La variante brasiliana sta reinfettando chi è già stato contagiato dal coronavirus: i rischi

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La variante brasiliana sta reinfettando chi è già stato contagiato dal coronavirus.

La variante brasiliana sta reinfettando chi è già stato contagiato dal coronavirus. Nuove ricerche condotte in Brasile, nella città di Manaus, stanno dimostrando che molti cittadini contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 durante la prima ondata della pandemia si stanno reinfettando a causa della variante brasiliana P.1. Le mutazioni che la caratterizzano mostrano infatti una certa capacità di eludere gli anticorpi neutralizzanti.

Tra le varianti emergenti del coronavirus SARS-CoV-2 che preoccupano di più gli esperti vi è sicuramente quella brasiliana, tecnicamente definita col nome di “P.1”. Gli scienziati ritengono sia emersa nel mese di novembre 2020 nella città di Manaus, in Amazzonia, e da lì avrebbe raggiunto diversi Paesi del mondo (Italia compresa). È caratterizzata da una ventina di mutazioni, tra le quali la più significativa è la E484K, precedentemente rilevata nella variante sudafricana e in alcuni casi di quella inglese. Questa mutazione posizionata sulla proteina S o Spike darebbe al coronavirus una certa capacità di eludere gli anticorpi neutralizzanti, sia quelli determinati dalle infezioni naturali che quelli innescati dal vaccino anti COVID. Il rischio, di conseguenza, è rappresentato da un’ondata di reinfezioni e da una riduzione nell’efficacia dei farmaci. Il drammatico scenario sarebbe già una realtà in Brasile, come dimostrano nuove indagini condotte proprio nella martoriata città di Manaus.

Tutto ha avuto inizio tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2021, quando nella popolosa città amazzonica (oltre 2,1 milioni di abitanti) i medici hanno cominciato a registrare un vero e proprio boom di contagi, che li ha colti letteralmente di sorpresa. La ragione risiede nel fatto che durante la prima ondata della pandemia di COVID-19, nella primavera del 2020, Manaus fu una delle città più colpite in assoluto del Brasile. Lo studio internazionale “Three-quarters attack rate of SARS-CoV-2 in the Brazilian Amazon during a largely unmitigated epidemic” pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Science, coordinato da scienziati dell’Imperial College di Londra e della Facoltà di Medicina dell’Università di San Paolo, ha determinato che circa i tre quarti degli abitanti di Manaus è stato infettato dal coronavirus durante la prima fase della pandemia. Un numero tale da poter persino garantire l’immunità di gregge nella comunità, come sostenuto dall’amministrazione locale. Tuttavia non si erano fatti i conti con la nuova, pericolosa variante, che nel giro di pochi mesi ha catalizzato una nuova ondata di infezioni nella città.

Dall’analisi dei campioni virali dei contagiati nelle ultime settimane, infatti, è emerso che all’inizio di gennaio ben l’87 percento di essi era stato colpito dalla variante brasiliana P.1, mentre a febbraio si è arrivati al 100 percento dei casi. La variante mutata ha praticamente soppiantato gli altri lignaggi, non solo grazie alla capacità di eludere almeno in parte gli anticorpi, ma anche a una maggiore trasmissibilità, che gli scienziati ritengono sia tra 1,4 e 2,2 maggiore rispetto al ceppo originale. Come indicato dal New York Times, a causa di queste caratteristiche della variante brasiliana, gli scienziati ritengono che tra cento cittadini infettati lo scorso anno tra i 25 e i 61 potrebbero essere stati reinfettati dalla P.1.

A sostegno di questa ipotesi la nuova ricerca “Levels of SARS-CoV-2 Lineage P.1 Neutralization by Antibodies Elicited after Natural Infection and Vaccination” guidata da ricercatori del Virology Research Centre – Ribeirão Preto Medical School dell’Università di San Paolo, che hanno esposto le particelle virali della variante brasiliana agli anticorpi di brasiliani infettati lo scorso anno. Dall’analisi è emerso che questi anticorpi avevano un’efficacia ridotta di ben sei volte rispetto a quella osservata contro altri ceppi del coronavirus. In parole semplici, in molti sarebbero esposti al rischio di reinfezione a causa di questa variante. “Sembra esserci un numero crescente di prove che suggeriscono come la maggior parte dei casi associati alla seconda ondata possano essere effettivamente casi di reinfezione”, ha dichiarato al New York Times il professor Nuno R. Faria degli atenei di Londra e San Paolo. Gli scienziati hanno anche testato gli anticorpi indotti dal vaccino anti COVID cinese “Coronavac” attualmente distribuito in Brasile, e hanno scoperto che contro la variante brasiliana hanno un’efficacia limitata.

Gli scienziati coinvolti in questi studi sottolineano che si tratta di indagini preliminari non ancora sottoposte a revisione paritaria, e ciò che viene osservato in provetta non è detto che si verifichi anche nel mondo reale. Tuttavia ribadiscono l’importanza di rispettare rigorosamente le misure anti contagio di base per difendersi da tutte le varianti in circolazione: indossare le mascherine, rispettare il distanziamento sociale e curare l’igiene delle mani. Al momento sono in atto limitazioni di viaggio dal Brasile proprio per contenere la diffusione di questa variante, ma nel nostro Paese – così come in altri – sono stati già individuati diversi casi, ed è dunque fondamentale spezzare la catena dei contagi per evitare che dilaghino.

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