Lo straziante addio degli amichetti a Vincenzo, aggrappati alla bara dell’11enne morto a Taranto

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Lo straziante addio degli amichetti a Vincenzo.

Lo straziante addio degli amichetti a Vincenzo. Fra i tanti scesi in strada per poter salutare per l’ultima volta il piccolo Vincenzo Semeraro i compagni di gioco del quartiere Tamburi. La foto in cui li si vede in lacrime aggrappati al carro funebre ha commosso l’Italia. Bimbi che già da piccoli sono costretti a vivere la morte di un amico e spesso anche la paura di ammalarsi e di morire.

In lacrime aggrappati a quel carro funebre con dentro la bara bianca di uno di loro, è la straziante immagine dell’ultimo addio degli amichetti a Vincenzo Semeraro, il ragazzino di 11 anni di Taranto morto martedì scorso dopo una lunghissima battaglia contro un linfoma linfoblastico primitivo nelle ossa. Nessuno di quei piccoli con cui aveva condiviso i pochi anni della sua breve vita ha voluto rinunciare all’ultimo saluto alla bara che ha attraversato quel quartiere Tamburi che li ha visti nascere e crescere vicino all’ex Ilva di Taranto.

Per volontà della famiglia, infatti, il carro funebre con la salma di Vicenzo, che si è spento all’ospedale Bambin Gesù di Roma dopo l’ultima battaglia contro il male, ha attraversato via Masaccio, nel quartiere Tamburi, prima di dirigersi verso il cimitero “San Brunone” per la sepoltura. In quella strada l’intera comunità di Tamburi si è stretta attorno ai genitori, mamma Tiziana e papà Francesco, ai quali non è mai mancato il sostegno  anche economico della comunità per affrontare le cure del piccolo.

Fra i tanti scesi in strada i compagni di gioco di Vincenzo che fin dal primo pomeriggio si erano riuniti accanto ad uno striscione e a delle candele in attesa di poter salutare per l’ultima volta l’amico. La foto in cui li si vede in lacrime aggrappati al carro funebre ha commosso l’Italia. Bimbi che già da piccoli sono costretti a vivere la morte di un amico e spesso anche la paura di ammalarsi e di morire.

“Vincenzo viveva esposto alle sostanze ad azione cancerogena certa immesse nell’aria dall’impianto siderurgico costruito a ridosso della città. È morto. Di tumore. Oggi. È plausibile ed è probabile che l’esposizione alle sostanze cancerogene abbia determinato o concorso a determinare il cancro che ha ucciso il bambino. La politica trasversalmente ha deciso che gli impianti devono rimanere in marcia. Altri bambini già in utero saranno esposti alle sostanze cancerogene immesse in ambiente dall’Ilva e questo li esporrà al rischio di ammalarsi e morire. Evidentemente non gliene importa niente a nessuno” ha denunciato la dottoressa Annamaria Moschetti, medico impegnato nella battaglia ambientale a Taranto.

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