Milano. Maria Laratro, portata via a 94 anni dal coronavirus, è stata sepolta per errore nel campo 87 del Cimitero Maggiore di Milano, lo spazio riservato alle persone decedute senza parenti accanto. Suo figlio Mauro Catacchio si è rivolto a Fanpage.it per lanciare un appello alle altre famiglie che si trovano nella sua situazione: “Uniamo le forze per avviare una class action. Abbiamo il diritto di chiedere la restituzione delle salme per poter esaudire le loro ultime volontà”.

“Continuano a dire che in quel campo sono sepolte le persone abbandonate dai parenti, ma non è così. È un insulto per noi che si somma al dolore della perdita. Dal Comune di Milano ci aspettiamo risposte, a ottobre vogliamo riavere le nostre salme per esaudire le loro volontà”. Ad aprile Mauro Catacchio ha perso sua madre, Maria Laratro, portata via a 94 anni dal coronavirus. Ma il peggio per le sua famiglia è venuto dopo, quando per errore la salma è stata sepolta nel campo 87 del Cimitero Maggiore di Milano, lo spazio riservato, ufficialmente, alle persone decedute senza una famiglia vicino che si facesse carico del funerale.

Ma qualcosa è andato storto. E non è purtroppo un caso isolato, come dimostra anche la testimonianza di Vando Fossati, il cui fratello riposa nello stesso luogo. Per questo Mauro Catacchio si è rivolto a Fanpage.it per lanciare un appello alle altre famiglie che si trovano nella sua situazione, per avviare una class action e chiedere la restituzione delle salme.

Come è iniziata questa esperienza da incubo?

Mia mamma è morta il 10 aprile. Noi le siamo stati vicini giorno per giorno fino alla fine. Eravamo sempre stati in contatto con medici dell’ospedale Sacco, dove era ricoverata. Dopo il decesso le onoranze funebri hanno preso in carico tutto. Avevamo chiesto la cremazione e la sepoltura di fianco a mio papà. Il 15 aprile ci ha chiamati il comune per l’autenticazione dei documenti. Ci hanno detto che sarebbe stata cremata a Padova. Poi nessuna notizia fino al 1 maggio, quando ci hanno detto che era stata seppellita nel campo 87.

Avete provato a rivolgervi alle autorità per chiarire l’accaduto?

Certo. Ho scritto al sindaco Sala, all’assessora Roberta Cocco (che ha la delega ai servizi civici ndr), al responsabile sepolture del comune. Non ho avuto nessuna risposta. Non solo, nelle interviste continuano a dire che in quel campo ci sono sepolte le persone abbandonate dai parenti, ma non è così. È un insulto per noi che si somma al dolore della perdita.

Nessuno ha saputo spiegarvi cosa sia successo?

No. Abbiamo messo un avvocato con le pompe funebri, che sostengono sia colpa del Comune e dell’ospedale. Ma a questo punto non ci interessa. Quello che vogliamo ora è che ci ridiano la salma per la cremazione e per poterla seppellire secondo le sue volontà.

Ora com’è la situazione del campo 87?

In quel campo c’è un disastro. Passano le ruspe e distruggono tutto quello che mettiamo. Avevamo lasciato piante e sassolini, hanno buttato via tutto. È una cosa devastante.

Quel è il suo appello alle altre famiglie coinvolte in questa terribile esperienza?

Forse non si saprà mai chi ha sbagliato, ma ora abbiamo il diritto di chiedere di riesumare le salme per rispettare le ultime volontà dei nostri casi. A ottobre si potrà fare, ma non ci fanno sapere niente.  Il mio appello è per le altre persone che hanno parenti al campo 87, uniamo le forze e avviamo una class action.