Mia mamma. Samantha, una ragazza di Imola, assieme alla mia famiglia sta vivendo  un vero e proprio incubo: la madre rischia che le venga amputata una gamba perché i medici, impegnati nell’emergenza coronavirus, non riuscirebbero a prendersi cura adeguatamente di lei.

Si chiama Samantha, è una ragazza di Imola e assieme alla mia famiglia sta vivendo  un vero e proprio incubo che ha deciso di raccontare a Fanpage.it. “Mia mamma, operata di tumore al colon l’anno scorso, aveva avuto delle piccole lesioni da decubito provocate dalle calze antitrombosi che le avevano fatto portare durante il periodo dell’allettamento (quasi 45 giorni)”.

Scrive Samantha:

“Mia mamma a gennaio 2020 aveva iniziato a fare chemioterapia e l’oncologo che la segue aveva detto che la terapia avrebbe potuto dare problemi di vascolarizzazione e che, se fosse stato così, avrebbe interrotto momentaneamente la terapia farmacologica per permettere alle lesioni di guarire.  L’oncologo aveva richiesto prontamente una consulenza al personale degli ambulatori chirurgici e loro avevano detto che mia avrebbe dovuto fare medicazioni/controlli presso loro ogni 10/15 per permettere all’escara di togliersi.
Durante il periodo che intercorreva tra una medicazione/controllo e l’altra in ambulatorio chirurgico, mia mamma era seguita dall’assistenza domiciliare che mandava un’infermiera a casa a fare medicazioni e da un altro dottore. Era stata vista successivamente in diabetologia e da lì, era stata presa in cura dall’ambulatorio del piede diabetico. Era stata richiesta un’angiografia e immediatamente dopo, una visita vascolare. Il chirurgo vascolare che l’aveva vista, con referto dell’angiologo alla mano, aveva scritto che, si proponeva eventualmente, al controllo successivo, arteriografia (questo il 13 febbraio).

Il 20 di febbraio avevo portato nuovamente mia mamma al controllo e il chirurgo vascolare, poiché aveva visto un lieve miglioramento in una lesione, consultandosi con l’oncologo (che aveva sempre sostenuto che prima dovevano guarire i piedi) aveva deciso di proseguire solamente con terapia antalgica e medicazione a giorni alterni. Mi era stato detto che l’arteriografia era un esame costoso, con un mezzo di contrasto ed era pesante da sopportare (mia mamma non ha nessuna insufficienza renale) una lesione era in miglioramento. Mia mamma viene medicata al lunedì; ci viene fissato un appuntamento per il venerdì seguente e poiché la distanza di giorni tra una medicazione era troppa (medicazioni a giorni alterni, come scritto sul referto) l’avevo portata al mercoledì dal dottore che la seguiva privatamente, in modo che la medicazione fosse fatta un giorno sì e uno no. Il 28 febbraio la diabetologa e l’infermiera che le avevano medicato le lesioni mi dicono di portare immediatamente mia mamma in pronto soccorso per farla ricoverare perché deve fare urgentemente un’arteriografia e una vascolarizzazione perché c’è una sofferenza dei tessuti. Chiedo a loro dove devo portarla e mi viene detto che o Imola o Bologna era indifferente.  Ma che doveva assolutamente fare arteriografia e vascolarizzazione. Chiamo il Sant’Orsola, spiego che arriviamo da Imola e che mia mamma deve fare arteriografia e vascolarizzazione urgenti, come detto dal medico di Imola e l’operatrice mi dice che sapranno loro in che reparto mandarla.
Dopo aver trovato parcheggio, torno in pronto soccorso e mia mamma dopo un po’ viene portata in reparto (venerdì 28 febbraio)
Non vedo un medico in visita da mia mamma per tutti i due giorni di permanenza (sabato e domenica) al lunedì mattina chiamo e chiedo della dottoressa di riferimento, in modo da poter avere notizie sullo stato di salute di mia mamma. Mi viene detto che per telefono non mi si può dire nulla perché potrei essere chiunque. Esco dal lavoro alle 16 con un permesso e mi dirigo a Bologna per poter parlare con la dottoressa F., che mi riceve in tarda serata.  Successivamente la Dr.ssa F. mi dice che è stata ridotta la dose di eparina a mia mamma, perché “scricciolo, è un donnino così piccolo e una dose così elevata di eparina ci sembrava eccessiva” . Le spiego che non va bene, che la dose che le stanno dando non è sufficiente e chiamo immediatamente il nostro mmg al quale dico tutto. Mi dice che la dose di eparina che stanno dando a mia mamma è insufficiente e che devono immediatamente ripristinarla alla dose che prendeva ad Imola. Faccio presente che mia mamma è allettata da giorni e per il problema che ha lei, restare allettata è deleterio. Chiedo quando mia mamma potrà fare arteriografia e vascolarizzazione poiché siamo lì per quello e la Dr.ssa F mi dice che nei prossimi giorni si terrà un meeting e parleranno del caso di mia mamma. Al Sant’Orsola le viene negata l’arteriografia perché è un esame invasivo, con un Mezzo di contrasto e potrebbe essere pericoloso e anche la vascolarizzazione. Propongo invece l’amputazione. Richiamo immediatamente il nostro medico il quale mi dice che mia mamma non ha problemi di insufficienza renale e visti gli esami, l’arteriografia la può fare senza problemi. Parlando con il medico si decide di farla dimettere per farla vedere da un alto specialista. Chiamo varie volte sia il nostro medico di medicina generale, sia il medico che stava curando le lesioni ed entrambi mi dicono di farla visitare da un altro chirurgo vascolare. (Informo della cosa la Dr.ssa di riferimento la quale mi chiede il nome del medico che visiterà mia mamma. Ovviamente non glielo dico e lei mi chiede se è di Bologna. E rispondo solo che no, non è di Bologna). Il venerdì andiamo in visita da questo medico, Dr. E, il quale dice che mia mamma può fare arteriografia e vascolarizzazione e prende appuntamento per farci andare a VILLA MARIA CECILIA HOSPITAL, una struttura di Cotignola. Andiamo lì al venerdì e il medico Dr. D.P.,con il quale avevamo appuntamento ci dice che non possono ricoverare nessuno perché, a causa del covid-19 hanno bloccato ricoveri e operazioni. Ora mia mamma è ricoverata ad Imola, sotto antibiotico e mi hanno detto che a causa delle infezioni vogliono amputare.
Sono disperata.

C’è il coronavirus ma le urgenze devono essere trattate.  Ho chiesto al nostro legale di fiducia di scrivere una diffida… Ma non credo sia sufficiente. Ieri, il Dr. G, che lavora al Sant’Orsola che aveva visto mia mamma la settimana scorsa ad Imola ha affermato che se voglio mia mamma può fare l’arteriografia, ma a Cotignola. A lui avevo risposto che se non c’è il “consenso” della Regione non si entra.
Lo stato di salute di mia mamma è da considerarsi urgenza, ma sembra che la salute delle persone non importi a meno che non sia in caso di coronavirus. Non si può essere malati di seria A e malati di serie B”.