L’esame del corpo del giovane trovato senza vita ai piedi di un traliccio, otto giorni dopo essere scomparso da caso, non ha evidenziato le lesioni tipiche di una caduta dall’alta, facendo emergere invece la presenza di un violento colpo allo sterno compatibile con un’aggressione. Continuano le indagini per scoprire cosa sia accaduto e chi abbia incontrato Stefano dopo aver lasciato la casa dei genitori.

L’esame autoptico sul corpo di Stefano Marinoni, trovato senza vita lo scorso 12 luglio alla base di un traliccio nella campagna dei Arese, non è servito a fugare ogni dubbio sulla morte del 22enne. Stefano è stato trovato senza vita otto giorni dopo essersi allontanato da casa senza farvi ritorno. Per giorni i famigliari e gli amici hanno sperato di ritrovarlo, di vederlo tornare nella casa di Baranzate dove era cresciuto con i genitori e le due sorelle. Fino a ieri le indagini si erano concentrate sull’incidente o sul gesto volontario, ma l’autopsia non mostrerebbe i segni tipici di una caduta dall’alto – come la rottura del bacino o lesioni alla colonna vertebrale – piuttosto ha evidenziato un violento colpo allo sterno compatibile con un’aggressione.

La scomparsa e la morte di Stefano Marinoni
Le indagini nella vita di Stefano, elettricista impiegato in una ditta nella zona, non hanno fatto emergere elementi particolarmente significativi per poter far pensare a un suicidio, ma neanche a un regolamento di conti o che il 22enne fosse finito nel mirino di qualcuno di pericoloso. Quella sera ha raccontato alla mamma che sarebbe uscito per poche decine di minuti, giusto il tempo di incontrare degli amici a Novate Milanese. Ma, da quanto appurato, non aveva nessun appuntamento. In casa aveva però lasciato il portafogli e il telefono cellulare. Tra i suoi effetti personali non mancava nient’altro, elemento che farebbe pensare al fatto che davvero non avesse intenzione di allontanarsi volontariamente dalla sua vita.