“Non è stata pagata per fare sesso, è uno stupro”: parla l’avvocato della vittima di Genovese

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“Non è stata pagata per fare sesso, è uno stupro”: parla l’avvocato della vittima di Genovese.

“Non è stata pagata per fare sesso, è uno stupro”: parla l’avvocato della vittima di Genovese. Alberto Genovese, l’imprenditore digitale arrestato per violenza sessuale, ha raccontato ai giudici di aver pagato per fare sesso la 18enne che lo ha denunciato. Il legale della ragazza, Luigi Liguori, a Fanpage.it smentisce categoricamente e ricorda: “Una violenza è una violenza. Se la mia assistita fosse stata una prostituta questo non avrebbe comunque consentito a Genovese di ridurla in quel modo”.

Alberto Genovese passa al contrattacco e racconta agli inquirenti che la sera del 10 ottobre 2020 avrebbe pagato la 18enne per avere un rapporto senza limiti nella camera da letto della sua Terrazza Sentimento. Migliaia di euro per disporre liberamente del corpo della ragazza che, a suo dire, lo avrebbe denunciato perché non avrebbe ricevuto i soldi pattuiti. “È talmente allucinante questa versione che fatico anche a commentarla – dichiara l’avvocato Luigi Liguori, legale della 18enne vittima -. È una linea difensiva, non voglio criticare nessuna modalità di difesa assunta dall’indagato ma certamente non c’è mai stata una trattativa economica. Le telecamere hanno seguito passo a passo le oltre 20 ore di violenza, non c’è mai stato alcun colloquio su questo argomento. Genovese con i magistrati ha fatto tutto un discorso confuso parlando prima di 3mila euro, poi di 10mila, infine di 500. Mi sembra una dichiarazione molto contraddittoria: all’inizio dice di non ricordare bene e poi parla di queste cifre in maniera così dettagliata. Mi lascia molto perplesso”.

Le allucinazioni uditive
Nel colloquio con gli inquirenti durato 5 ore, l’imprenditore digitale si è mostrato molto provato dalla gestione della crisi d’astinenza durante la detenzione. Ancora una volta il punto focale della sua narrazione è stata la dipendenza dalla droga, con tutte le conseguenze, comprese le allucinazioni uditive. “Capisco quando Genovese dice al magistrato di sentire le voci – dice l’avvocato Liguori – anche quello rientra in una linea difensiva propedeutica a ottenere una certo profilo in fase di giudizio. Ci sta. Nel sistema italiano l’accusato può dire quello che vuole per difendersi, anche mentire. Tutto il resto è una falsità, non ha mai pagato la mia assistita, ci sono prove contrarie”.

Le telecamere non lasciano dubbi

In ogni caso Genovese continua a ripetere che la colpa del suo comportamento è della cocaina. “Il dato oggettivo è un altro – continua Liguori -. Che non c’è alcun riscontro alle sue parole, che la ragazza non ha ricevuto nessun pagamento. La sua ricostruzione credo sia una sua ipotesi, le prove sono altre. Nei filmati, secondo quanto scritto in ordinanza, non si vede una trattativa economica, lei è sempre stata incosciente. Dove sarebbe avvenuta questa fase di contrattazione? Prima sicuramente no, durante era completamente annichilita visto che, come riporta sempre l’ordinanza, veniva spostata come una bambola di pezza. Quando si è svegliata ha sempre detto di no. Non trovo il momento in cui si possa collocare l’episodio”.

Il film dello stupro
In effetti nel provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari Tommaso Perna, in cui sono ricostruite al minuto le oltre 20 ore di violenza filmate delle telecamere interne alla camera da letto, non si parla mai di un dialogo tra Genovese e la vittima. Anzi, gli investigatori della Squadra mobile hanno descritto con precisione i passaggi in cui la ragazza, nei pochi momenti in cui non era completamente stordita dalle droghe somministrate dal padrone di casa, gli chiedeva di fermarsi.

“Credo sia un’operazione della difesa. Tra l’altro c’è una giurisprudenza schiacciante sull’argomento: la violenza è violenza e si configura quando la persona non è consenziente. Puoi essere una prostituta (o prostituto), maggiorenne, minorenne, non importa. Nessuno autorizza un altro a esercitare violenza su di te. Il consenso è tutto. Per questo non si può tracciare una linea difensiva in questo senso. Ipotizziamo anche che la ragazza fosse la peggior prostituta del mondo, Genovese non avrebbe comunque potuto ridurla in quel modo”.

Le altre possibili vittime
A tal proposito è bene ricordare che il medico della clinica Mangiagalli ha dichiarato di non aver mai visto ferite così gravi in un caso di stupro, e parliamo di un professionista che lavora da 20 anni nel campo del soccorso. “Il no è no – prosegue Liguori -. Nei momenti in cui era più lucida la ragazza ha tentato di allontanarlo come ha potuto, si è coperta le parti intime con le mani, usando le poche forze che aveva. Sembra evidente che non fosse consenziente. Le vuoi dare dei soldi? Va bene, ma ciò non significa che la 18enne non sia stata violentata”. Intanto altre possibili vittime si sono presentate in questura e in procura per raccontare la propria verità. “Al momento 6 ragazze hanno denunciato gli abusi. Io credo che non ci fermeremo a questo numero. Certo, poi bisognerà accertare se siano racconti credibili o meno”.

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