ex Mimma e hanno ucciso nostra figlia. Agli assassini di Fortuna dico: vi prenderò”.

Da sei anni convive con un’ossessione: quella che a pagare per l’assassinio di sua figlia sia la persona sbagliata. Non dorme la notte, è arrabbiato, Pietro Loffredo, noto alle cronache per essere il padre della piccola Fortuna Loffredo, la bimba uccisa a sei anni nel rione Parco Verde di Caivano, nel 2014. “Raimondo Caputo è innocente”, dice riferendosi all’uomo che sta scontando l’ergastolo per il delitto e contro cui ha rifiutato di costituirsi parte civile al processo.

La denuncia di Pietro Loffredo
Che Loffredo, venditore ambulante separato dalla madre dei suoi figli, stia ancora inseguendo quelli che crede essere gli assassini di Chicca, non è certo un mistero. Attraverso i legali Angelo e Sergio Pisani, Loffredo, infatti, ha sporto una formale denuncia contro tre persone all’epoca residenti nel fabbricato di otto piani da dove la bimba è precipitata, a Caivano. “Sono le persone che hanno accesso al terrazzo da dove è caduta Chicca, hanno mentito, depistato. Sono loro”, dice.

“Non è stato un omicidio a sfondo sessuale”
Movente del delitto, nella visione di Pietro Loffredo, una vendetta familiare per punire la sua ex, la madre di Chicca, Mimma Guardato. Un ‘dispetto’, secondo Pietro, fatto senza remore né scrupoli in un rione consumato dalla criminalità e dal degrado, dove i cuccioli di cane venivano fatti cadere dal tetto (lo stesso da cui è stata lanciata Fortuna, ndr) per noia, per gioco. Un passatempo crudele, come quell’altro, quello che coinvolgeva le bambine del palazzo, che, secondo alcune testimonianze, a turno venivano abusate dai pedofili. Scambiate come figurine, messe in palio come premio quando giocavano a carte in un contesto dove gli abusi erano un fatto naturale, non un crimine.

Abusi e le responsabilità
Per questo e per altri motivi (che ci ha detto solo a telecamera spenta), Pietro non solo ritiene che l’assassino di Chicca non sia Titò, all’anagrafe Raimondo Caputo, già condannato per abusi sessuali su figliastre e figlia, ma è anche convinto che ad abusare Fortuna, vittima di violenze croniche da un anno prima della sua morte, non fosse lui. Su un tema così delicato, tuttavia, Pietro ha voluto precisarci dove si trovava lui, invece, quando accadevano quelle brutte cose a sua figlia.”Io purtroppo – confessa con un sorriso amaro – ero in carcere quando abusavano Fortuna. Ho sbagliato e l’ho pagata, ma se avessi saputo che mia figlia era vittima di abusi avrei… fatto una bella denuncia”, dice dopo una piccola, eloquente pausa. “Mimma? – chiarisce – non lo sapeva, era solo una madre che usciva la mattina a lavorare e tornava la sera”.

Il precedente della lite
“Mia figlia – continua – è stata lanciata da quel tetto circa una settimana dopo che qualcuno aveva annunciato che sarebbe caduta”, ci racconta. “Alcuni giorni prima della tragedia, infatti, la mia ex, Mimma Guardato, si trovava sul tetto con una persona a lei molto vicina, un uomo. Mimma lo ha redarguito: “Stai attendo ai tuoi bambini, possono cadere”. “Stai attenta tu a tua figlia”, ha ribattuto lui. I toni non erano tutt’altro amichevoli, secondo Pietro. “Da quello stesso terrazzo mia figlia è caduta. Una settimana dopo”, dice con voce carica di rabbia.

La supertestimone
“Contro Caputo non ci sono prove – incalza – non ci sono impronte, DNA, ma solo la testimonianza di una bambina che all’epoca aveva 9 anni. Lei e solo lei avrebbe visto come è andata”. La bambina cui si riferisce è la stessa che compare nelle carte dell’inchiesta per abusi sessuali su minori a carico di Titò ed è per l’appunto, la figliastra, figlia naturale dell’allora compagna Marianna Fabozzi. “La bambina (che all’epoca delle accuse si trovava in una comunità per minori, ndr) non è attendibile”, spiega. “Dice di aver visto Caputo tentare di violentare Chicca –  che non ha segni di violenza – e poi la lanciarla dal balcone, per questo l’hanno condannato”.

“Vi farò prendere”
“No” – ripete – “c’è stato un errore. Caputo non abitava nemmeno lì”. A dispetto della battaglia di Loffredo, delle sue denunce inascoltate, Caputo continua a scontare la condanna nel penitenziario di Lecce. Quanto alla famiglia che accusa, ha lasciato Caivano alcuni anni fa.”Cosa voglio dire a chi ha ucciso mia figlia e a chi l’ha stuprata?” risponde. “Vi prenderò.”.

 

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