La variante Covid della California si diffonde rapidamente: “Più contagiosa e forse più letale”

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La variante Covid della California si diffonde rapidament.

La variante Covid della California si diffonde rapidament. La variante CAL.20C, nota anche come B.1.429, si sta rapidamente diffondendo negli Stati Uniti ed è stata segnalata anche in Australia, Danimarca, Nuova Zelanda e Regno Unito. Caratterizzata dalla mutazione L452R a livello della proteina Spike, potrebbe essere del 40% più efficace nell’infettare le cellule umane. Osservata anche una maggiore percentuale di decessi sebbene gli effetti sulla gravità della malattia rimangano ancora incerti.

Una nuova variante del coronavirus, segnalata per la prima volta in California nel luglio scorso, si sta rapidamente diffondendo negli Stati Uniti ed è stata registrata anche in Australia, Danimarca, Israele, Nuova Zelanda, Singapore e Regno Unito.

La variante californiana del coronavirus
Denominata CAL.20C e nota anche come B.1.429, la variante virale era inizialmente stata isolata in un singolo caso nella contea di Los Angeles nel luglio 2020 ed è riemersa lo scorso ottobre nella California meridionale, da dove si è diffusa rapidamente in concomitanza con l’impennata invernale di casi.

Secondo quanto riportato dai ricercatori del Cedars-Sinai di Los Angeles in una lettera di ricerca pubblicata su JAMA, la nuova variante rappresenta quasi la metà degli attuali casi di coronavirus nella California meridionale, quasi il doppio rispetto a solo un mese fa. Nel frattempo, la prevalenza di questa variante è aumentata nel resto della California, dove costituisce circa un terzo dei casi totali, rilevata anche in Alaska, Arizona, Connecticut, Georgia, Hawaii, Maryland, Michigan, New Mexico, Nevada, New York, Oregon, Rhode Island, Carolina del Sud, Texas, Utah, Washington, Wisconsin, Wyoming e Washington DC. All’estero è stata trovata in Australia, Danimarca, Israele, Nuova Zelanda, Singapore e Regno Unito.

“Più contagiosa e forse più letale”

Ad oggi non è ancora stato completamente chiarito se la variante CAL.20C sia effettivamente più contagiosa del virus originario ma, riporta The New York Times, un nuovo studio del gruppo di ricerca guidato dal dottor Charles Chiu, virologo dell’Università della California di San Francisco, e non ancora pubblicato su riviste peer-reviewed, ha indicato che le persone risultate positive alla questa variante avevano il doppio della carica virale rispetto a coloro che erano stati infettati da precedenti versioni del virus. I ricercatori hanno analizzato 2.172 campioni di virus tra settembre 2020 e gennaio 2021, scoprendo che nonostante la variante non fosse presente all’inizio di settembre, nel mese di gennaio era diventata la predominante in California, con casi che raddoppiavano ogni 18 giorni.

Oltre a ciò, esaminando le cartelle cliniche di 308 casi di Covid-19 a San Francisco, il team del dottor Chiu ha osservato una maggiore percentuale di decessi legati alla variante californiana sebbene le limitate dimensioni del campione (solo 12 persone sono morte in totale) possano restituire un dato statisticamente non significativo. Inoltre, le analisi di laboratorio hanno rivelato che il nuovo ceppo è più efficace del 40% nell’infettare le cellule umane e potrebbe essere anche in grado di eludere la risposta immunitaria determinata da precedenti infezioni e dagli attuali vaccini anti-Covid. Tuttavia, l’effetto della variante sull’immunità sembrerebbe essere inferiore a quello della variante sudafricana (B.1.351).

La principale preoccupazione dei ricercatori ruota sugli effetti della mutazione L452R, una sostituzione presente all’interno del dominio di legame del recettore (RBD) della proteina Spike con cui il virus lega le cellule umane per penetrare al loro interno. Attualmente ci sono prove che questa mutazione, una delle tre a livello della proteina Spike che caratterizzano la variante CAL.20C, sia “resistente ad anticorpi monoclonali diretto contro la proteina Spike” spiegano gli studiosi su JAMA. “Poiché i risultati clinici devono ancora essere stabiliti, l’effetto funzionale di questo ceppo, per quanto riguarda l’infettività e la gravità della malattia, rimane incerto”.

 

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