Omicidio Bolzano, Benno Neumair voleva scappare in India dopo il delitto

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Omicidio Bolzano, Benno Neumair voleva scappare in India dopo il delitto.

Omicidio Bolzano, Benno Neumair voleva scappare in India dopo il delitto. Benno Neumair avrebbe confidato a un’amica, 20 giorni dopo l’omicidio, di voler fuggire in India e rifarsi una vita. La ragazza era all’oscuro di quanto avvenuto tra le quattro mura dell’abitazione di Bolzano, ma a lei aveva comunque raccontato di voler partire verso l’India per ricominciare. La difesa ha stroncato l’ipotesi sostenendo che se davvero avesse voluto abbandonare l’Italia, avrebbe potuto farlo fino al giorno dell’arresto.

Aveva ucciso i genitori quel 4 gennaio 2021 a Bolzano, poi, mentre le autorità cercavano Peter Neumair e Laura Perselli dandoli per dispersi, Benno Neumair manifestava a un’amica l’intenzione di fuggire in India. Sarebbe un’indiscrezione che ha raggiunto gli inquirenti in questi giorni: lo avrebbe raccontato un’amica residente in Germania che aveva parlato con Benno dopo l’omicidio, preoccupata per come il ragazzo potesse aver preso la scomparsa dei genitori e non sospettando di trovarsi a confronto con il loro assassino.

Il 30enne supplente di matematica lo avrebbe confidato all’amica una ventina di giorni dopo aver ucciso i familiari, dicendole di voler andare in India a rifarsi una vita. Circostanza che però la difesa ha stroncato in pieno, sostenendo che se Benno avesse veramente voluto fuggire, avrebbe potuto farlo fino al 29 gennaio, data del suo arresto. Per diverse settimane, il giovane si è dichiarato innocente prima da indagato e poi da arrestato. Poi il ritrovamento del corpo di sua madre Laura ha cambiato tutte le carte in tavola. Il cadavere del padre Peter, a lungo ricercato, non è ancora stato trovato nell’Adige.

La confessione di Benno era arrivata dopo un crollo psicologico dovuto proprio al ritrovamento della madre. Un’ammissione in due atti: nel primo aveva solo confessato di aver ucciso i genitori e averne buttato i corpi nell’Adige, mentre nel secondo si è soffermato sul racconto dei dettagli. Si aspetta l’incidente probatorio per accertare la capacità di intendere e di volere del 30enne che comunque potrebbe non essere sufficiente per scongiurare l’ipotesi di una premeditazione del delitto. Difficile che venga riconosciuta la totale infermità mentale e pertanto che venga comunque esclusa una programmazione nelle modalità e nell’occultamento dei cadaveri.

Il tentativo di depistaggio
Benno aveva intenzione di fuggire, ma voleva anche depistare le indagini con un piano preciso. Aveva portato il telefono della madre a ponte Roma dopo averla uccisa per far credere che l’ultimo segnale arrivasse da lì. L’aveva lasciato acceso per qualche ora, poi lo aveva spento per far credere che la madre fosse passata di lì prima di sparire. Giorni dopo il delitto, aveva consegnato agli agenti un paio di scarpe di sua sorella spacciandole per quelle della mamma per depistare i segugi. Stessa cosa aveva fatto con delle pantofole, spacciandole per quelle di suo padre. Benno aveva inoltre fatto indossare alla sua amica Jasmine la giacca di Pete Neumair per un giro dell’isolato: un depistaggio che ebbe successo, perché così i cani non riuscirono a rintracciare l’odore di Peter.

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