Non sappiamo più quante persone sono morte a causa del Coronavirus in Lombardia. E senza dati certi, si naviga al buio. Da Nembro ad Alzano Lombardo, da Bergamo alle stragi silenziose di anziani nelle case di riposo: sono tanti i morti che non rientrano nelle statistiche ufficiali relative al Covid-19 comunicate ogni giorno dalla Regione in conferenze stampa di cui si fa sempre più fatica a comprendere il senso.

Non sappiamo più quante persone sono morte a causa del Coronavirus in Lombardia. E senza dati certi, si naviga al buio: diventa difficile e rischioso sia fare qualsiasi analisi o previsione sull’andamento della pandemia, sia prendere decisioni che in un futuro – si spera non troppo remoto – bisognerà affrontare: come la graduale riapertura delle attività produttive, delle scuole, dei negozi, il graduale ritorno a una normalità che in ogni caso non sarà quella di prima del Covid-19.

Che i dati della Lombardia fossero fuori controllo lo aveva già capito alcuni giorni fa il professore Enrico Bucci, biologo della Temple university e membro del Patto trasversale per la scienza, associazione che raggruppa diversi scienziati e si batte contro la disinformazione e per la promozione e la diffusione della scienza e del metodo scientifico sperimentale in Italia: “I dati provenienti dalla Lombardia ormai sono assolutamente inutili sia per descrivere la situazione sia, soprattutto, per fare previsioni”, scriveva il professore su Facebook il 18 marzo, citando tra le ragioni il fatto che “ormai si ammettono al tampone in massima parte solamente soggetti con sintomi gravi, rimandando a casa gli altri” e che “coloro che, pur infetti, muoiono magari a casa senza aver eseguito un tampone, sono esclusi da ogni computo”.

Nembro, Bergamo e Alzano confermano: i decessi sono molti di più di quelli ufficiali
E quest’ultimo aspetto, e cioè il fatto che tante persone stiano morendo presumibilmente a causa del Covid-19 senza però finire tra i conteggi ufficiali, è stato rilanciato recentemente da due studi fatti dal Comune di Nembro e di Bergamo. Nel capoluogo orobico, secondo quanto comunicato dal sindaco Giorgio Gori, i morti sarebbero tre volte di più: “A Bergamo, dall’1 al 24 marzo, i decessi dei residenti sono stati 446: 348 più della media degli ultimi anni (98). I decessi ufficialmente dovuti a Covid19 nel periodo sono 136. Ce ne sono 212 in più”, ha scritto Gori, stimando in base a un range di letalità del virus compreso tra l’1 e il 2 per cento che i contagiati in città possano essere tra i 17 e i 35 mila, anziché i circa 900 accertati finora.

A Nembro, secondo uno schema di calcolo avanzato dal sindaco (e fisico) Claudio Cancelli e da Luca Foresti, amministratore delegato del Centro medico Santagostino, i morti sarebbero 4 volte di più quelli ufficiali: solo 31 sui 151 decessi sono però stati attribuiti al Covid-19, agli altri non è stato effettuato il tampone.

Stesso copione ad Alzano Lombardo, altro centro della Bergamasca il cui ospedale potrebbe aver agito come amplificatore del contagio: “Il dato dei decessi dal 23 febbraio scorso ha intanto raggiunto la cifra impressionante di 100 cittadini, contro gli 11 dello stesso periodo dell’anno scorso. Il dato ufficiale di decessi per Coronavirus ad Alzano diramati dalla Prefettura sono invece 24 – ha detto il sindaco Cristiano Bertocchi -. Pur non essendo ovviamente in grado di dire se i restanti decessi siano imputabili al virus, lo scostamento dei dati pare eloquente e chiaro nella sua drammaticità”.

Gallera: Decessi conteggiati sono solo di coloro che fanno il tampone
Questi allarmi che giungono dal territorio più martoriato dalla pandemia di Coronavirus erano stati in qualche modo confermati dallo stesso assessore al Welfare Giulio Gallera, che ogni giorno da ormai oltre un mese in una conferenza stampa fornisce dati e cifre sulla cui utilità a questo punto è lecito interrogarsi: “Il numero di decessi che noi segniamo e aggiorniamo sono di coloro che fanno il tampone e che poi sono decedute. E mediamente le persone che fanno il tampone sono le persone ricoverate”, aveva detto un imbarazzato Gallera lo scorso 25 marzo nel corso di una diretta (il video lo si può trovare su Youtube, al minuto 30 circa): “Quello che può essere successo è che molte persone che non avevano fatto il tampone perché avevano sintomi leggeri e si monitoravano al proprio domicilio, o arrivati in ospedali avevano condizioni cliniche non preoccupanti e sono stati rimandati al domicilio o magari invece non sono riusciti a essere ricoverati”.

Fuori dalle statistiche anche gli anziani che muoiono a decine nelle case di riposo
Ciò che Gallera ha omesso nella sua risposta, non ultimando il ragionamento, è che quindi queste persone morte in casa, durante il trasporto negli ospedali pieni che “rimbalzano” i pazienti, o all’interno delle case di riposo che si sono trasformate in lazzaretti dove decine di anziani stanno morendo (a Mediglia, Lodi, Quinzano solo alcuni dei casi più eclatanti in Lombardia) in molti casi non rientrano tra quei 4861 morti accertati finora in Lombardia. Ma se allora non sappiamo quanti sono i morti reali in Lombardia, se non conosciamo neanche il numero dei contagiati che secondo tutte le stime sono di gran lunga superiori, forse sarebbe meglio non lanciarsi, nelle consuete conferenze stampa, in commenti su ipotetici miglioramenti o peggioramenti della situazione.

“I bollettini così sono molto asciutti, molto grossolani – conferma Fabrizio Pregliasco – servirebbero solo come trend nel momento in cui manteniamo lo stesso standard”. Ma la Lombardia ha anche cambiato standard: da ieri si effettuano più tamponi anche a persone mono sintomatiche (che presentano cioè anche un solo sintomo del Covid-19), una circostanza che ha fatto ulteriormente sballare le cifre e che ieri non era stata compresa nemmeno da un sempre più frastornato Attilio Fontana. Non sappiamo se, come si inizia a sentire da più parti, dal professor Silvio Garattini al sindaco di Milano Beppe Sala, sarebbe meglio comunicare le cifre ogni tre o quattro giorni. Ma sappiamo per certo che i dati comunicati adesso dalla Regione non sono più veritieri, perché non restituiscono la fotografia del dramma che si sta vivendo soprattutto nei territori più colpiti. Che tutti lo tengano presente, sia i cittadini sia chi sarà chiamato a prendere delle decisioni.