Le donne di Kabul sfidano i Talebani e protestano in piazza: “Ci siamo anche noi”

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Le donne di Kabul sfidano i Talebani e protestano in piazza.

Le donne di Kabul sfidano i Talebani e protestano in piazza. Un gruppo di donne è sceso in strada a Kabul alzando cartelli scritti in inglese in cui si legge: “Ci sono anche le donne afghane”. Masih Alinejad, giornalista e attivista, ha commentato le immagini definendo “coraggiose” le donne che protestano: “Stanno semplicemente chiedendo il riconoscimento dei loro diritti”

La conquista di Kabul da parte dei talebani sta sollevando enormi preoccupazioni per il destino delle donne, che ora rischiano di perdere le libertà e i diritti faticosamente conquistati negli anni. Nonostante il nuovo regime abbia rassicurato la comunità internazionale che intende garantire il diritto all’istruzione femminile, attiviste e giornalisti temono che le donne paghino il prezzo più alto del ritorno dei talebani. Un gruppo di donne però ha coraggiosamente sfidato i talebani scendendo in piazza con dei cartelli per chiedere di non essere dimenticate.

“Chiedono il diritto al lavoro e a una vita sicura”

Un gruppo di donne è sceso in strada a Kabul alzando cartelli scritti in inglese: “There are Afghan Women”, si legge in uno di questi, cioè: “Ci sono anche le donne afghane”. Anche se non citano mai direttamente i talebani, stanno rivendicando la loro esistenza agli occhi di un regime che rischia di ignorarle. Richard Engel, corrispondente della Nbc, ha ricondiviso le immagini della protesta su Twitter spiegando che le dimostranti chiedono “lavoro, educazione e diritto alla partecipazione politica” . Masih Alinejad, giornalista e attivista, ha commentato le immagini definendo “coraggiose” le donne che sono scese in piazza con i cartelli: “Stanno semplicemente chiedendo il riconoscimento dei loro diritti: il diritto al lavoro, all’istruzione e alla vita politica. Il diritto a vivere in una società sicura. Spero che sempre più donne e uomini si uniscano alla protesta”.

I talebani invitano le donne a lavorare per il governo (ma secondo la Sharia)

Nelle stesse ore, i talebani hanno annunciato un’amnistia e hanno invitato le donne a continuare a lavorare per il governo, ma “secondo le regole della Sharia”, cioé la legge islamica. Gli attivisti però denunciano rastrellamenti casa per casa, bambine e ragazze portate via dalle strade come “bottino di guerra”. Nel mirino ci sarebbero soprattutto giornaliste, interpreti e professioniste che hanno lavorato con gli occidentali e che ora nascondono ogni prova del loro coinvolgimento. Universitarie e adolescenti cancellano i loro profili social e ogni testimonianza della loro “vecchia” vita. Sono ragazze che non hanno conosciuto la vita sotto al regime dei talebani prima del 2001: la stringente interpretazione della legge islamica imponeva alle donne di coprire completamente il corpo e di uscire di cose solo in compagnia di un parente di sesso maschile. Era proibito inoltre alle donne di andare a scuola o di lavorare fuori casa, per non parlare del diritto al voto. Tutto questo ora rischia di ripetersi. In questo contesto si colloca la protesta delle donne a Kabul, che si sono volontariamente esposte a ritorsioni: dalle immagini non si registra alcuna traccia di violenza a loro danno, ma il clima non è certo dei più favorevoli.

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