Il social ha informato i suoi utenti su come fare per monitorare le applicazioni che hanno accesso ai nostri dati e ha semplificato la procedura per eliminarle. Una delle tante risposte allo scandalo Cambridge Analytica

L’avete ricevuta anche voi? Facebook sa di essere nel torto. E di aver deluso tanti dei suoi utenti dopo lo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica. Sta quindi cercando di sistemare le cose, nonché di riconquistare la fiducia (tradita). Ecco, questo messaggio che sarà apparso a molti utenti negli ultimi giorni va proprio in quella direzione. In grassetto: «Protezione delle tue informazioni». Poi la spiegazione — dopo un retorico «Sappiamo quanto sia importante che i tuoi dati siano al sicuro» — di come sono state semplificate le opzioni per monitorare e modificare l’elenco di app che hanno accesso alle informazioni sul nostro profilo. Proprio come quella utilizzata da Cambridge Analytica. Quando vedrete (o se avete già visto) la notifica, potete seguire il link “Impostazioni” e modificarle. Ecco come.

Come eliminarle (ora è più facile)

È bene sapere a quali applicazioni abbiamo già dato il nostro consenso per il Log in con Facebook. Sono azioni che facciamo senza pensare. Ma, come insegna il caso della Cambridge Analytica, anche dietro un gioco o un test di personalità può nascondersi un furto di preziose informazioni utilizzate per scopi addirittura politici. Per farlo, bisogna aprire il social network da dektop e aprire le «Impostazioni». Cliccando sul tasto «App», scopriremo quali software possono accedere ai nostri dati. Mentre da mobile, sempre entrando nel menù, scorrere fino a «Impostazioni», poi «impostazioni dell’account» e quindi «App». Noi ne abbiamo contate — prima di Cambridge Analytica — 243 nel nostro profilo, che vanno da applicazioni per lo smartphone a gruppi, giochi e app integrate nello stesso social network. Prima dello scandalo, per eliminarle la procedura era lunga e noiosa. Bisognava portare il mouse su ogni singola app e cliccare sulla «X» che compariva a fianco. Una per una. Ora Facebook ha reso la procedura più semplice e veloce. Compare di default un quadratino a destra che si può spuntare. Selezionate le applicazioni che non ci piacciono, basta premere il tasto «Rimuovi». Il social ha inoltre creato altre opzioni più dettagliate e ordinate. Possiamo vedere, oltre che l’elenco dei software che hanno accesso alle nostre informazioni, anche a quali abbiamo dato la possibilità di inviare a noi o ai nostri amici notifiche. Poi monitorare la privacy di contenuti che abbiamo condiviso in tempi meno recenti. Ed evidenzia che «App usate da altri» — «impostazioni non aggiornate e che valevano solo per una versione meno recente della nostra piattaforma», scrivono — non esistono più. C’è l’elenco di tutto. Delle applicazioni scadute (quelle che non usiamo da tanto e a cui quindi è stato bloccato l’accesso) e quelle che sono state definitivamente rimosse. Come è cambiato il nostro profilo, quello da cui stiamo facendo la prova? Di app attive ne è rimasta solo una. Quelle scadute sono dieci. Tutte le altre — quindi 232 — sono state rimosse.

