Milano è deserta. A parlare è Salvatore, uno dei clochard storici di Milano. “Alla mattina ci buttano fuori alle 8:30, rientro alle 18. Non ci danno nessuna mascherina, nessun guanto per ripararci dal Coronavirus”. Essere un senzatetto ai tempi del Coronavirus non è cosa facile. Tutto chiuso. Tutti in casa, ad eccezione dei clochard.

A parlare è Salvatore, uno dei clochard storici di Milano. “Alla mattina ci buttano fuori alle 8:30, rientro alle 18. Non ci danno nessuna mascherina, nessun guanto per ripararci dal Coronavirus”. Essere un senzatetto ai tempi del Cornavirus non è cosa facile. Intrappolati nelle città ferme, con i centri diurni chiusi per via del possibile contagio, nessuno che fa l’elemosina perché nessuno può uscire di casa, e senza soldi non si può comperare niente, e dove, poi. Tutto chiuso. Tutti in casa, ad eccezione dei clochard.  Per loro niente mascherine, niente disinfettanti per le mani, niente guanti. Le mense hanno chiuso i battenti: troppo rischioso. I pasti vengono distribuiti come in un “take away”. Molti dormitori sono diventati una sorta di lazzaretto: la situazione nelle strutture rischia di sfuggire di mano. Resta l’urgenza di monitorare la salute di chi vive per strada.

Il racconto di Salvatore, clochard di Milano
Salvatore spiega di essersi ammalato, di aver avuto la febbre ma di non aver avuto alcun tipo di cura. Se si trattasse di una positività al Covid è impossibile da sapere. Alle persone che presentano sintomi di infezioni respiratorie o febbre è chiesto di rivolgersi al proprio medico e seguirne le indicazioni. Ora l’obbligo, per legge e morale, è quello di stare a casa, in quarantena. Ma per stare a casa, bisogna averne una. E la stragrande quantità delle persone che vivono per strada oltre al fatto di non averne una non hanno neanche una residenza, e dunque non possono avere un medico.

L’esercito del bene in soccorso degli invisibili
In Italia i clochard sono un esercito di invisibili. E poi c’è l’esercito del bene che ogni notte cerca di combattere la fame e la solitudine. E’ un esercito che non fa rumore. Armi in dotazione: mani, voce, sorrisi. Quando attacca dà un colpetto sulla spalla, offre una sedia, un panino. Quando difende regala un letto e una coperta. Si tratta dei tanti volontari che quotidianamente cercano di supportare e aiutare gli invisibili. Ma se lasciati soli, rischiano di non riuscire a incassare una vittoria schiacciante contro il Covid. Ma per ora molti di questi volontari sono ancora in trincea. Per quanto ancora non è dato saperlo.