La guerra alle spalle. Non siamo costretti a stare a guardare quello che accade al confine tra Grecia e Turchia, dove migliaia di profughi siriani vengono respinti a manganellate. Possiamo promuovere l’apertura di corridoi umanitari nei comuni italiani. È già stato fatto, su proposta di un gruppo di cittadini, nelle Marche. E una famiglia siriana fuggita dalla guerra ha potuto ricominciare a vivere.

La guerra dietro le spalle. I fili spinati, i manganelli e i gas lacrimogeni davanti. E’ questa, in sintesi, la sorte che stanno vivendo decine di migliaia di profughi siriani al confine tra la Turchia e la Grecia. Uomini, donne e bambini usati di fatto come “merce di scambio” tra Unione Europea e Turchia dopo la decisione del presidente Recep Tayyip Erdogan di stralciare l’accordo del 2016 firmato con Bruxelles, un patto in cui Ankara si era impegnata a trattenere sul suo territorio i rifugiati che fuggivano dal conflitto siriano, mentre L’UE a versare nelle sue casse sei miliardi di euro per fronteggiare l’emergenza. Da giorni la Turchia ha deciso di riaprire la rotta balcanica e migliaia di persone stanno cercando di oltrepassare il confine per arrivare in Grecia e chiedere la protezione internazionale. Le immagini che arrivano dal confine tra Turchia e Grecia – e in particolare dall’isola di Lesbo, dove tentano di sbarcare molti profughi – sono agghiaccianti: agenti di polizia in assetto anti sommossa picchiano senza pietà uomini, donne e bambini mentre le motovedette della guardia costiera ellenica non esitano a speronare i barconi su cui viaggiano ammassati centinaia di siriani. L’Europa dei diritti umani, quella nata sulle ceneri del nazismo e del fascismo, muore a ogni manganellata e a ogni candelotto di gas lacrimogeno sparato per allontanare una persona in fuga dalla guerra. L’Europa muore anche nelle parole pronunciate due giorni fa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Grazie alla Grecia per essere il nostro scudo”.

Cosa sono i corridoi umanitari

 

LimeMagazine.eu La guerra alle spalle, i manganelli davanti: salviamo i profughi siriani coi corridoi umanitari

Di fronte a questo desolante scenario, però, la società civile non è costretta a restare a guardare. Migliaia di persone danno ogni giorno il loro sostegno alle ONG attive in Grecia nel soccorso ai migranti, ma è possibile fare anche molto altro per aiutare i profughi siriani. Posto che risposte significative possono essere date solo dai governi nazionali e dalle istituzioni europee, anche i singoli cittadini possono fare la loro parte impegnandosi per attivare un corridoio umanitario, sollecitando il proprio comune di residenza a farsi carico – seppur in minima parte – del problema. Ciò è già possibile grazie a Mediterranean Hope, programma organizzato da FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese. Obiettivo dei corridoi umanitari è, esplicitamente, “evitare i viaggi dei profughi con i barconi della morte nel Mediterraneo, combattere il business degli scafisti e dei trafficanti di uomini, donne e bambini, concedere a persone in condizioni di vulnerabilità (ad esempio vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, donne sole, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario, e successiva presentazione della domanda di asilo e consentire di entrare in Italia in modo sicuro per tutti, sia per chi viene accolto che per chi accoglie”.

Ma come funzionano i corridoi umanitari? FCEI, Comunità di Sant’Egidio e Chiesa Valdese inviano sul posto (ad esempio in Libano) degli operatori, che prendono contatti diretti con i rifugiati e predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane le quali, dopo i controlli da parte del Ministero dell’Interno, rilasciano dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi quindi solo per l’Italia. Una volta arrivati nel nostro paese – legalmente e in sicurezza – i profughi possono presentare domanda di asilo.

L’esempio di Offida, la città terremotata che ha aperto un corridoio umanitario con la Siria
Un esempio virtuoso di corridoio umanitario su base comunale esiste già ed è quello di Offida, città marchigiana di 5mila abitanti che la scorsa estate ha accolto una famiglia siriana partecipando – per la prima volta in Italia – al progetto di Mediterranean Hope. L’iniziativa è nata tra un gruppo di cittadini che nel 2016 si impegnarono per fronteggiare l’emergenza del terremoto (anche Offida ha subito danni) raccogliendo aiuti per conto delle Brigate di Solidarietà Attiva, che li ha poi distribuiti in tutto il vastissimo cratere. Ebbene, questo gruppo di offidani pensò di estendere la solidarietà dai terremotati ai richiedenti asilo e propose all’amministrazione comunale di partecipare al programma dei corridoi umanitari di Mediterranean Hope. A seguire l’iter è stata la Federazione delle Chiede Evangeliche in Italia, che nel giugno scorso ha sottoscritto un accordo di partenariato con il Comune di Offida e l’associazione On The Road Onlus, a cui è stata demandata la gestione del progetto di accoglienza.

Il 30 giugno 2019 una famiglia siriana di tre persone – madre, padre e un bambino di 4 anni fuggiti dalla guerra e a lungo rifugiati in un campo profughi in Libano – è stata accolta ad Offida. Il nucleo è atterrato a Fiumicino a bordo di un normale volo di linea Alitalia. Nessun barcone, nessuna traversata dei Balcani, nessun pericolo. Federica Brizi, responsabile accoglienza della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ha ricordato che l’arrivo della famiglia in Italia “nasce dalla forte volontà dell’amministrazione comunale di Offida e dal comitato cittadino di cominciare un percorso di ospitalità all’interno dei corridoi umanitari. Abbiamo avuto modo di conoscerci, di sviluppare il percorso insieme, coinvolgendo l’associazione On the Road come partner fondamentale, data la loro esperienza nell’accoglienza. Ne è nata una esperienza di scambio e coinvolgimento. La realtà di un piccolo comune che si impegna così attivamente nel proporre e accogliere dà il senso di quell’accoglienza che chiamiamo diffusa e che vorremo venisse valorizzata nel nostro paese: l’accoglienza nasce dal coinvolgimento in prima persona, alcune tra le esperienze migliori proprio dall’interazione in piccole comunità”. A otto mesi dal suo arrivo la famiglia accolta ad Offida vive in un appartamento: il bimbo frequenta l’asilo e parla giù fluentemente l’italiano, mentre il padre e la madre presto avvieranno dei tirocini lavorativi. Il costo dell’accoglienza è stato sostenuto integralmente dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, senza nessun onere a capo dello stato o dell’amministrazione comunale.

LimeMagazine.eu La guerra alle spalle, i manganelli davanti: salviamo i profughi siriani coi corridoi umanitari

Organizzare un corridoio umanitario è quindi possibile. Non necessariamente occorre attendere che si muovano i governi, sempre più schiacciati dalla propaganda e dalla volontà di non scontentare pezzi di opinione pubblica. In Italia ci sono circa 8mila comuni: se anche una piccola parte di questi si organizzasse per accogliere una o più famiglie migliaia di profughi siriani potrebbero arrivare in Italia in modo legale e sicuro. E ricominciare finalmente a vivere.