Cosa potevano vedere queste app

Intanto vediamo quali informazioni abbiamo consegnato — probabilmente in modo involontario — a queste applicazioni prima delle nuove impostazioni. Sono pagine o software su cui siamo entrati magari anche anni fa e di quindi magari nemmeno ci ricordiamo. Per esempio la Strategic Communication Laboratories raccoglieva dati già da tre anni. E chi si ricorda, a distanza di mesi, di aver passato il tempo facendo un test di personalità? Per esempio, tra le 243 applicazioni che avevamo trovato sul nostro profilo, c’era «Calcolo del QI, quoziente intellettivo e della cultura generale», che aveva accesso al nostro profilo pubblico, nonché alla lista dei nostri amici, alle relazioni che abbiamo segnalato su Facebook, al nostro compleanno, alle nostre attività lavorative, agli aggiornamenti di stato, all’istruzione, agli eventi segnati nel calendario, alla città di origine, alla città attuale, a tutte le foto che abbiamo caricato sul social o dove siamo stati taggati, all’orientamento politico e religioso, a tutti i nostri video, a qualsiasi «mi piace» abbiamo messo. Non solo: poteva accedere ai gruppi che gestiamo e inviarci notifiche. E l’applicazione ha avuto il permesso di vedere questo prezioso tesoro di dati proprio da noi. A parte il «profilo pubblico» — obbligatorio — tutto il resto era facoltativo, e cliccando sul «tic» a fianco possiamo immediatamente fermare lo «spionaggio». E adesso? L’unica applicazione ancora attiva è Spotify. Clicchiamo sull’icona e vediamo che, senza nessun intervento, l’applicazione ha accesso a tutte le nostre informazioni pubbliche (questo rimane obbligatorio), alla lista degli amici, compleanno, mail. Gli abbiamo anche dato la possibilità di pubblicare post a nome nostro (ma l’opzione si può deflaggare). Facebook ha anche chiarito meglio tutto ciò che l’app è in grado di fare nel momento in cui le permettiamo di vedere il nostro profilo. In fondo, c’è anche la possibilità di ricevere assistenza se ne abbiamo bisogno.

Gestire la privacy su Facebook

È fondamentale essere consapevoli di ciò che è privato e di ciò che è pubblico sul nostro profilo Facebook. Anche perché, qualsiasi Log In facciamo e per quanto controllato sia il consenso dell’accesso alle informazioni che diamo, la visione di questa parte del nostro account è permessa in modo obbligatorio. Per modificare le impostazioni, andiamo nel menù «Impostazioni» e clicchiamo su «Privacy». Ogni dato che lasciamo su «Tutti» sarà fornito direttamente anche alle applicazioni su cui ci logghiamo su Facebook. Consigliabile quindi mettere l’opzione «Amici», le persone con cui abbiamo scelto di condividere la bacheca. Ed evitare il più possibile di regalarli a «terzi». Per quanto riguarda le informazioni del nostro profilo, qui si può scegliere cosa rendere pubblico e cosa no. A fianco compare l’icona a forma di mondo o a forma della sagoma di due omini per capire se abbiamo scelto «Tutti» o «Amici». Stessa cosa per ogni post che condividiamo in bacheca: si può selezionare il livello di privacy. Gli unici dati obbligatoriamente pubblici sono l’immagine di copertina e il nome. Una nuova immagine del profilo verrà in automatico messa come pubblica, ma se ne può modificare la visibilità subito dopo. Per fare un controllo su come appare il profilo a chi non è nostro amico basta cliccare, nella versione desktop, sui tre puntini in basso a destra della foto di copertina e premere su «Visualizza come».

 

Una delle (tante) risposte dopo Cambridge Analytica

«Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e, se non ci riusciamo, non meritiamo di servirvi», ha scritto Zuckerberg sul suo profilo giorni dopo la diffusione della notizia che, attraverso un’app di un sondaggio, la società Cambridge Analytica aveva raccolto le informazioni di 87 milioni di profili e le aveva sfruttate per creare pubblicità mirate e politicizzate per influenzare la campagna elettorale americana e quella britannica sul referendum per la Brexit. Si è messo a disposizione del Congresso americano — dove è stato torchiato per dieci ore in due giorni da domande sul funzionamento del social network e su come prevede di cambiarlo — ha anche annunciato che farà di tutto per «aggiustarlo». Ma ci potrebbero volere anni. Intanto, la maggiore chiarezza nelle impostazioni dedicate alle app a cui ci siamo loggati. Poi, ha spiegato, i controlli sui software «abilitati» saranno maggiori. Verranno esaminate tutte quelle esistenti e li limiterà l’accesso ai dati personali. Gli sviluppatori dovranno anche firmare un contratto dove si impegnano a chiedere l’autorizzazione agli utenti per qualunque operazione.