I 49 milioni di Euro sequestrati alla Lega in modalità dubbie, sono un macigno mediatico tanto grande da smuove l’attenzione dei lettori delle principali testate nazionali, catapultando in secondo piano la tanto discussa “crisi mediterranea”.

Intanto gli Sbarchi continuano; Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Polizia e qualche temeraria ONG continuano a scandagliare le coste italiane, nel tentativo di placare il gorgo di vite umane. Solo Venerdì, a Lampedusa, son sbarcate 184 persone, con 7 diverse imbarcazioni. Natanti di piccola stazza tentano la fortuna nella speranza di un Nettuno magnanimo.

L’Italia, nel frattempo, si prodiga agente di viaggio e tenta, anche se con scarsi risultati, di rimpatriare in Tunisia coloro che non hanno intenzione di chiedere Asilo in territorio Italiano. Quest’ultima è la discriminante cardine dell’intera questione. Coloro che diventano richiedenti asilo non possono essere espatriati, almeno sino a quando non viene negato loro il consenso o (in casi particolari) qualora non commettano reati.

L’accordo per l’espatrio verso la Tunisia esiste: il paese nordafricano è disposto a ricevere 80 persone con due voli charter a settimana. Al momento son partiti in 50. Il Ministro dell’Interno tenta un dialogo col proprio omonimo tunisino, ma riceverà soltanto una delegazione; la scusa: una mancata notifica al dicastero nordafricano.

Intanto gli accordi con le nazioni limitrofe all’Italia vacilla. Delle tante promesse, solo una è stata mantenuta. L’unica nazione che ha rispettato gli accordi con l’Italia è stata la Francia, prendendo tra i suoi confini 47 rifugiati. Irlanda e Albania, per ragioni diverse, non hanno ancora ricevuto nessuno. Uomini come patate bollenti, saltano da una mano all’altra, finendo sempre col ricadere nella pentola.

Gli accordi infra-comunitari tardano ad arrivare. Il sistema di redistribuzione, violato in primis dai 4 di Visegrad, non hanno alcun futuro. Donald Tusk attende i prossimi incontri a Bruxelles con scetticismo e disapprovazione, pronto a sprecare nuovamente fiato nel tentativo di calmierare il traffico umano con soluzioni che arrivino alla radice dei flussi e non si limitino a chiudere frontiere e a impacchettare esseri umani. L’Austria temporeggia, i trafficanti no.

Articolo e Foto a cura di Andrea Mignogna

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