Secondo i primi esami sulla Panda rossa dove Vicky Bucci è stata trovata cadavere nelle acque del porto di Termoli, l’auto sarebbe finita in acqua a motore spento. L’auto non ha riportato danni da impatto con gli scogli e gli airbag sono rimasti chiusi. Secondo le ipotesi della Procura potrebbe essere stata spinta in mare da un altro punto rispetto a quello da cui è stata ritrovata. Vicky è scomparsa la notte del 18 dicembre dopo una violenta lite con il compagno, oggi nel registro degli indagati.

Non è stata Vicky a far affondare in mare la Panda in cui è stata trovata morta nelle acque del molo di Termoli. È quanto rivela la perizia sulla Fiat Panda di colore rosso esaminata per ricostruire la morte di Victorine Bucci, ‘Vicky’, trovata cadavere sul sedile della autovettura di sua proprietà, lo scorso 21 gennaio, un mese dopo la sua scomparsa, nelle acque del porto di Termoli. Sbiadisce sempre di più, dunque, l’ipotesi di un gesto autolesionistico, mentre si fa sempre più netta quella di un crimine violento. Al momento, nel registro degli indagati per un capo di imputazione diverso da quello di omicidio, c’è un nome. È quello del compagno 50enne di Vicky, l’ultimo ad averla vista in vita, indagato per consentire alcuni accertamenti tecnici. I due avevano cenato insieme la notte della scomparsa ed erano stati sentiti dai vicini litigare fino alle 3 del mattino nella casa di lui.

La Panda di Vicky era spenta quando è caduta in acqua
Dunque, smentite le indiscrezioni che volevano la chiave di accensione e la terza marcia inserite, nella Panda, mentre affondava, e stabilito che il motore dell’auto era spento quando è finita in acqua, resta un altro mistero. Da dove è precipitata? Le condizioni della Panda rossa di Vicky Bucci sembrano incompatibili con una caduta dal molo sud da dove è stata ritrovata. Avrebbe dovuto riportare segni dell’impatto con gli enormi scogli del molo, eppure le sospensioni sono integre, la coppa dell’olio intatto, le barre di protezione in acciaio non appaiono piegate, gli airbag, infine, non si sono aperti. La chiave di accensione, peraltro, è stata trovata inserita in posizione di spegnimento.

Dubbi sul luogo in cui è affondata: non era il molo sud
Lo scorso sabato mattina sono stati condotti accertamenti per ricostruire la dinamica di una ipotetica caduta dal molo sud di Termoli, dove è stata ripescata la macchina. Ebbene secondo il perito Giovanni Russo sarebbe stato impossibile per l’auto precipitare dagli scogli che sorgono in quel punto senza che la carrozzeria riportasse ammaccature compatibili con l’urto sulle rocce. La Panda, sorprendentemente è stata ripescata intatta. Forse, ipotizza il perito la vettura è sprofondata in mare in un altro punto e sott’acqua ha viaggiato fino ad arrivare al molo sud, dove è stata ripescata. Nessun indizio arriva dalle telecamere della Capitaneria, da sempre spente, mentre un solo video, acquisito dalla Procura da un club nautico, mostra un’auto compatibile con la Fiat Panda entrare nel molo attorno alle 5 e 30 del 18 dicembre e non uscirne più.

L’autopsia sul corpo di Vicky Bucci
A fornire altre risposte sarà un testimone fondamentale: il corpo di Vicky. Il cadavere della 42 verrà esaminato dal Direttore dell’Istituto di medicina legale di Bari, l’anatomopatologo Francesco Introna, noto alle cronache per aver condotto l’autopsia sui resti di Elisa Claps. Tra non meno di 40 giorni arriveranno le risposte alle due principali domande: quando e come è morta Vicky Bucci? L’annegamento è una delle cause più probabili, ammesso che quando è finita in acqua Vicky fosse ancora in vita. Per questo verranno esaminati attentamente i polmoni della vittima che l’avanzato stato di decomposizione ha purtroppo danneggiato vistosamente.

Indagato il compagno
Indagato per altro reato nel fascicolo sulla morte di Victorine, al momento resta il compagno, M.V.. Lo stesso, che secondo le testimonianze della madre e degli amici di Vicky la tormentava con scenate di gelosia. “Una volta, racconta una amica di Vicky, arrivò perfino a spaccarle lo schermo del cellulare. ‘Non oso immaginare cosa altro potrebbe farmi‘, commentò Vicky. Che la ragazza vivesse nella paura è ormai acclarato. Nel periodo precedente alla morte aveva cambiato numero di cellulare e parlava di andare via da Termoli, nonostante il forte legame con la madre.

Vicky Bucci voleva fuggire
Luca, un amico l’aveva invitata ad andare per tre settimane in Canada, ospite sua e Vicky l’aveva trovata una buona idea tanto da prenotare anche il biglietto, salvo poi cambiare idea all’ultimo minuto. Non poteva partire perché non stava bene, aveva il volto tumefatto dalle botte. Vicky, infatti, si era fatta accompagnare al pronto soccorso per farsi medicare le ferite di un pestaggio, ma alla richiesta dei medici di indicare l’aggressore, aveva taciuto. Non voleva denunciare.

Il cellulare
Il compagno, 56enne di Termoli, secondo le informazioni oggi al vaglio del Pm titolare del fascicolo Marianna Meo, è stato l’ultimo ad aver visto la donna viva. Era con lei quando dal cellulare di Vicky sono partiti messaggi offensivi all’indirizzo del suo ex marito e di un amico. Spesso, secondo gli amici, M. V. si impossessava del cellulare di Vicky per controllarla. Quello stesso cellulare è stato ritrovato il 18 dicembre 2019 a pochi passi dalla pescheria nel porto di Termoli da dove un mese dopo sarebbe spuntato il cadavere di Vicky. In un primo momento si è ipotizzato che a lasciarla fosse stata la donna per tagliare i contatti con chi la conosceva e per fuggire lontano dalla violenza. Ora, alla luce del ritrovamento, tutte le ipotesi sono crollate per lasciare spazio a una sola domanda: qualcuno ha ucciso Vicky?