La Procuratrice sul caso della bambina ucraina: “L’abbandono c’è, ma non è reato in Italia”

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La Procuratrice sul caso della bambina ucraina.

La Procuratrice sul caso della bambina ucraina. La Procuratrice dei Minori di Piemonte e Val d’Aosta Emma Avezzù sulla storia della bimba nata da maternità surrogata in Ucraina e lasciata lì dai genitori.

La bimba di 15 mesi avuta in Ucraina da una coppia italiana, che l’ha riconosciuta ma poi lasciata con una tata per 15 mesi, adesso è Italia e sta bene. “È collocata in una famiglia che vorrebbe e potrebbe adottarla – racconta il capo della procura dei minori di Piemonte e Valle d’Aosta Emma Avezzù – ma non è ancora una dichiarazione di adattabilità. Si chiama ‘Affido a Rischio Giuridico’ quindi al momento la bambina è accolta in una famiglia provvisoriamente, anche se questa famiglia ha già i requisiti per adottarla eventualmente in futuro”.

La coppia di italiani che sono formalmente genitori della bambina sono stati convocati dal tribunale. Non hanno ancora avuto modo di chiarire la loro posizione anche se, spiega la procuratrice Avezzù, “verosimilmente è una maternità surrogata, ma questo non costituisce reato penale”.

“Da questo punto di vista – puntualizza la procuratrice Avezzù – il reato non è perseguibile in Italia perché è stato commesso all’estero.  Questo vale sia per la maternità surrogata che per l’eventuale alterazione di stato. Sappiamo che molto spesso il bambino che nasce è figlio di uno solo dei genitori, di solito dell’uomo che fornisce il materiale genetico, ma al rientro in Italia questo bambino è tecnicamente figlio di entrambi i genitori”.

L’alterazione di stato, consentita in Russia e in Ucraina, consente a tutti e due i componenti della coppia di diventare formalmente genitori del bambino avuto con maternità surrogata. “Per la legge dell’Ucraina e della Russia – puntualizza Emma Avezzù – quando c’è il patrimonio genetico di uno dei due ‘committenti’ anche se è un termine brutto da utilizzare, si è rispettata la legge del luogo e il bambino o la bambina sono figli loro, questo perchè sono Stati in cui la surrogazione è consentita. La situazione è simile a quando un uomo va in un altro paese e fa un figlio con una donna del posto e lo riporta in Italia”.

Anche se tecnicamente non c’è reato penale, rimane il profilo civilistico legato all’abbandono di minore. La coppia italiana, residente nella zona di Novara, non è ancora stata ascoltata dal Tribunale dei Minori, ma esistono dei documenti in Ucraina che comprovano che è figlia loro, nata verosimilmente con maternità surrogata.

“Questi genitori – spiega la procuratrice Avezzù illustrando le tesi della Procura dei Minori – l’hanno commissionata e non se la sono portata in Italia quindi direi che l’abbandono c’è, però non è perseguibile dal punto di vista penale. Al di là del fatto che è stato commesso all’estero, l’abbandono di minore per diventare un reato penale deve configurare una situazione di pericolo per la bambina, quindi si può sostenere che in questo caso i genitori committenti non l’abbiano abbandonata in una situazione di pericolo concreto, lasciandola nelle mani della signora ucraina che l’ha tenuta”.

Per la procura il comportamento di questa coppia è concludente, cioè indica una intenzione chiara: “Se la lasci lì tutti questi mesi… – commenta Emma Avezzù – poi bisognerà vedere cosa andranno a dire, io ipotizzo che tra tutte le motivazioni potrebbero anche dire che non sono andati a visitare il minore per colpa del Covid. In questo periodo molti genitori che hanno smesso di vedere i figli dicono che è perché c’era il Covid, un pretesto potrebbe essere quello lì. Non vorrei fornire loro una linea difensiva…”

A seconda di come risponderanno e di cosa deciderà il tribunale, la coppia di Novara potrebbe incredibilmente fare marcia indietro e riprendersi la bambina: “Allo stato attuale – ragiona Emma Avezzù – sono considerati genitori di questa bambina, quindi il Tribunale dovrà verificare se questo comportamento concludente dimostra uno stato di abbandono o no, su questo dovrà motivare. Io la mia idea abbastanza chiara di quello che è successo ce l’ho”.

La Procuratrice sul caso della bambina ucraina.

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