Neonato strangolato. Lesa Lopez, 52 anni è finita in tribunale con la gravissima accusa di essere l’autrice dell’infanticidio di un neonato di cui le indagini genetiche hanno stabilito che fosse la madre. Il delitto è avvenuto il 15 maggio 1988, quando il piccolo è stato strangolato subito dopo il parto e abbandonato in un sacchetto sulla rive del torrente. Per anni il neonato è stato identificato con il nome di ‘baby Joe Doe’, fino a che la genetica non è risalita alla madre.

Lesa Lopez, 52 anni, moglie, madre e nonna di un bimbo di due, è finita in tribunale con la gravissima accusa di essere l’autrice dell’infanticidio di un neonato avvenuto 30 anni prima, neonato di cui le indagini genetiche hanno stabilito che fosse la madre. Il delitto risale al il 15 maggio 1988, 32 anni fa, quando, a maggio del 1988, il corpo del piccolo è stato ritrovato da due bambini che giocavano,  all’interno di un sacchetto di carta nascosto tra alberi e cespugli sulla riva di un torrente nella valle di Castro. L’autopsia concluse che il bimbo era stato strangolato poche ore dopo essere venuto al mondo. La piccola vittima di cui non si conosceva l’identità fu identificata come come baby Joe Doe. Senza un’identità e nessuno che lo piangesse, il neonato ricevette comunque un funerale nella chiesa di St. Leander a San Leandro. Vi partecipato oltre 200 persone. In quell’occasione fu battezzato   Richard Jayson Terrance Rein in onore dei vicari e dei sacerdoti della chiesa.

Lopez, che mercoledì ha fatto la sua prima apparizione in tribunale con l’accusa di omicidio, è stata arrestato il 23 luglio scorso e trattenuta su cauzione di due milioni di dollari. La cinquantaduenne che oggi è moglie, madre e nonna, all’epoca dei fatti aveva 20 anni e secondo le ipotesi dell’accusa avrebbe ucciso il bambino subito dopo la nascita dopo aver nascosto la gravidanza alla famiglia. Per tutti questi anni avrebbe dunque convissuto con questo terribile segreto, ignara del fatto che nel 2005, il DNA di una donna estratto dai reperti dell’epoca era stato confrontato con i campioni conservati dalle banche del DNA, conducendo a quello della madre del piccolo. Con l’aiuto di esperti di genealogia genetica forense dell’FBI e dei laboratori privati, il caso è stato riaperto un anno fa Lesa Lopez, identificata confrontando il DNA  della madre del bimbo con quello prelevato da alcuni rifiuti reperti raccolti dalla spazzatura della Lopz.  Il risultato è stato raggiunto usando gli stessi test del DNA che hanno portato alla cattura del Golden State Killer, nel 2018, assassino e stupratore seriale che ha continuato a uccidere per 30 anni.