L’idea del governo. Il governo sta studiando l’ipotesi di ridurre le ore di lavoro, senza però comportare una riduzione degli stipendi per i dipendenti. La misura avrebbe l’obiettivo di creare nuovi spazi nelle aziende e favorire nuove assunzioni, anche grazie all’ausilio dei fondi del programma Sure, istituito dall’Ue durante l’emergenza Covid.

Lavorare meno, lavorare tutti. Il principio è questo. E l’ipotesi è quella di una nuova misura che permetta agli italiani di lavorare meno a parità di stipendio. Un’idea che avrebbe l’obiettivo di aprire spazi per nuove assunzioni, grazie al sostegno dei fondi Ue. Sul tavolo di governo e maggioranza, secondo quanto riporta l’Adnkronos, c’è la possibilità di un pacchetto lavoro, da inserire nella legge di Bilancio, che comprenda anche una riduzione delle ore lavorative. Il provvedimento viene ritenuto dalla maggioranza come una misura ‘crea-occupazione’. Vediamo come potrebbe funzionare.

Come funzionerebbe la riduzione dell’orario di lavoro

Il principio è semplice: verrebbero ridotte le ore di lavoro, ma con un salario che rimarrebbe uguale. Come farlo? Attraverso l’ausilio dei fondi europei del programma Sure, istituito durante l’emergenza Coronavirus per fronteggiare il problema della disoccupazione dato dalla crisi sanitaria ed economica. Con una misura del genere si verrebbero a liberare spazi per nuove assunzioni. Un programma simile è allo studio anche in Francia e Germania, anche perché viene caldeggiato dallo stesso Sure. La Commissione europea dovrebbe poi verificare l’aumento della spesa pubblica connesso all’estensione dei regimi di riduzione dell’orario lavorativo. Si potrebbe, inoltre, pensare di applicare la misura anche ai lavoratori autonomi.

Il pacchetto lavoro nella legge di Bilancio
Questa misura non sarebbe isolata, ma dovrebbe essere inserita in una strategia più ampia, comprendente anche altri interventi per il mercato del lavoro. Uno di questi sembra essere rappresentato dall’obiettivo di far diventare strutturali le decontribuzioni per incentivare le assunzioni. Altro punto fermo potrebbe essere la riforma degli ammortizzatori sociali, peraltro già annunciata dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. In questo caso il traguardo da raggiungere è quello di uno strumento unico e universale. Tutte queste misure, insieme ad altre, dovrebbero finire in un collegato della legge di Bilancio, da approvare in Consiglio dei ministri entro metà ottobre insieme al Recovery plan nazionale.