Arafet Arfaoui, tunisino d 32 anni, è morto il 19 gennaio del 2019 durante un fermo di polizia nei pressi di un money transfer di Empoli (Firenze). Il gip del Tribunale di Firenze ha accolto la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato Giovanni Conticelli e sostenuta  da una perizia svolta dal medico legale di Careggi Valentina Bugelli. Indagati per omicidio colposo cinque poliziotti, un medico e un’infermiera.

L’inchiesta sulla morte di  Arafet Arfaoui, il 32enne tunisino deceduto il 19 gennaio del 2019 durante un fermo di polizia nei pressi di un money transfer di Empoli (Firenze), è arrivata a un’importante punto di svolta. Gianluca Mancuso, gip del Tribunale di Firenze, ha accolto la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato Giovanni Conticelli e sostenuta  da una perizia svolta dal medico legale di Careggi Valentina Bugelli. Il pubblico ministero Christine Von Borries aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, che era a carico di ignoti.

Il gip ieri ha richiesto l’iscrizione sul registro degli indagati dei cinque poliziotti, un medico e un’infermiera che quella sera parteciparono al fermo dell’uomo. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo e l’iscrizione nel registro degli indagati serve a “garantire la loro partecipazione agli ulteriori accertamenti che il pubblico ministero vorrà svolgere”. Le indagini sono state prorogate di 6 mesi. Nella sua ordinanza il giudice Mancuso scrive: “Voglia la pubblica accusa disporre un maggior approfondimento in ordine all’individuazione della causa della morte di Arfaoui Arafetche tenga conto dell’incidenza causale che può aver rivestito nel suo determinismo, il mantenimento dello stesso in posizione prona per circa 15 minuti, ammanettato alle mani e legato alle gambe, e tenuto fermo da tre poliziotti”.

Secondo il gip andrà accertato “se le specifiche circostanze di fatto, cioè la posizione nella quale Arfaoui Arafet è stato tenuto e lo stato di agitazione nel quale versava, con assunzione di cocaina e alcol, possano aver determinato la morte per una carenza di ossigeno rispetto al fabbisogno cardiaco”. Il giudice ha quindi accolto integralmente le richieste di indagini suppletive proposte dall’avvocato Conticelli, rappresentante della famiglia del 32enne, disponendo approfondimenti sulle perizie medico legali, l’utilizzo della corda con la quale sono state legate le gambe ad Arafet da parte dei due agenti di polizia intervenuti per primi e il comportamento dei cinque poliziotti, del medico e dell’infermiere del 118.

La sera del 19 gennaio dello scorso anno Arafet Arfaoui si recò al money transfer di via Ferrucci, a Empoli, per inviare 20 euro. Al rifiuto del titolare, che temeva di essere di fronte ad una banconota falsa, il 32enne aveva dato in escandescenze. Era stato quindi richiesto l’intervento della polizia. Il 32enne era morto durante il fermo.