Mafia Capitale. Tra i principali protagonisti dell’inchiesta di Mafia Capitale, Massimo Carminati è uscito dal carcere di Oristano e tornato libero, dopo cinque anni e sette mesi di detenzione per scadenza dei termini. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’associazione con a capo Buzzi e Carminati non era un’organizzazione di stampo mafioso.

Massimo Carminati è uscito dal carcere di Oristano e tornato libero dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione. Come riporta Adnkronos, la scarcerazione per uno dei principali protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale è libero per la scadenza dei termini di custodia cautelare a seguito di tre rigetti della Corte d’Appello. Carminati è stato condannato a 14 anni e 6 mesi di reclusione per l’inchiesta Mondo di Mezzo. “Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo posto alla Corte d’Appello e che tutela un principio di civiltà sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà”, così all’Adnkronos l’avvocato Cesare Placanica che assieme a Francesco Tagliaferri difende il Cecato. Carminati è stato riconosciuto al vertice di due distinte associazioni a delinquere: la prima con Salvatore Buzzi finalizzata alla corruzione e la distrazione di risorse pubbliche garantendosi appalti e commesse pubbliche, la seconda con base al “benzinaio di Corso Francia” per un’altra serie di attività delittuose legate soprattutto a prestiti e recupero crediti. Da quanto si apprende Alfonso Bonafede, ha delegato l’ispettorato generale del Ministero della Giustizia a svolgere gli accertamenti preliminari in merito alla scarcerazione, per verificarne la legittimità.

Mafia Capitale non è mafia: la sentenza di Cassazione
La Corte di Cassazione, con successiva sentenza, ha stabilito che l’organizzazione con a capo Buzzi e Carminati non era un’organizzazione mafiosa ma un’associazione a delinquere “semplice”, rinviando alla celebrazione di un nuovo processo in Corte d’Appello. Nell’ottobre dello scorso anno, caduta l’accusa di associazione mafiosa, a Carminati era stato revocato il regime carcerario duro del 41 bis. “La Corte, senza affatto negare che sul territorio del comune di Roma possano esistere fenomeni criminali mafiosi, come questa Corte ha avuto modo di affermare, ha spiegato che i risultati probatori hanno portato a negare l’esistenza di una associazione per delinquere di stampo mafioso: non sono stati infatti evidenziati né l’utilizzo del metodo mafioso, né l’esistenza del conseguente assoggettamento omertoso ed è stato escluso che l’associazione possedesse una propria e autonoma ‘fama’ criminale mafiosa”, così gli ermellini hanno sintetizzato le motivazioni della sentenza.

Massimo Carminati e il ‘Mondo di Mezzo’
“È la teoria del mondo di mezzo, compa’… Ci stanno, come si dice, i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici ‘cazzo, com’è possibile che quello…’: le persone di quel tipo, di qualunque ceto, si incontrano tutte là e anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno”. Così in un’intercettazione dei Ros dei carabinieri Carminati spiegava cos’è era per lui il Mondo di Mezzo, una definizione che poi darà il nome all’inchiesta che il 4 dicembre del 2014 scoperchierà quel verminaio di corruzione intrecci tra politica, funzionari pubblici, imprenditori ed elementi criminali in grado di direzionare milioni di appalti pubblici, che avrebbe cambiato come uno tsunami da un giorno all’altra la città di Roma e la sua vita politica, sociale, economica.

Il Cecato: dai Nar a Mafia Capitale la carriera di Carminati
Massimo Carminati ha una lunga carriera criminale, a lungo in bilico tra criminalità comune e terrorismo politico. La fiction Romanzo Criminale, in cui il personaggio del Nero è ricalcata pedissequamente sulla sua figura, e successivamente il Samurai di Suburra, ne hanno fatto un personaggio in cui è difficile discernere fiction e realtà Quel che è certo è che Carminati è stato protagonista di diversi ‘misteri italiani’ (come l’omicidio di Mino Pecorelli per cui è stato assolto), riuscendo quasi sempre a uscire indenne dalle aule giudiziarie, militante neofascista dei Nar di Mambro e Fioravanti e allo stesso tempo criminale ‘comune’ con la Banda della Magliana. Un curriculum criminale, un prestigio, che gli ha permesso di presentarsi come elemento di mediazione degli equilibri tra gruppi diversi a Roma, svolgere il ruolo di paciere grazie alle sue amicizie importanti, come quella con il boss della camorra Michele Senese.