Mamma scopre sangue sulle mutandine della figlia di 9 anni. Il pedofilo è stato condannato a 5 anni di reclusione, oltre al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori per un anno. Le violenze sulla piccola sarebbero durate almeno un anno, fino all’agghiacciante scoperta della madre della bimba. Tutto avveniva nella loro casa in Val di Magra.

Il mostro era il vicino di casa, 66 anni, del quale i genitori si fidavano ciecamente, tanto da affidargli la custodia dei figli quando si presentavano degli impegni che li costringevano ad assentarsi da casa.  Per la piccola Grazia, nome di fantasia, era come un nonno. O almeno questo credevano i familiari della piccola de La Spezia. Come riporta il Secolo XIX, l’uomo è stato ieri condannato a cinque anni di reclusione perché ritenuto responsabile del reato di violenza sessuale su minore, la bambina di neppure 10 anni. L’uomo, che non ha precedenti, rischiava fino a 9 anni per la continuazione del reato. Il giudice lo ha condannato anche ad un anno di misure di sicurezze. Cioè il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia su spostamenti e cambi di residenza. Dovrà inoltre riconoscere alla famiglia della bimba una somma provvisionale immediatamente esecutiva di 30 mila euro, oltre alle spese legali.

L’incubo è terminato quando la mamma di Grazia ha notato grandi macchie di sangue sulle mutandine della bimba. Le violenze sarebbero state commesse tra l’estate 2018 e il febbraio del 2019 nella loro casa in Val di Magra. Era lì che “il nonno” le palpava i genitali, fino a causarle la fuoriuscita di sangue. Ci sono voluti prelievi biologici dagli indumenti della giovanissima vittima, confrontati nell’indagine della genetista forense Marina Baldi, un incidente probatorio, la perizia psicologica per arrivare alla sentenza di ieri. In particolare la comparazione delle tracce di sangue e saliva ha escluso la possibilità che potesse esserci una responsabilità del padre della piccola.