Le varianti del Covid-19 preoccupano l’Europa, l’Ecdc: “Rischio di diffusione virus torna alto”

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Le varianti del Covid-19 preoccupano l’Europa, l’Ecdc: “Rischio di diffusione virus torna alto”.

Le varianti del Covid-19 preoccupano l’Europa, l’Ecdc: “Rischio di diffusione virus torna alto”. Secondo l’Ecdc, cioè il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, è allarme variante inglese nei 27 stati membri, con un rischio associato a un’ulteriore diffusione del contagio “attualmente valutato come alto per la popolazione complessiva e molto alto per gli individui vulnerabili”.

La circolazione delle varianti del Covid-19, ed in particolare di quella inglese, sta preoccupando non poco l’Europa. Al punto che per l’Ecdc, cioè il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio associato a un’ulteriore diffusione nei 27 stati membri, Italia inclusa, è “attualmente valutato come alto per la popolazione complessiva e molto alto per gli individui vulnerabili”, sottolineando che i Paesi dovrebbero accelerare le campagne di vaccinazione perché le mutazioni hanno “maggiore trasmissibilità” e potrebbero “determinare una maggiore gravità della malattia”.

Anche perché, sottolineano gli esperti, “i vaccini con licenza esistenti” potrebbero essere efficaci “solo parzialmente o in gran parte meno efficaci”, contro i nuovi ceppi del virus. La situazione epidemiologica, si legge ancora nel comunicato dell’Ecdc, “è motivo di grave preoccupazione in tutta l’Ue, con la maggior parte dei paesi che registra ancora tassi di contagio elevati o in aumento nei gruppi di età più avanzata”, aggiungendo che “sebbene l’introduzione del vaccino sia iniziata in tutti i paesi, rivolgendosi a gruppi prioritari in base al rischio di sviluppare malattie gravi (quindi anziani e residenti in strutture di assistenza a lungo termine), nonché di assistenza sanitaria e altri lavoratori in prima linea, è ancora ad uno stadio precoce per rilevare un impatto sulla mortalità o sui ricoveri per Covid-19″.

A preoccupare è soprattutto la cosiddetta variante inglese (B.1.1.7), più che la brasiliana e la sudafricana, ancora poco diffuse: dal 21 gennaio scorso quasi tutti i Paesi europei hanno osservato un aumento sostanziale dei contagi legati a questo ceppo del virus. In alcuni, addirittura, come l’Irlanda, questo è diventato il ceppo dominante di Sars-Cov-2, e, sulla base delle traiettorie di crescita osservate, molti altri paesi si aspettano una situazione simile nelle prossime settimane, con un aumento significativo dell’incidenza. Il che ha comportato anche un aumento dei ricoveri, un sovraccarico dei sistemi sanitari e un eccesso di mortalità. B.1.351 è anche associato a una maggiore trasmissibilità. Per questo, è il monito del Centro, non bisogna allentare troppo prematuramente le misure di contenimento. “Raccomandiamo agli Stati membri di continuare a sviluppare o aumentare le loro capacità di sequenziamento insieme a misure complementari come test, ricerca dei contatti, isolamento dei casi e messa in quarantena dei loro contatti”, ha detto la direttrice dell’Ecdc Andrea Ammon. La chiusura delle scuole, ricorda l’Agenzia, dovrebbe rimanere una misura di ultima istanza, strutturata in base all’età degli studenti, dai più grandi ai più piccoli. La stanchezza da pandemia, cioè la mancanza di motivazione nel seguire le misure protettive, “sembra aumentare in alcuni contesti, e questo deve essere affrontato con urgenza se si vogliono evitare ulteriori ondate di infezione”.

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