Maltrattamenti. L’emergenza Covid19 ha fatto saltare alcune forme di tutela per minori e donne maltrattate. “Gli incontri genitori – figli in forma protetta nei consultori sono impossibili con gli assistenti sociali in smart working, così spesso le madri dei minori sono costrette a condurli a casa del genitore maltrattante, con rischi per la propria sicurezza e a volte addirittura in violazione di un divieto di avvicinamento”.

L’emergenza Covid19 ha fatto saltare alcune forme di tutela per minori e donne maltrattate. “Gli incontri genitori – figli in forma protetta nei consultori sono impossibili con gli assistenti sociali in smart working, così spesso le madri dei minori sono costrette a condurli a casa del genitore maltrattante, con rischi per la propria sicurezza e a volte addirittura in violazione di un divieto di avvicinamento”. Come si legge su governo.it, alla voce FAQ del Decreto ‘Io resto a casa’, “Sono consentiti gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore per condurli presso di sé”. Se questa disposizione da un lato preserva il diritto di tutti, dall’altro, però, contiene delle contraddizioni dovute alla situazione emergenziale che viviamo a causa della diffusione del Covid19.

Cosa dice il decreto

LimeMagazine.eu Maltrattamenti, bimbi non più tutelati negli incontri col genitore violento

Le contraddizioni: saltano le tutele ai minori
“È venuta a mancare in alcune regioni la possibilità di svolgere gli incontri genitore – figlio in luoghi neutri, alla presenza di assistenti sociali e personale addetto al controllo, perché in questi giorni alcuni gli operatori sono in smart working. Dunque, se per via di un procedimento penale a carico del genitore, il giudice ha disposto l’incontro con il minore in un luogo protetto e alla presenza di operatori sociali, non sempre questo è possibile – dice a Fanpage.it, Maria Pia Vigilante, vocato e presidente de La Giraffa Onlus nonché parte della rete Reama di Fondazione Pangea Onlus.”Come si traduce questa carenza in termini di disagio per il genitore che ha denunciato l’altro per lesioni o violenze, poniamo, la madre? Beh, in questi giorni molte donne sono costrette dal decreto a condurre i propri figli dal genitore maltrattante, a casa, poiché non vi sono possibilità che possa incontrare il figlio altrove in presenza di personale formato. La madre corre un rischio, laddove sia stata precedentemente vittima di violenza da quest’uomo e spesso di trova nella condizione di violare il divieto di avvicinamento emesso dal tribunale in sua tutela, a carico dell’uomo”.

L’impegno del Ministro Bonetti
Come si può uscire da questa empasse è materia su cui in questi giorni sta lavorando il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che si è confrontata con le associazioni. “Sappiamo che il ministro si sta muovendo per attenzionare questo problema al Ministero della Giustizia – dice Simona Lanzoni, vicepresidente Fondazione Pangea Onlus – Non vogliamo negar a nessuno il diritto di visita dei propri figli, siamo solo preoccupare su come tutelare la sicurezza delle madri e dei bambini, rispetto a situazioni di maltrattamento inoltre sappiamo che la ministra sta lavorando per intensificare l’assistenza alle vittime di violenza che in questi giorni di convivenza forzata hanno bisogno di aiuto. Ha infatti annunciato la collaborazione con la ministra Lamorgese dell’interno per attivare i prefetti alla ricerca di nuovi immobili adibiti a case rifugio. Inoltre il tema dei fondi e della collaborazione tra Dpo e Regioni rimane aperto. Quello che ci preme chiedere, tuttavia – conclude Lazoni – e per questo ci rivolgiamo al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sono orientamenti chiari e omogenei per tutte le regioni in caso di procedimenti che coinvolgano minori e madri. Non si tratta solo di tutelare il diritto alla salute di tutti – ribadisce – ma anche di impedire che madri e bambini vittima di violenza vengano rivittimizzati da questa emergenza”.