Lara Lugli, la pallavolista citata per danni dal club dopo essere rimasta incinta

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Lara Lugli, la pallavolista citata per danni dal club dopo essere rimasta incinta.

Lara Lugli, la pallavolista citata per danni dal club dopo essere rimasta incinta. Lara Lugli ha 41 anni, è una pallavolista ed è diventata protagonista di una storia che dimostra quante volte ancora oggi i diritti femminili continuino a essere calpestati. Dopo aver annunciato di essere incinta, il club per cui lavorava non solo ha risolto il contratto ma l’ha anche citata per danni.

Si chiama Lara Lugli, ha 41 anni e nella vita è sempre stata una pallavolista. Alla vigilia della Festa della Donna, una ricorrenza che ha voluto celebrare non solo la forza del sesso femminile ma anche tutti i passi avanti fatti in tema di parità di genere, si è servita dei social per denunciare una terribile vicenda di cui è diventata protagonista. Nella stagione 2018-19 aveva un contratto con il Volley Pordenone ma, nel momento in cui ha comunicato di aspettare un bambino alla società, quell’accordo è stato risolto. Incredibilmente, però, non è questa la cosa peggiore della sua storia. Appena un mese dopo l’accaduto, ha avuto un aborto spontaneo e, oltre a non essere stata pagata per il suo ultimo mese di lavoro, è stata anche citata per danni: la società sostiene che avrebbe dovuto comunicare in anticipo il suo desiderio di mettere su famiglia.

La denuncia sui social
La pallavolista Lara Lugli ha spiegato tutto l’agghiacciante accaduto con un post condiviso su Facebook, al quale ha allegato anche i documenti ufficiali inviatigli dalla società, così da dimostrare la veridicità delle sue parole. Nel post si legge:

Nel campionato 2018/2019 giocavo per la Asd Volley XXXXX, rimango incinta il 10/03 comunico alla Società il mio stato e si risolve il contratto. Il 08/04 non sono più in stato interessante per un aborto spontaneo. Questa la breve storia triste. Peccato che non sia breve poiché a distanza di due anni, vengo citata dalla stessa Società per DANNI, in risposta al decreto ingiuntivo dove chiedevo il mio ultimo stipendio di Febbraio (per il quale avevo interamente lavorato e prestato la mia attività senza riserve). Le accuse sono che al momento della stipula del contratto avevo ormai 38 anni (povera vecchia signora) e data l’ormai veneranda età dovevo in Primis informare la società di un eventuale mio desiderio di gravidanza, che la mia richiesta contrattuale era esorbitante in termini di mercato e che dalla mia dipartita il campionato è andato in scatafascio.

Alla Lugli è stato contestato non solo il fatto che il suo ingaggio fosse troppo elevato ma anche che a causa del suo stop la posizione in classifica della squadra fosse precipitata, spingendo gli sponsor a non assolvere più i loro impegni. Tanto è bastato per rendere “assurda” la richiesta di essere pagata per l’ultimo mese di lavoro.

“Una donna che rimane incinta non deve risarcire nessuno”
Lara è riuscita a farsi scivolare addosso anche questo ma quello che si chiede è: chi ha detto che una donna, una volta superata una certa età, debba necessariamente progettare l’arrivo di un figlio, rinunciando a qualsiasi altro obiettivo? Oggi la Lugli ha 41 anni e, nonostante il club per cui aveva firmato il contratto nella stagione 2018 la considerasse già “vecchia” all’epoca, continua a giocare e ad allenarsi. Certo, non sarà una giocatrice di fama mondiale, ma è certa del fatto che la sua storia potrà aiutare le atlete che in futuro si ritroveranno nella stessa situazione. Una donna che rimane incinta non arreca danno a nessuno, dunque non deve risarcire società e datori di lavoro. Tutti coloro che sostengono il contrario, appellandosi a presunti vincoli contrattuali, non fanno altro che calpestare i diritti femminili, l’etica e la moralità. Per quanto ancora le donne dovranno combattere per vedere il loro diritto alla maternità tutelato?

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