Laila, morta schiacciata da un macchinario a Modena, gli ispettori: “Operazione non sicura”

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Laila, morta schiacciata da un macchinario a Modena, gli ispettori. La macchina che ha ucciso l’operaia di 41 anni Laila El Harim era provvista di un doppio blocco di funzionamento meccanico, ma purtroppo azionabile, da parte dell’operatrice, soltanto manualmente e non automaticamente. “Ciò – secondo una relazione redatta dagli ispettori del lavoro di Modena -ha consentito un’operazione non sicura che ha cagionato la morte per schiacciamento”.

Laila El Harim – l’operaia di 41 anni che ieri mattina ha perso la vita a Camposanto, in provincia di Modena, presso lo stabilimento della ditta Bombonette, un’azienda specializzata nella produzione di cartone per packaging – potrebbe non essere morta a causa di un inevitabile incidente. Sull’ennesima tragedia in un luogo di lavoro andrà fatta piena luce e determinanti saranno i risultati delle indagini coordinate dalla Procura di Modena, che verranno condotte dai carabinieri. La donna, 40enne di origine marocchina ma residente in Italia ormai da molti anni, è stata dilaniata dalle ferite causate dalla fustellatrice dentro la quale è rimasta incastrata mentre lavorava, in un’area dello stabilimento Bombonette lontana da quella dove invece si trovavano i colleghi – circa 70 – che infatti sono intervenuti quando ormai era troppo tardi.

Le indagini

C’è un indagato per la morte di Laila El Harim. La procura di Modena, a quanto si apprende, avrebbe iscritto nel registro degli indagati il legale rappresentante dell’azienda stessa. Un’iscrizione che però sarebbe da considerarsi come atto dovuto per chiarire come siano andate le cose martedì mattina, quando l’operaia è stata trascinata e schiacciata da una fustellatrice. La macchina, secondo quanto emerso finora, era provvista di un doppio blocco di funzionamento meccanico, ma purtroppo azionabile, da parte dell’operatrice, soltanto manualmente e non automaticamente. “Ciò – secondo una relazione redatta dagli ispettori del lavoro di Modena -ha consentito un’operazione non sicura che ha cagionato la morte per schiacciamento”. Specifiche indagini da parte dei tecnici dell’Upg della Usl dovranno accertare la conformità del macchinario ai sistemi di sicurezza. Secondo fonti interne citate dal Corriere della Sera la fustellatrice sarebbe stata avviata in “modalità manutentiva” e non “lavorativa”, come invece avrebbe dovuto essere: ciò potrebbe aver impedito ai sensori di avviare lo stop automatico in caso di emergenza.

Quanto accaduto ieri riaccende i riflettori sulle morti bianche, che in questo 2021 stanno facendo registrare cifre record nel nostro Paese: “Dobbiamo constatare che gli infortuni sul lavoro, purtroppo anche con esiti mortali, continuano ad accadere nonostante i nostri numerosi appelli. Appena due mesi fa (il 4 giugno) – dichiara Domenico Chiatto, componente della segreteria Cisl Emilia centrale con delega alla salute e sicurezza sul lavoro – abbiamo promosso una manifestazione nazionale per fermare le stragi nei luoghi di lavoro. Già i dati del primo trimestre 2021 avevano rivelato, con la ripresa economica, un aumento dell’11% degli infortuni mortali nel nostro Paese, dovuto anche al tentativo di recuperare la produzione persa durante il lockdown. È indispensabile rafforzare la formazione e la cultura della sicurezza, ma anche l’azione di controllo e vigilanza”.  La Cgil ha annunciato una nuova mobilitazione. “È finito il tempo per le parole – ha dichiarato Manuela Gozzi, segretaria generale della Cgil Modena -, ora abbiamo bisogno di azioni concrete, di messa in campo di risorse da parte delle istituzioni e delle autorità competenti, e di interventi tutti finalizzati per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Il marito: “Tra un mese ci saremmo dovuti sposare”

In attesa che venga fatta chiarezza sulla dinamica della morte di Laila El Harim a parlare, in un’intervista rilasciata al Resto del Carlino, è il suo compagno Manuele: “Avevamo tante cose da fare ancora insieme, tanti progetti da realizzare: la casa al mare, i viaggi in Salento ma soprattutto il matrimonio. Poco più di un mese fa le avevo chiesto di sposarmi. Ora, invece, devo trovare le parole per dire alla nostra bambina che la sua mamma non c’è più”. L’uomo ora si aspetta che venga fatta giustizia: “Laila era esperta, sapeva ciò che faceva: ci eravamo conosciuti sul lavoro, in un’azienda di Rivara di Bomporto, dieci anni fa. Erano stati colleghi amici a presentarci e lei già allora aveva la stessa mansione nel reparto fustellatura. Da due mesi aveva iniziato a Camposanto  e aveva un ruolo di maggior responsabilità ma le piaceva tanto: è sempre tornata a casa la sera stanca ma col sorriso sulle labbra”.

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